Bisogna lasciare perdere i comunicati roboanti che si susseguono da questa estate sulle vendite di chips per cifre astronomiche da parte di Nvidia ai realizzatori di progetti di Intelligenza Artificiale: sono dati commerciali e finanziari che hanno pompato verso l’alto il valore del titolo, ma non c’è stato alcun impatto concreto sull’economia reale americana.
Non devono trarre in inganno i roboanti incrementi del PIL statunitense che sono stati registrati nel terzo trimestre di quest’anno: al tasso annualizzato del +4,3% che è stato salutato dal Presidente Donald Trump come l’inizio di una “Nuova Età dell’Oro”. Sono stati infatti i consumi privati necessitati, le spese delle famiglie per la casa, le cure sanitarie e per i servizi finanziari, e non gli investimenti industriali a sostenere la crescita economica. Il BEA ha rilevato che questo dato “riflette incrementi della spesa dei consumatori, delle esportazioni e della spesa pubblica, in parte compensati da una diminuzione degli investimenti. Le importazioni, che sono una sottrazione nel calcolo del PIL, sono diminuite”.
Le precedenti anticipazioni di importazioni per scorte, in vista degli aumenti dei dazi che sono stati concretamente decisi solo nel corso dell’estate, hanno giocato a sfavore del saldo commerciale dei primi nove mesi dell’anno, che è passato complessivamente da un valore doganale di -877 miliardi di dollari registrato nel 2024 ai -996 miliardi dell’anno in corso: si spiega così il miglioramento del saldo doganale nel terzo trimestre di quest’anno, pari a -264 miliardi rispetto ai -307 miliardi registrati nello stesso periodo del 2024.
Negli USA, sono i prezzi dei servizi resi alle famiglie ad essere schizzati alle stelle: fatto pari a 100 il valore dell’indice nel 2017, un anno assai precedente all’inizio della crisi sanitaria per il Covid che risale all’inverno 2020 e della fiammata inflazionistica che si produce nella tarda primavera del 2021, a settembre scorso il carburante per auto è arrivato a quota 135,5 dopo essere arrivato al picco di oltre 194 nel giugno 2022, mentre i servizi finanziari sono arrivati a quota 144,9. Quelli relativi all’abitazione sono arrivati a 141,7 mentre quelli relativi ai servizi sanitari sono arrivati a 121,5. Le spese per l’alimentazione sono arrivate a quota 130,2.
I pagamenti mensili da parte delle famiglie per interessi sono raddoppiati per via dell’aumento dei tassi, passando dal minimo di 244 miliardi di dollari del novembre 2021 ai 596 miliardi del luglio scorso: questo dato spiega la pressione di Trump sulla Fed affinché allenti la stretta monetaria.
Fatta eccezione per gli andamenti assolutamente anomali registrati durante la pandemia, nel corso del 2024 è stata costantemente in discesa la percentuale del risparmio sul reddito disponibile, arrivata al 4% a settembre scorso rispetto al 6,4% del gennaio 2024: le famiglie finanziano le maggiori spese risparmiando di meno.
Gli indici dei prezzi dell’abbigliamento e delle attività ricreative riflettono a pieno la tensione in cui si trovano le famiglie per fronteggiare le spese non rinviabili: i primi stazionavano a settembre attorno a quota 104 mentre i secondi erano crollati a 84,2.
È l’indice dei prezzi delle automobili che spiega tutto del fallimento della transizione ambientale decisa dalle Amministrazioni democratiche: dal valore di 100 che aveva mantenuto ininterrottamente dal 2017 al giugno 2020, ha raggiunto rapidamente la quota di 127,6 nel febbraio 2022. Un aumento sostanziale, di circa un terzo, avvenuto in coincidenza con il lancio delle vetture elettriche: un cambio di paradigma nella motorizzazione che si è dimostrato insostenibile per le famiglie americane. La transizione ambientale aveva aggiunto costi rilevantissimi per le famiglie, indotte ad orientarsi verso l’auto elettrica per via dell’aumento assolutamente insostenibile dei carburanti tradizionali, i cui prezzi erano praticamente arrivati al raddoppio nel corso del 2022.
Le famiglie americane tirano quanto possono: ma l’aumento del PIL del terzo trimestre 2025, derivante dalle loro maggiori spese indispensabili, non è stato affatto un buon segno. I dazi sulle merci importate contribuiscono ad alzare i prezzi al consumo, mentre la produzione interna sostitutiva non sembra essersi attivata.