Previsioni riunione Fed 29 luglio. La scelta di Warsh sui tassi USA secondo gli analisti

Laura Naka Antonelli

27 Luglio 2026 - 14:10

Dopo la BCE, tocca alla Fed di Kevin Warsh fare l’annuncio sui tassi. Cosa potrà accadere non solo a seguito della riunione del FOMC ma in tutto il 2026.

Previsioni riunione Fed 29 luglio. La scelta di Warsh sui tassi USA secondo gli analisti

Dopo la BCE, tocca alla Fed di Kevin Warsh fare il grande annuncio sui tassi USA.

I tassi saranno lasciati di nuovo fermi, oppure saranno alzati, con Warsh che ha ribadito più volte la necessità di riportare il tasso di inflazione USA al target del 2%?

Riunione Fed 28-29 luglio: ci siamo

La risposta dei mercati sembra chiara anche se, nelle ultime sedute di Wall Street, la probabilità di una stretta monetaria in questa riunione imminente del 28 e 29 luglio è aumentata.

Dal FedWatch del CME Group, che si basa sui prezzi dei contratti futures sui fed funds a 30 giorni, emerge che la probabilità di un rialzo dei tassi è aumentata al 34,3%, rispetto al 12% di due settimane fa.

Il rialzo si spiega con i venti di guerra in Medio Oriente, che sono tornati a soffiare più forti dopo il riaccendersi del conflitto tra gli Stati Uniti e l’Iran, con la fine della tregua tra le controparti.

Più alta rimane in ogni caso la probabilità di tassi sui fed funds fermi alla forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%, per la quinta volta consecutiva.

Previsione riunione Fed 29 luglio: la decisione sui tassi USA della Federal Reserve di Kevin Warsh

L’annuncio relativo alla decisione sui tassi è atteso alle 20 ora italiana di dopodomani, mercoledì 29 luglio 2026, al termine della riunione del FOMC - Federal Open Market Committee - che inizierà domani, martedì 28 luglio.

Alle 20.30 ora italiana prenderà il via la conferenza stampa con cui il Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, dopo la ’prima’ della riunione del 17 giugno scorso, risponderà alle domande dei giornalisti.

Le sue ultime dichiarazioni, anche da Sintra, hanno dato più di un messaggio agli investitori: la tassa dell’inflazione rimane la sfida da vincere per la Banca centrale USA che, tuttavia, sotto l’egida di Kevin Warsh, vuole sempre meno “forward guidance.

Fine della forward guidance? Il “paradosso significativo” secondo l’economista Gregory Daco

Della fine della forward guidance hanno parlato diversi economisti ed esperti di mercato, tra cui Gregory Daco, responsabile economista di EY Parthenon, presidented del NABE, tra gli economisti più famosi e citati al mondo nel campo della macroeconomia USA e della politica monetaria della Federal Reserve.

Nel suo post Less Guidance, More Discretion: The Warsh Fed Takes Shape Daco ha scritto che Kevin Warsh ha “lasciato intendere di preferire un ricorso meno frequente alle conferenze stampa, sostenendo che si tratta di un importante strumento di comunicazione che dovrebbe però essere utilizzato con parsimonia, e soprattutto quando vi siano novità realmente rilevanti da comunicare”.

Daco ha proseguito, aggiungendo che “la preferenza del Presidente per una comunicazione più misurata è apparsa evidente”.

Nel caso specifico della forward guidance, ha ricordato il responsabile economista di EY Parthenon, “Warsh ha affermato che un’interazione eccessiva tra la comunicazione della Federal Reserve e i mercati finanziari può rivelarsi controproducente” e che la “sua preferenza è che siano i mercati a dedurre la probabile traiettoria della politica monetaria, sulla base dei dati economici in arrivo”.

Praticamente, per il timoniere della Banca centrale USA, ha fatto notare Daco, “i prezzi degli strumenti finanziari rappresentano ’la fonte di informazione più importante’ a disposizione delle banche centrali”.

Daco ha fatto riferimento anche a quello che ha definito “paradosso significativo”, ovvero al fatto che “Warsh abbia ribadito più volte l’importanza di ripristinare e di mantenere la stabilità dei prezzi ”, evitando tuttavia “in larga misura di rispondere alle domande riguardanti la funzione di reazione della Federal Reserve, ossia il modo in cui la banca centrale intende reagire all’evoluzione dei dati macroeconomici”.

