Legge di Bilancio 2019: come cambia per accontentare l’UE

Il governo è pronto a posticipare l’avvio delle riforme per risparmiare 4 miliardi: cambiando la legge di Bilancio l’obiettivo è non dare alibi all’Europa.

Legge di Bilancio 2019: come cambia per accontentare l'UE

Avevano promesso di “non arretrare di un millimetro” nella partita sulla legge di Bilancio, ma alla fine il governo gialloverde è pronto a fare la sua proposta all’Europa. Dopo la bocciatura arrivata dalla Commissione Europea, l’obiettivo della maggioranza è ora quello di aprire un dialogo per evitare la procedura d’infrazione.

Dopo una serie di vertici ristretti il governo avrebbe trovato la sua soluzione: abbassare del 0,2% il deficit indicato nel Def risparmiando 4 miliardi dalla Quota 100 e dal Reddito di Cittadinanza, soldi che comunque verrebbero indirizzati verso altri investimenti.

Un modo questo per mandare un segnale di apertura a Bruxelles: così facendo anche in ottica elezioni europee Lega e Movimento 5 Stelle vorrebbero togliere alibi all’Europa, che alla fine potrebbe giudicare comunque insufficienti queste modifiche.

Come cambierà la Legge di Bilancio

Cambio di rotta per il “governo del cambiamento”. Messa da parte la strategia del muro contro muro, adesso si cerca il dialogo con l’Europa dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione che potrebbe portare, a breve e in piena campagna elettorale per le europee, all’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

La maggioranza quindi è disposta a rimodulare in parte i suoi due provvedimenti più importanti, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, lasciando comunque inalterata l’impalcatura generale della legge di Bilancio.

Le due riforme già da tempo sono state stralciate dalla manovra, verranno trattate a breve con due decreti ad hoc, ma nel testo sono stati inseriti i fondi necessari per finanziare entrambe le esose misure.

In totale per Quota 100 e Reddito di Cittadinanza il governo ha messo sul piatto 15,7 miliardi, cifra che però adesso potrebbe scendere a 12 miliardi. I 3,7 miliardi risparmiati verrebbero usati per altri investimenti (riduzione delle tasse sul lavoro e interventi sul territorio).

Questo taglio però sarà dovuto soltanto allo slittamento dell’entrata a regime delle due riforme. Per quanto riguarda la Quota 100 verranno inseriti altri paletti per limitare la platea dei beneficiari, si stima al massimo 270.000 su circa 500.000 di potenziali nuovi pensionati.

Inoltre la pensione arriverebbe con un ritardo di tre mesi per i lavoratori del settore privato e di sei mesi invece per quelli del pubblico. Così facendo in generale non si dovrebbe spendere più di 5 miliardi a fronte dei 6,7 preventivati.

QUI IL FOCUS SULLA QUOTA 100

Quanto al Reddito di Cittadinanza semplicemente verrà posticipato l’avvio dell’erogazione degli assegni. La riforma quindi dovrebbe prendere il via ad aprile, ma c’è anche chi parla di giugno, con un costo totale di 7 miliardi invece che di 9 miliardi viste le tre mensilità che lo Stato si risparmierebbe.

La partita con l’Europa

Spostando quasi 4 miliardi dalle pensioni e dal Reddito di Cittadinanza verso gli investimenti, il governo cercherebbe così di abbassare il deficit dello 0,2% portandolo dal 2,4% al 2,2%. Come ha detto Matteo Salvini però non è una questione solo di decimali.

Con questa mossa, che comunque deve essere presentata attraverso l’invio all’UE della nuova legge di Bilancio modificata, il governo spera di dimostrare a Bruxelles la propria buona volontà di voler giungere a un accordo, evitando così la procedura d’infrazione.

In caso di un nuovo parere negativo da parte della Commissione, a quel punto Lega e Movimento 5 Stelle potrebbero giocare in campagna elettorale la carta di un’Europa pregiudizievole nei confronti del nuovo governo italiano.

Se invece Bruxelles dovesse accogliere queste modifiche, la maggioranza riuscirebbe a evitare la procedura d’infrazione, abbassando magari anche lo spread, senza rinunciare nella manovra alla Quota 100 e al Reddito di Cittadinanza.

Il fatto è che questo passo in avanti da parte del governo potrebbe non essere sufficiente per Bruxelles, che stima la portata del deficit della manovra nostrana al 2,9% invece che al 2,4%, a causa di un Pil troppo ottimistico (1,5%) indicato dai gialloverdi.

Per l’Europa quindi sarebbe accettabile una diminuzione dello 0,8% del deficit e non dello 0,2%. L’apertura dell’Italia però potrebbe essere vista come un segno di buona volontà, con i tempi che si potrebbero allungare per una procedura d’infrazione che anche la Commissione vorrebbe evitare.

Per allontanare i “falchi” europei però, come avrebbe fatto intendere Juncker a Conte, l’Italia deve venire incontro a Bruxelles: la volontà di tutti è che questa sorta di crisi rientri al più presto, ma senza una concreta buona volontà da parte del governo carioca la Commissione appare essere con le spalle al muro.

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