Da febbraio i mercati sono scesi, lasciando sul terreno molti punti percentuali, e ad influire maggiormente sono stati gli annunci delle politiche di Trump, e non solo per quanto riguarda i Dazi, con il loro pericolo da un lato dell’inflazione e dall’altro di una minor crescita proprio per gli Stati Uniti.
A spingere al ribasso gli indici sono stati anche i ridimensionamenti dei Titoli che, però, hanno maggior peso sullo S&P500, legati all’intelligenza artificiale e al settore tech in generale, coinvolgendo come ovvio il settore Growth nel suo insieme.
Le posizioni di chiusura verso alcuni mercati, in particolare asiatici e cinesi, hanno maggiormente penalizzato questo settore a livello globale.
Questo inizio maggio sembra però essere uno dei migliori periodi per comprare rischio e volatilità.
Da febbraio, infatti, il mercato si è «ripulito», e se da un lato i prezzi sono scesi, dall’altro è diminuito il «rischio» di molti titoli, con le valutazioni che oggi sembrano più attraenti ed in un contesto più tranquillo.
In realtà questa crisi ha una particolarità: quella di essere stata innescata, seppur in un contesto geopolitico molto complesso, da “messaggi” più che scelte politiche di un solo uomo. Non è una crisi finanziaria o del settore Tech o dovuta ad una recessione, visto che non è questa la situazione globale. È pur vero che perseguire nella logica del Muro contro Muro può innescare processi inflattivi in un contesto di recessione. Ma credetemi, non sono mai stato davvero preoccupato – e le telefonate che ho ricevuto mi dicono che nessuno di voi lo è stato veramente – proprio perché era ed è una crisi gestibile e nessuno, neanche Trump, potrà proseguire nel penalizzare il proprio Paese e sé stesso, così come dimostrano le trattative avviate con tutti i numerosi Paesi coinvolti dai Dazi.
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Qualche indizio? È di ieri sera la notizia che l’amministrazione Trump intende rivedere le controverse norme che limitano la quantità di chip per l’intelligenza artificiale acquistabili da Paesi come India, Svizzera, Messico e Israele. Ed i Titoli, come Nvidia ed altri, ringraziano.
Un altro indizio? Ieri sera, come nelle attese, i tassi della FED sono stati lasciati invariati. E l’economia è stata definita ancora come «solida».
Nella Conferenza stampa delle 20.30 Powell ha ribadito che, la situazione resta buona, pur consapevole che i rischi di inflazione e minor crescita dovuti ai Dazi sono cresciuti.
Una posizione di attesa, dunque, con Il costo del denaro fermo in una forchetta fra il 4,25% e il 4,5%, livello raggiunto nel dicembre 2024 dopo una serie di riduzioni. La Fed «può essere paziente.»Siamo in una buona posizione per attendere maggiore chiarezza prima di decidere aggiustamenti della nostra politica. Non penso che dobbiamo avere fretta sui tassi”, ha ribadito il presidente Jerome Powell.
E molto positivo è il fatto di avere una FED indipendente dall’Amministrazione Trump, che avrebbe voluto un taglio dei tassi.
Ma ci sono delle opportunità oggi sui mercati azionari?
Io credo ci siano molti “indizi” che suggeriscono di rispondere affermativamente. Del resto, è proprio in questi momenti che i nostri comportamenti fanno la differenza e possono “creare” valore.
Vi lascio un’immagine sulla quale riflettere, considerando che se è vero che nei primi 73 giorni di negoziazione, l’indice è sceso del 10,2% a causa delle rinnovate minacce tariffarie di Trump, al 1° maggio 2025, lo S&P 500 si è ripreso dal minimo di 4.982,77 e attualmente si attesta oltre 5.604,14 (in calo del 4,5% da inizio anno).
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