La bolla AI sta per scoppiare davvero? Questo dato dice il contrario

Claudia Cervi

15 Maggio 2026 - 07:54

Il mercato azionario continua a salire nonostante la paura di una bolla. E questo dato spiega perché il rally AI può continuare.

La bolla AI sta per scoppiare davvero? Questo dato dice il contrario

Il rally del mercato azionario non si ferma più. Gli indici di Wall Street sono saliti sopra i livelli precedenti lo scoppio della guerra in Medio Oriente. E nemmeno la volatilità del petrolio, l’inflazione in aumento, il debito pubblico fuori controllo o i timori di stagflazione sono riusciti a rallentare la corsa.

Nell’ultimo mese il Nasdaq è cresciuto del 15% e i colossi AI continuano a guadagnare miliardi di capitalizzazione. È anche per questo che una parte del mercato inizia a sentirsi a disagio. Più le quotazioni crescono nonostante tutto, più aumenta il timore di una bolla. Da mesi investitori come Michael Burry e Ray Dalio avvertono che il mercato sta ignorando rischi enormi. Anche lo Shiller CAPE Ratio dell’S&P 500 è tornato vicino a quota 40, un livello visto solo prima del 1929 e durante la bolla dot-com.

Ma ci sono anche dei dati che giustificano i rialzi recenti e convincono una porzione non trascurabile di Wall Street che il rally è tutt’altro che finito.

La bolla AI sta per scoppiare davvero?

Questa fase di mercato è molto diversa rispetto alle grandi bolle speculative del passato. Prima di ogni grande crisi, le quotazioni salivano molto più rapidamente dei profitti reali delle aziende. Le valutazioni si gonfiavano sempre di più, spesso scollegandosi completamente dagli utili.

Oggi invece sta accadendo il contrario. Secondo un’analisi di ProCap Insights, nel primo trimestre 2026 gli utili del settore tecnologico dell’S&P 500 sono cresciuti di circa il 50%. Nello stesso periodo, però, le quotazioni azionarie sono salite solo del 15%.

Valutazioni aziende tech Usa Valutazioni aziende tech Usa Fonte Opening Bell Daily

Un altro indicatore interessante osservato dagli analisti è il rapporto prezzo/utili forward, usato per valutare quanto il mercato stia pagando la crescita futura di una società. Lo scorso autunno il forward P/E del comparto tech dello S&P 500 aveva superato quota 30. Adesso è a circa 23,6 volte gli utili attesi dei prossimi 12 mesi.

Il settore tecnologico è più caro rispetto all’intero S&P 500, che tratta attorno a 21 volte gli utili forward, ma molto meno rispetto a pochi mesi fa. Ed è questo il punto: la riduzione dei multipli non è arrivata con un crollo delle azioni, ma perché ricavi, margini e cash flow delle Big Tech stanno crescendo ancora più velocemente delle quotazioni.

Il rischio di correzione però non è sparito. Dopo rialzi così forti basta poco per provocare discese anche molto violente. E questo potrebbe accadere se nei prossimi trimestri le Big Tech non riusciranno a trasformare gli enormi investimenti sull’AI in crescita stabile degli utili.

Wall Street continua a comprare AI. E i target degli analisti lo dimostrano

Se davvero Wall Street pensasse che la bolla AI sia vicina allo scoppio, probabilmente le grandi banche d’affari avrebbero già iniziato a raffreddare l’entusiasmo sui colossi tecnologici americani, tagliando target price e raccomandazioni. Invece, sta accadendo l’opposto.

Nonostante guerra in Medio Oriente, inflazione americana tornata sopra le attese e timori crescenti sul debito USA, Wall Street continua ad alzare le stime sui grandi nomi legati all’intelligenza artificiale.

Secondo i dati Bloomberg aggiornati al 13 maggio 2026, Amazon resta il titolo con più raccomandazioni “Buy” a Wall Street, davanti a NVIDIA, Meta, Alphabet e Microsoft. E non si tratta soltanto di giudizi positivi simbolici. In diversi casi gli analisti vedono ancora upside potenziali superiori al 30%-40% nei prossimi 12 mesi.

Microsoft, per esempio, ha spazio per salire fino al 38% secondo il target price medio degli analisti. Meta supera il 35%, mentre Uber e Salesforce arrivano addirittura vicino al +40% e al +50%. Persino Nvidia, dopo il rally gigantesco degli ultimi trimestri, continua ad avere oltre il 95% di raccomandazioni “Buy”.

È questo forse il segnale più sorprendente dell’attuale fase di mercato. Naturalmente i target price non garantiscono nulla e spesso arrivano in ritardo rispetto ai movimenti reali del mercato. Ma di solito poco prima dello scoppio di una bolla gli analisti iniziano a tagliare stime e raccomandazioni. O almeno non le alzano.

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