Si conclude la prima riunione di politica monetaria della Fed passata sotto il controllo del nuovo Presidente Kevin Warsh.
La prima riunione della Fed sotto il controllo di Kevin Warsh si conclude con nessuna novità sui tassi USA - lasciati invariati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75% - ma con diverse novità che preannunciano l’avvento di una vera rivoluzione nel modus operandi della banca centrale americana.
La prima è il comunicato sui tassi del FOMC, il braccio di politica monetaria della Fed, che conferma l’intenzione di Kevin Warsh di rompere con il passato: un comunicato decisamente stringato rispetto alle precedenti edizioni, che il neo Presidente della Fed spiega subito, mettendo in evidenza la “differenza” con i comunicati precedenti: “E’ un po’ più breve, un po’ più semplice, e abbandona parte del linguaggio del passato”.
Si tratta di “un comunicato che vi dà semplicemente i fatti, nel modo migliore in cui possiamo interpretarli”.
Spicca nel comunicato un’assenza, altra grande novità della prima riunione della Fed sotto l’egida di Warsh: “Assente, è anche la cosiddetta forward guidance, che abbiamo deciso non essere adatta all’attuale congiuntura”, dice il neo Presidente, aggiungendo: “La forward guidance non è adatta all’attuale contesto”.
Tempo qualche minuto, Warsh fa l’annuncio ancora più grande sulla rivoluzione che vuole inaugurare per cambiare il modo in cui la Fed gestisce la politica monetaria USA. “Ci saranno cinque task force”, sottolinea, ovvero cinque squadre che dovranno mettersi al lavoro focalizzandosi su altrettante questioni che stanno a cuore alla ’nuova’ Federal Reserve:
- Una task force sulla comunicazione, che riconsidererà tra le altre cose le proiezioni che la Fed pubblica su base trimestrale con la pubblicazione del SEP (Summary of Economic Projections), comprensiva del dot-plot, diagramma a punti che mostra le previsioni di ciascun esponente del FOMC sulla direzione futura dei tassi di interesse a breve termine.
- Una task force che esaminerà il bilancio della Fed.
- Una task force che valuterà l’utilizzo e l’affidabilità delle fonti attuali che pubblicano i dati.
- Una task force che si concentrerà sulla produttività e sul mercato del lavoro in un’era di trasformazioni.
- Infine, una task force sull’inflazione.
Cinque task force, dunque, che saranno “centrali per la gestione della politica (monetaria)” e che, ha precisato Warsh “saranno supportate dallo staff della Federal Reserve”.
Il loro obiettivo sarà di quello di presentare proposte di riforma, comprese eventuali modifiche al SEP (Summary of Economic Projections, il documento che raccoglie le previsioni economiche e sui tassi dei membri della Fed)”.
A caldo Wall Street sbanda, virando in territorio negativo dopo aver riportato un lieve rialzo fino a qualche minuto prima della pubblicazione del comunicato sui tassi e delle nuove proiezioni, che includono il nuovo dot plot. La borsa USA poi ci ripensa, riducendo le perdite, per tornare a scegliere infine il segno meno, accelerando al ribasso in modo significativo.
Il Dow Jones, il Nasdaq e lo S&P 500 perdono tutti più di 1 punto percentuale.
Forti buy sul dollaro, con il rapporto EUR-USD che scivola di più di un punto percentuale, a quota $1,1489, bucando la soglia di $1,15, mentre i rendimenti dei Treasury a 10 anni puntano subito verso l’alto, attestandosi al 4,491%. Schizzano soprattutto i rendimenti dei Treasury a 2 anni, che avanzano di 9 punti base, al 4,14%.
Gli scossoni insomma ci sono, e d’altronde sono anche giustificati: le novità da digerire sono tante.
Tra queste, anche il dot-plot, che per ora continua a essere pubblicato e che mostra una view più hawkish sui tassi.
Il grafico a punti indica che alla fine del 2026 i tassi USA si attesteranno al 3,8%, rispetto al 3,4% indicato nel dot plot di marzo.
I tassi USA sono attesi poi al 3,6% e al 3,4% rispettivamente alla fine del 2027 e del 2028, valori più alti rispetto alle precedenti stime contenute nel dot plot precedente, che avevano indicato per la fine di entrambi gli anni tassi USA al 3,1%, dunque più bassi rispetto ai livelli attuali.
