Michael Burry ha lanciato un nuovo avvertimento che sta scuotendo gli investitori di tutto il mondo. L’uomo che divenne famoso per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008 e che fu reso celebre dal libro e dal film The Big Short sta osservando il mercato attuale con crescente preoccupazione.
Secondo Michael Burry il boom dell’intelligenza artificiale sta creando distorsioni simili a quelle vissute alla fine degli anni Novanta durante la bolla dot-com e lui sta agendo di conseguenza accumulando posizioni su titoli che ritiene sottovalutati e penalizzati dall’entusiasmo collettivo verso l’AI.
In un post pubblicato lunedì sera sul suo Substack Michael Burry ha descritto l’attuale ambiente di mercato dove interi settori e aziende internazionali vengono abbandonati mentre il capitale si concentra in pochi temi dominanti.
Le sue nuove scommesse
Ha aggiunto posizioni significative su MercadoLibre acquistando azioni nella fascia dei 1500 dollari e definendola una clean long-term winner penalizzata solo dall’esposizione internazionale. Ha inoltre incrementato le partecipazioni in Adobe in PayPal e in Zoetis mentre ha costruito una posizione completa in Lululemon.I dati citati da Michael Burry sono particolarmente preoccupanti. Secondo l’economista capo di Apollo Torsten Slok l’ottantasette per cento dei finanziamenti di venture capital è oggi diretto verso aziende legate all’intelligenza artificiale.
Le società AI rappresentano quasi la metà dell’emissione di bond investment grade e circa il 38% per cento dell’emissione di high-yield debt. Queste proporzioni ricordano in modo inquietante quanto accadde tra il 1999 e il 2000 quando le aziende internet e telecom dominavano il flusso di capitale. Più di 100 miliardi di dollari di debito investment grade emessi in quel periodo furono successivamente declassati a junk status entro pochi anni.
Il pericolo AI
Michael Burry non usa mezzi termini. Ha dichiarato testualmente che si tratta solo di una bolla sottolineando come l’emissione di debito inizi sempre in modo apparentemente sano per poi rivelare le sue fragilità. L’investitore ha paragonato l’attuale fase agli ultimi mesi della bolla del 1999-2000 quando gli investitori abbandonarono completamente l’economia tradizionale e i titoli internazionali per inseguire qualsiasi cosa avesse il prefisso dot-com. Oggi secondo lui sta accadendo lo stesso con tutto ciò che non è direttamente legato all’intelligenza artificiale.Il contesto macroeconomico nel quale arriva questo avvertimento è delicato.
Martedì è stato reso noto che il tasso di inflazione britannico è sceso al due virgola otto per cento ad aprile ma gli analisti si aspettano che il rallentamento sia di breve durata. Nel Regno Unito si discute già di possibili cambiamenti politici con figure emergenti che potrebbero spostare gli equilibri da Manchester a Westminster. Negli Stati Uniti invece il mercato azionario continua a essere trainato da un pugno di titoli tecnologici mentre il resto del listino soffre.
Una scelta di azioni selettiva
Michael Burry non è nuovo a questi allarmi. Già nelle scorse settimane aveva definito l’attuale mercato come gli ultimi mesi della bolla 1999-2000 e aveva consigliato di ridurre drasticamente le posizioni su qualsiasi titolo che stia salendo in modo parabolico. Il suo approccio consiste nel cercare valore dove gli altri non guardano.
MercadoLibre ad esempio è il gigante dell’e-commerce latinoamericano che domina un mercato in forte crescita demografica ed economica ma che viene trascurato a causa della percezione di rischio paese. Adobe mantiene una posizione dominante nel software creativo e produttivo nonostante la concorrenza. PayPal resta uno dei leader nei pagamenti digitali globali mentre Zoetis beneficia della crescente attenzione alla salute animale in un mondo con una classe media in espansione. Lululemon infine rappresenta un brand premium nell’abbigliamento sportivo con margini elevati e fedeltà dei clienti. Questi acquisti arrivano mentre Michael Burry continua a mantenere la sua famosa posizione corta su vari indici o settori che considera sopravvalutati anche se i dettagli esatti delle sue scommesse ribassiste non sono sempre pubblici.
La storia di Michael Burry è quella di un investitore controcorrente. Dopo aver chiuso il suo hedge fund Scion Capital con rendimenti straordinari si è dedicato anche a investimenti in acqua e altre asset class reali. La sua capacità di andare contro il consensus lo ha reso miliardario ma anche oggetto di critiche quando i tempi delle sue previsioni si sono rivelati sbagliati come nel caso di alcuni suoi allarmi post-pandemia.