Magistrati: nuove regole per l’uso di Facebook. E gli avvocati?

Magistrati e Facebook: in arrivo le nuove regole del Csm per evitare l’uso improprio dei social network. Quali sono invece le linee guida per gli avvocati?

Magistrati: in arrivo nuove regole per l’utilizzo dei social network come Facebook, Instagram e Twitter. Ci penserà il Consiglio Superiore della Magistratura, su specifica richiesta del Comitato di Presidenza che ha autorizzato l’apertura della pratica per la definizione della materia.

È molto importante infatti che la materia sia ben definita per evitare che si ripetano fatti come quello del PM di Trani, Michele Ruggiero, che su Facebook ha scritto un post, poi ripreso dal Blog di Grillo, in merito alla sentenza di assoluzione nell’ambito del processo rating:

“Sono stato lasciato solo. Evidentemente ci sono verità che è bene restino sullo sfondo. È davvero incredibile quanto talvolta ci si possa sentire soli nel fare il proprio dovere”.

Caso analogo quello del gip di Trieste, Giorgio Nicoli, che su Facebook si è sfogato criticando l’operato della presidentessa della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani:

“Questa presidente supponente e inconsistente lascerà dopo di sé il vuoto assoluto e credo che nessuno la rimpiangerà. Un errore della Storia e basta.”

Un post offensivo rimosso poco dopo e per il quale il gip di Trieste si è scusato prontamente. Per entrambi i magistrati è stata aperta una pratica in Prima Commissione competente sul trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale ma nel frattempo si sta cercando una soluzione per evitare l’uso scorretto dei social network da parte di questi professionisti.

Infatti, mentre per gli avvocati ci ha pensato il nuovo codice deontologico del 2014 a disciplinare le regole per l’uso del web e dei social network, lasciando comunque dei vuoti normativi, per i magistrati non ci sono regole specifiche e per questo da diverso tempo questi sono “liberi” di twittare a proprio piacimento anche su temi politici e non solo di sentenze e requisitorie.

Magistrati: nuove regole per l’uso dei Social Network

Con l’entrata in vigore delle nuove regole, che saranno stabilite di concerto dalla Prima Commissione (presieduta dal piddino Giuseppe Fanfani) e dalla Settima (Claudio Galoppi, togato di Magistratura Indipendente) i magistrati dovranno attenersi ad un codice etico per l’uso dei social network.

Niente più sfoghi politici, ma sarà comunque garantito il “rispetto dell’inviolabilità del principio della libertà di manifestazione del pensiero”.

La comunicazione dei magistrati su Facebook e sugli altri social network, però, dovrà avvenire:

  • nel rispetto dei principi deontologici;
  • con forme modalità tali da non ledere la credibilità della funzione.

Un importante intervento regolatorio reso necessario dagli ultimi avvenimenti, che sono solamente gli ultimi di una lunga serie di casi dove i magistrati si sono lasciati andare ad un uso improprio dei Social Network non rispettoso dei criteri di “misura” ed “equilibrio”.

Dopo le linee guida per le Forze Armate, quindi, arrivano quelle per i magistrati a conferma che l’utilizzo dei social network in Italia non è ancora regolamentato come dovrebbe, nonostante ormai sia entrato di diritto nella vita delle persone.

Quali sono invece le regole per gli avvocati? Ecco cosa ha stabilito il codice deontologico del 2014.

Avvocati: le regole per l’uso dei social network

Il nuovo codice deontologico del 2014 ha introdotto delle nuove regole per l’uso del web e dei social network da parte degli avvocati professionisti.

La normativa si è concentrata sull’utilizzo a fini pubblicitari dei social network; nel dettaglio il CNF ha stabilito che è ammesso l’utilizzo dei social network a scopo promozionale ma con la condizione che questo enunci chiaramente la propria qualità di avvocato.

In questo modo l’utente sa già di trovarsi sul profilo di un professionista e di conseguenza non è vittima di un’informazione fuorviante e decettiva.

Riguardo al cosa è possibile pubblicare e cosa no, invece, non ci sono particolari inibizioni per gli avvocati. Quindi, la libertà di espressione del proprio pensiero non è limitata, salvo i casi di commenti offensivi che potrebbero portare all’accusa di diffamazione aggravata.

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