Non solo. L’impressione è che il Presidente della Fed abbia “minimizzato il livello di disaccordo all’interno del FOMC, nonostante l’evidente divisione tra i membri favorevoli a una politica monetaria più restrittiva e quelli orientati a un approccio più paziente”.

Tassi Fed: cosa prezzano i mercati e su cosa scommettono gli economisti

Detto questo, considerando le informazioni che arrivano dal fronte macro, cosa ci si può aspettare dalla Fed di Warsh, non solo dopodomani, ma anche in tutto il 2026?

Sempre Daco, interpellato dalla CBS News, ha dichiarato che, nel caso in cui l’inflazione dovesse riaccendersi sulla scia della guerra USA-Iran, la probabilità di un rialzo dei tassi potrebbe aumentare più tardi, nel corso del 2026:

“Sebbene una stretta monetaria a luglio rimanga altamente improbabile, la riunione di del FOMC di settembre potrebbe diventare il primo test significativo della possibile durata del miglioramento dell’inflazione”.

Il suo scenario di base per ora rimane quello di una Fed che rimarrà ferma fino alla fine dell’anno.

Ma, ha aggiunto, “attribuiamo a questa ipotesi una probabilità del 60% contro il 40% di uno scenario alternativo ”.

Tutto, dunque, potrebbe cambiare da un momento all’altro, in una fase in cui a dettare legge all’inflazione sono le tensioni in Medio Oriente.

La domanda cruciale è quanto potrebbe accadere ai tassi sui fed funds USA a seguito della riunione imminente del FOMC.

Un recente articolo di Reuters ha scritto che i mercati stanno prezzando due rialzi dei tassi entro la fine del mese di marzo del 2027, temendo un’inflazione che la Fed continuerà a fare fatica a imbrigliare e soprattutto a far tornare al target del 2%, e anche tutti i 104 economisti interpellati da Reuters hanno detto di ritenere che dopodomani i tassi sui fed funds saranno lasciati da Warsh di nuovo invariati.

Tra di loro, tuttavia, 3/4, ovvero 78, hanno detto di ritenere che i tassi non saranno poi toccati fino alla fine dell’anno.

Va detto tuttavia che, rispetto al sondaggio di un mese fa la novità è che, tra chi prevede una variazione dei tassi prevalgono gli economisti che stimano almeno una stretta nel corso del 2026, mentre solo sei continuano a prevedere tagli dei tassi.

Inoltre, la maggioranza degli economisti che hanno risposto a una domanda separata sulla possibilità di un rialzo dei tassi nel corso del 2026 hanno definito la probabilità “alta: il contrario rispetto a quanto commentato il mese scorso, quando la probabilità di una stretta monetaria era stata definita “bassa”.

Goldman Sachs, prezzi petrolio rimbalzati del 19%, meno favorevole scenario inflazione di breve termine

D’altronde, come ha fatto notare la divisione di ricerca di Goldman Sachs in una nota pubblicata oggi “i prezzi del petrolio sono rimbalzati del 35% dai minimi di inizio mese fino a 97 dollari al barile, mettendo in discussione quello che fino a poco tempo fa sembrava uno scenario molto favorevole per l’inflazione nel breve termine”.

Gli analisti hanno allo stesso tempo aggiunto che “continuiamo comunque ad attenderci incrementi contenuti dell’inflazione core a luglio e agosto”.

Guardando in avanti, nel breve, le previsioni di Goldman Sachs sono di un rialzo su base mensile dell’indice CPI core dello 0,21% e dello 0,23%, rispettivamente a luglio e ad agosto, per una performance su base annua dell’inflazione pari a un rialzo del 3,05% (ancora, però, ben al di sopra del target del 2% a cui punta la Fed).

Dallo stesso sondaggio è risultato che le attese per il tasso di disoccupazione USA sono di un valore attorno al al 4,2%, così come la crescita del PIL è attesa in media al 2%: stime che confermano come non ci sia nesssun particolare ostacolo a rendere difficile parte di Warsh alzare i tassi per rimettere in riga l’inflazione.