Licenziamento senza preavviso: quando è possibile e rischi per il datore di lavoro

Licenziare in tronco un dipendente è possibile solo se quest’ultimo si rende colpevole di un comportamento talmente grave da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro; in caso contrario, il datore di lavoro deve pagare l’indennità sostitutiva di preavviso.

Licenziamento senza preavviso: quando è possibile e rischi per il datore di lavoro

Il datore di lavoro che licenzia il dipendente senza preavviso è soggetto al pagamento di un’indennità sostitutiva che si aggiunge al ticket di licenziamento; ecco perché è importante sapere in quali casi è possibile interrompere il rapporto di lavoro senza rispettare il preavviso così da mettersi al riparo da eventuali sanzioni.

Nella maggior parte dei casi il preavviso va rispettato sia per i licenziamenti che per le dimissioni; questo periodo, infatti, è utile sia all’azienda che al lavoratore i quali possono impiegarlo rispettivamente per rimpiazzare il dipendente dimissionario o per trovare un nuovo impiego.

Questa tutela viene meno quando l’interruzione del rapporto di lavoro è colpa di un comportamento di uno dei due soggetti, ovvero:

  • il dipendente può dimettersi in tronco (senza dare il preavviso) in caso di comportamento lesivo da parte del datore di lavoro talmente grave da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro (si parla quindi di dimissioni per giusta causa);
  • il datore di lavoro è costretto a licenziare il dipendente perché questo è colpevole di atti gravi e inaccettabili che rompono la fiducia (per questo si parla di licenziamento per giusta causa).

Visto il tema di questo approfondimento, ad interessarci è il secondo punto; quindi, solo nel caso di licenziamento per giusta causa il rapporto di lavoro viene interrotto nell’immediato senza necessità di preavviso.

In caso contrario, qualora il datore di lavoro decida di licenziare in tronco un proprio dipendente senza avere motivo per farlo, dovrà pagare un’indennità sostitutiva di preavviso a titolo risarcitorio.

Licenziamento senza preavviso: cosa si rischia?

Prima di rispondere a questa domanda è importante capire qual è il periodo di preavviso da rispettare quando si comunica un licenziamento.

Il preavviso è lo stesso di quello previsto per le dimissioni, è indicato dal CCNL di riferimento e varia a seconda dell’anzianità e della qualifica ricoperta dal lavoratore; nel dettaglio, maggiori saranno l’anzianità e l’importanza del ruolo ricoperto in azienda e più lungo sarà il periodo di preavviso.

Generalmente il preavviso va da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 4 mesi; più è lungo il periodo e più severa sarà la sanzione di cui il datore di lavoro dovrà farsi carico in caso di mancato rispetto dello stesso.

In caso di licenziamento senza preavviso, infatti, l’azienda deve corrispondere al dipendente un indennizzo economico (l’indennità sostitutiva di preavviso) di importo pari alla retribuzione che questo avrebbe percepito qualora avesse lavorato nel periodo di preavviso.

Prendiamo come esempio un impiegato nel settore metalmeccanico di V categoria professionale e un’anzianità di servizio di 7 anni, con stipendio mensile di 1.600€ lordi. In questo caso il preavviso è di 2 mesi, quindi in caso di licenziamento immediato il datore di lavoro deve corrispondere un indennizzo di 3.200€.

Un importo che si va ad aggiungere al ticket di licenziamento, il contributo che il datore di lavoro deve corrispondere all’INPS al fine di contribuire alla Naspi, l’indennità riconosciuta ai lavoratori disoccupati, rendendo così particolarmente onerosa la decisione di interrompere il rapporto di lavoro con il proprio dipendente.

Quando il licenziamento senza preavviso è “gratuito”

Come anticipato ci sono dei casi in cui il datore di lavoro può licenziare senza preavviso senza dover corrispondere alcun indennizzo al dipendente.

Uno di questi è quello del licenziamento durante - o al termine - del periodo di prova, per il quale il preavviso non è obbligatorio (e quindi l’inadempienza non viene sanzionata).

L’altro caso è quello del lavoratore che commette delle violazioni o inadempienze talmente gravi da integrare una giusta causa.

In caso di licenziamento per giusta causa, infatti, il licenziamento può essere anche immediato poiché il rapporto fiduciario tra dipendente e datore di lavoro cessa di esistere e di conseguenza il rapporto di lavoro non può proseguire. È bene precisare però che in caso di licenziamento per giusta causa il dipendente non perde comunque il diritto alla Naspi.

Ad esempio, si ha giusta causa quando il datore di lavoro scopre che il dipendente nel tempo libero presta attività lavorativa per un’azienda concorrente, o anche quando il dipendente si rende colpevole di furto o molestie ai danni dei colleghi; si può avere licenziamento per giusta causa, però, anche quando il dipendente si rifiuta - senza presentare alcuna giustificazione valida - di svolgere le attività lavorative richiesta. Per approfondire, vi consigliamo di leggere la nostra guida dedicata al licenziamento per giusta causa, nel quale trovate anche le differenze con il giustificato motivo.

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