D’altronde, il fatto che l’inflazione viaggi da un po’ di tempo a un livello superiore al target della Fed viene rimarcato dallo stesso Kevin Warsh che, nel corso della conferenza stampa in cui risponde ai giornalisti per la prima volta nelle vesti di timoniere della banca centrale, ammette: “Riconosciamo che l’inflazione continua a viaggiare a un livello ben superiore al 2% ”.
Il mercato scommette dunque con maggiore convinzione sul rialzo dei tassi, puntando subito dopo la diffusione del comunicato su incrementi complessivi pari a +34 punti base, rispetto all’aumento dei tassi di 21 punti base prezzato prima della diffusione del comunicato.
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Il comunicato del FOMC (Fed) relativo alla decisione sui tassi USA
Così recita il comunicato con cui il FOMC, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, ha annunciato oggi di aver lasciato fermi i tassi alla forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%:
“Il Federal Open Market Committee (FOMC) ha approvato la seguente dichiarazione con un voto favorevole di 12 a 0. Il Comitato ha deciso di mantenere l’obiettivo per l’intervallo dei tassi sui federal funds tra il 3,5% e il 3,75%, a sostegno del duplice mandato della Federal Reserve. La Commissione ha inoltre ribadito la propria politica di mantenere ampie riserve nel sistema bancario. L’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto nonostante l’elevata incertezza, dovuta in parte al conflitto in Medio Oriente. La crescita della produttività e gli investimenti in capitale restano robusti. La creazione di posti di lavoro ha continuato a tenere il passo con l’espansione della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato. L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2% fissato dalla Commissione, riflettendo in parte lo shock dal lato dell’offerta che ha determinato aumenti dei prezzi in alcuni settori, compreso quello energetico. Il Comitato è determinato a garantire la stabilità dei prezzi.”
In tutto, il comunicato comprende 132 parole, rispetto alle 246 parole del comunicato di aprile (senza includere tra l’altro i voti di tutti i singoli esponenti del FOMC che il comunicato odierno ha tralasciato di menzionare).
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Il commento di Warsh sull’inflazione e quanto emerso dal dot plot sono fattori che, inevitabilmente, portano qualche economista a parlare a sorpresa di una svolta hawkish della Fed.
Tra questi Kay Haigh di Goldman Sachs Asset Management, che fa notare il tono più da falco della banca centrale USA nonostante il crollo dei prezzi del petrolio delle ultime sessioni, successivo all’accordo tra gli Stati Uniti di Donald Trump e Teheran.
“Il meeting di oggi conferma che la recente svolta hawkish della Fd non riguarda solo i prezzi energetici più alti. Nonostante la recente ritirata dei prezzi del petrolio, metà degli esponenti del FOMC prevede tassi più alti quest’anno, a causa della solidità del mercato del lavoro e dei dati sull’inflazione”.
E di fatto la marcia al rialzo dell’inflazione è qualcosa che Warsh non può non considerare, come dimostra il balzo dell’indice dei prezzi al consumo CPI, che a maggio è scattato del 4,2%.
L’altra sorpresa con cui si conclude il Fed Day di oggi, 17 giugno 2026, è la dichiarazione del Presidente americano Donald Trump, che non solo non critica Warsh per non avere tagliato i tassi, ma che ora ammette che i tassi potrebbero essere alzati: “Le strette monetarie potrebbero esserci”, dice, aggiungendo che “va bene che i tassi siano stati lasciati fermi”.
Evidentemente e di colpo le strette monetarie non sembrano fare più paura. Oppure, la necessità che vengano varate è così lampante che neanche Trump può più negarla.
Nel frattempo, un articolo del New York Times mette in evidenza il vero cambiamento a cui hanno assistito oggi i mercati guardando alla Fed. “Il cambiamento rispetto a Powell è molto chiaro. Warsh non solo si è astenuto dal dire cosa pensa su cosa dovrebbe accadere ai tassi, ma non ha detto molto neanche su come la Fe deciderà se o quando apportare aggiustamenti ai tassi”.
E questo significa, scrive Ben Casselman sul NY Times che se le cose rimarranno in questo modo, “sarà molto più difficile per gli investitori e per chi guarda alla Fed stabilire cosa la banca centrale potrebbe fare in seguito”. E questa incertezza, Wall Street la sta già fiutando, come confermano i sell che finiscono per travolgerla, portando il Dow Jones a segnare un tonfo superiore ai 500 punti.