Tfr in azienda, è la decisione più sicura ma il rischio di perdere soldi esiste comunque: colpa del minore rendimento. Ecco cosa ha detto a riguardo l’esperto Stefano Galiani.
La decisione sulla destinazione del Tfr è una delle più importanti per i lavoratori, chiamati a scegliere cosa fare del trattamento di fine rapporto maturato mese dopo mese. La prima scelta riguarda proprio la destinazione: lasciarlo in azienda oppure conferirlo a un fondo pensione. Nel secondo caso, poi, si apre un’ulteriore riflessione su quale sia la soluzione più adatta alle proprie esigenze, ad esempio tra fondo negoziale e fondo aperto.
L’aspetto centrale, anche alla luce delle nuove regole sul silenzio assenso che entreranno in vigore da luglio 2026, è che la scelta sia il più possibile consapevole. Prima di decidere è fondamentale informarsi, valutando vantaggi e svantaggi delle diverse opzioni e tenendo conto della propria situazione lavorativa e previdenziale.
Va però detto che, nei diversi confronti avuti con alcuni tra i maggiori esperti in materia, è emersa una posizione piuttosto chiara: lasciare il Tfr in azienda, nella maggior parte dei casi, non sarebbe la scelta economicamente più conveniente, perché tende a garantire un rendimento inferiore rispetto a quello che potrebbe essere ottenuto attraverso un fondo pensione.
Tra i sostenitori di questa tesi c’è anche Stefano Galiani, professore universitario ed esperto di finanza quantitativa, con oltre vent’anni di carriera costruita nelle sale di trading di Morgan Stanley e Deutsche Bank. Durante la sua intervista al podcast Money Talks non ha avuto esitazioni nel consigliare il conferimento del Tfr a un fondo pensione, considerandolo una delle scelte più razionali che un lavoratore possa fare per valorizzare i propri soldi nel tempo.
Del resto, è bene ricordarlo: il Tfr non è un regalo dell’azienda, ma denaro del lavoratore accantonato ogni mese. Soldi che, se lasciati fermi, possono rendere meno di quanto potrebbero se investiti in modo più efficiente. Ecco perché la scelta sulla loro destinazione merita attenzione.
Perché lasciare il Tfr in azienda ti fa perdere soldi
Sicuramente lasciare il Tfr in azienda rappresenta, almeno in apparenza, la scelta più prudente. Le somme accantonate dal lavoratore, infatti, vengono garantite e rivalutate nel tempo secondo una formula stabilita dalla legge: una quota fissa dell’1,5% annuo, a cui si aggiunge il 75% dell’inflazione rilevata dall’indice FOI.
Il fatto che il Tfr resti “al sicuro”, però, non significa che questa sia automaticamente la scelta più conveniente. Il rischio, in questo caso, non è tanto quello di perdere il capitale nominale, quanto quello di ottenere nel tempo un rendimento inferiore rispetto a quello che si sarebbe potuto conseguire con una destinazione diversa, ad esempio attraverso un fondo pensione. In altre parole, anche la scelta più sicura può avere un costo: quello del mancato rendimento.
Su questo punto Stefano Galiani si è espresso in modo molto netto. Alla domanda se sia giusto destinare il Tfr a un fondo pensione, l’esperto ha risposto senza esitazioni: “Assolutamente sì”. Secondo Galiani, infatti, “non è detto che un Tfr lasciato in azienda sia la decisione migliore”, perché quelle somme potrebbero essere valorizzate attraverso strumenti di investimento più efficienti e costruiti in un’ottica previdenziale.
Il ragionamento si collega a un principio più ampio richiamato più volte nel corso dell’intervista: il tempo è un alleato fondamentale per chi investe. Come ha spiegato Galiani, “non è tanto il timing del mercato, ma il time in the market” a fare la differenza. Vale a dire che, soprattutto per chi inizia a versare presto, la permanenza nel tempo all’interno di un fondo pensione può consentire di beneficiare di una gestione più dinamica e del rendimento composto.
Questo non significa che non esistano rischi. La scelta va sempre calibrata sulla propria età, tenendo così conto della propensione al rischio e dell’orizzonte temporale.
Tuttavia, proprio perché i fondi pensione offrono diverse linee di investimento, da quelle più prudenti a quelle più dinamiche, il lavoratore può individuare la soluzione più adatta alla propria situazione.
Per questo, pur riconoscendo che lasciare il Tfr in azienda sia una scelta semplice e protetta, Galiani invita a non fermarsi all’apparente sicurezza. Il punto, come ha ricordato parlando più in generale di risparmio, è evitare che i soldi restino fermi: “Noi dobbiamo arrivare in uno stato in cui i soldi ci producono profitti e interessi quando noi dormiamo”. Un principio che vale anche per il Tfr.