Mentre Intuit e Salesforce perdono miliardi, CrowdStrike e Palo Alto fanno nuovi massimi. Il paradosso dell’AI

Guido Giaume

20 Luglio 2026 - 09:13

L’AI ha già iniziato a cancellare le licenze software: da gennaio titoli SaaS hanno perso decine di miliardi.

Mentre Intuit e Salesforce perdono miliardi, CrowdStrike e Palo Alto fanno nuovi massimi. Il paradosso dell’AI

Ogni mese, in un ufficio acquisti, qualcuno apre un elenco e aggiunge un nome.
Un dipendente in più, un accesso in più, la fattura del mese dopo cresce di una riga.
Il fornitore del software non manda un tecnico a installare niente: manda il conto, e il conto sale con il numero di persone che useranno quel programma.

Il 12 gennaio 2026 Anthropic mette sul mercato un agente che non chiede un accesso in più: apre file, legge la posta, esegue compiti dentro il computer al posto di chi prima doveva farlo a mano.
Nella stessa settimana i titoli del software venduto a postazione iniziano a scendere in Borsa. Entro febbraio le società che esportano software perdono insieme oltre decine di miliardi di dollari di capitalizzazione.

Da gennaio a oggi il conto è pesante e diseguale. Intuit, la casa di TurboTax, vale il 62% in meno rispetto al massimo di un anno fa: è tra i titoli che hanno perso di più in tutto il Nasdaq 100. Workday ha tagliato 400 posizioni nell’area che segue i clienti già in portafoglio. ServiceNow ha chiuso il primo trimestre con ricavi in crescita e ha alzato le previsioni per l’anno: il titolo vale comunque quasi il 20% in meno rispetto a inizio 2026. Salesforce cresce a doppia cifra e tratta a un multiplo sugli utili che sta un terzo sotto la media del settore software. SAP, che in Europa vende la stessa promessa per postazione, ha perso circa il 30% da inizio anno; Adobe tratta oggi a dodici volte gli utili attesi.

Non tutto il software è nello stesso elenco. In queste stesse settimane, mentre Intuit toccava il minimo da settembre 2020, CrowdStrike segnava un nuovo massimo delle ultime 52 settimane, e Palo Alto Networks il proprio record storico, quasi raddoppiato da inizio anno. Chi vende sicurezza informatica, chi protegge l’accesso, non chi lo fattura a postazione, sta all’estremo opposto della stessa fila.
A giugno, in un’altra industria, la Ford richiama circa 350 ingegneri che aveva lasciato andare. Il loro compito era passato ai programmi automatici di controllo qualità, ma senza la loro esperienza a correggerli certi errori di progettazione non venivano intercettati. Con gli ingegneri tornati al banco accanto ai programmi, non al posto loro, la Ford ha chiuso al primo posto nello studio sulla qualità iniziale di JD Power — 152 problemi ogni 100 veicoli, meglio di Nissan e di Buick, un risultato che non otteneva dal 2010.

Due industrie che non si parlano arrivano nello stesso semestre alla stessa scena: un compito tolto alle persone e affidato a un programma, poi restituito in parte alle persone perché da solo il programma non reggeva. Nell’auto il ritorno ha già un numero, una classifica pubblicata. Nel software il conto è ancora aperto: ad Atlassian, a marzo, è capitato per la prima volta che il numero di postazioni vendute scendesse invece di crescere, e l’azienda ha tagliato 1.600 persone, un decimo del proprio personale. Nessun trimestre ha ancora certificato quanti di quei nomi nell’elenco non torneranno davvero.

La domanda che gira sui titoli software da gennaio è: “quale nome dell’elenco verrà tolto per primo?” Quella più scomoda è un’altra: quando un’azienda toglie un nome dall’elenco, il lavoro che quel nome faceva sparisce, o torna a qualcuno, come è già tornato, quest’anno, in una fabbrica dell’auto?

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.