Matrimonio o convivenza: cosa scegliere? Conseguenze per i figli e vantaggi fiscali

Simone Micocci

21/11/2018

21/11/2018 - 16:02

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Scegliere tra matrimonio e convivenza non è semplice: nel primo caso i coniugi hanno più diritti, ma i vantaggi fiscali sono di meno. Per i figli, invece, non c’è alcuna differenza.

Sono sempre di meno le coppie che si sposano: ci sono diversi motivi, infatti, per cui, specialmente i giovani, tra matrimonio e convivenza preferiscono quest’ultima soluzione anche nel caso in cui dalla loro unione siano nati dei figli.

Spesso, però, i genitori non sposati vengono rimproverati di non avere a cuore il futuro dei propri figli. Infatti, secondo alcuni il figlio nato da una coppia non sposata non ha gli stessi diritti rispetto a quello nato all’interno di un matrimonio.

In realtà non è così e per questo è bene fare chiarezza sulla questione.

Dal 2012 in Italia non ci sono più differenze tra figli naturali nati fuori dal matrimonio e figli legittimi. Infatti, la legge 219/2012 e il D.lgs 154/2013 hanno equiparato lo stato dei figli di conviventi con quelli nati all’interno del matrimonio. Quindi, ad oggi, le uniche differenze tra matrimonio e convivenza riguardano esclusivamente i rapporti tra i due partner, mentre per i figli non cambia nulla.

Matrimonio e convivenza: nessuna differenza per i figli

La legge n°219 del 10 dicembre 2012 ha eliminato qualsiasi differenza esistente tra i figli nati all’interno del matrimonio e quelli di una coppia non sposata. Dal 2012, infatti, tutti i figli hanno lo stesso status giuridico.

Nel dettaglio, tutti i figli hanno gli stessi diritti ed entrambi i genitori hanno gli stessi doveri nei loro confronti. Quali sono i doveri di un genitore? Questi hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole, facendoli crescere in famiglia e mantenendo rapporti significativi con i parenti.

La legge 219/2012 ha riconosciuto anche per i figli nati fuori dal matrimonio un vincolo di parentela con tutti i parenti. Di conseguenza, se i due genitori verranno a mancare, il bambino non sarà messo in adozione ma verrà affidato ai nonni. Il vincolo di parentela vale anche per il fronte ereditario.

Nel caso in cui la convivenza venga interrotta, l’affidamento del figlio e il relativo assegno di mantenimento sarà deciso da un Tribunale Ordinario competente.

Matrimonio e convivenza: quali differenze per la coppia?

Anche se non c’è nessuna differenza tra matrimonio e convivenza per quanto riguarda i diritti dei figli, lo stesso non si può dire per i partner. Infatti, la legge italiana tutela maggiormente le coppie sposate attribuendogli alcuni diritti non previsti per le famiglie di fatto.

Ad esempio, se uno dei due coniugi non provvede alle spese della famiglia sarà perseguibile sia per le inadempienze verso i figli che per quelle nei confronti dell’altro coniuge. Invece, nel caso delle famiglie di fatto questo è responsabile solamente verso i figli.

Quindi, anche se il numero delle famiglie di fatto è in costante aumento, la normativa è ancora limitata e nonostante il Decreto Cirinnà colmerà alcune lacune, ci sono ancora delle differenze importanti tra matrimonio e convivenza:

  • in caso di decesso, la pensione di reversibilità viene riconosciuta ai figli, ma non all’altro convivente;
  • in caso di separazione, il genitore dovrà garantire un assegno di mantenimento ai figli, ma la legge non prevede nulla per l’altro partner;
  • in caso di morte, sono riconosciuti come eredi legittimi i figli, i genitori, i fratelli e le sorelle, ma non il partner (salvo il caso in cui ci sia un testamento che attesti il contrario);
  • per le coppie di conviventi non è previsto il regime patrimoniale della comunione dei beni.

Matrimonio e convivenza: cosa è cambiato con la Legge Cirinnà

Con l’approvazione della Legge Cirinnà che ha istituito le unioni civili sono stati fatti molti passi in avanti, in quanto sono state eliminate alcune differenze che c’erano tra matrimonio e convivenza.

Infatti, tramite la Legge Cirinnà sono stati introdotti dei diritti automatici, cioè che valgono a prescindere dalla stipula di un contratto matrimoniale.

Ad esempio, se uno dei conviventi è malato l’altro ha il diritto di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali.

Inoltre, in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, ogni convivente può designare l’altro come suo rappresentante. Oppure, se il partner proprietario della casa viene a mancare, l’altro può continuare ad abitarci per un periodo pari alla durata della convivenza (purché questa sia di almeno 2 anni).

Matrimonio o convivenza: qual è fiscalmente più conveniente?

Come ultimo aspetto vediamo quale tra matrimonio e semplice convivenza è più conveniente dal punto di vista fiscale. Ebbene, dovete sapere che il Fisco non “sorride” alle coppie sposate, visto che tra i due è sicuramente la convivenza ad essere più fiscalmente conveniente.

Prendiamo come esempio le agevolazioni e i benefici rivolti alle famiglie con ISEE basso; nel caso di due partner non sposati, ma comunque conviventi, i redditi non si cumulano ai fini del calcolo ISEE e di conseguenza questo risulterà più contenuto.

Beneficiare di bonus bebè, o anche di misure per il sostegno alla povertà, quindi, sarà certamente più semplice, così come l’essere esonerati dal pagamento del ticket sanitario per i figli.

Per lo stesso motivo ci sono anche vantaggi per gli ANF (assegni al nucleo familiari) calcolati sulla base del reddito del nucleo. Nel caso di due genitori non sposati, infatti, il reddito del genitore lavorativamente non dipendente non rientra nel reddito di famiglia.

Per non parlare poi di quelle famiglie che hanno necessitano di un alloggio popolare: dovete sapere, infatti, che in testa alle graduatorie figurano le persone sole con figli a carico. Lo stesso vale per le scuole dell’infanzia, dove gli enti assegnano un punteggio superiore ai figli di genitori soli.

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