La settimana scorsa nella prima parte dell’articolo - al quale vi rimando - avevamo detto che:
1) esiste una popolare strategia di investimento definita PAC o piano di accumulo, che consiste nell’ingresso sistematico su un fondo o un ETF, per un determinato periodo di tempo, per es. 5 - 10 - 15 anni.
2) Dimostravo che sull’indice italiano BCI performance nel periodo 1985 - 2019 è questionabile che il PAC sia una strategia opportuna per gestire un capitale già esistente, in quanto meno redditizia di un PIC e non così prudente come invece preteso dai suoi sostenitori, in termini di salvaguardia del capitale.
In questa seconda parte dello studio provo a rispondere alla domanda: “mediamente, se avessi fatto un PIC o un PAC negli ultimi 30 anni circa su diversi indici nazionali ed internazionali come sarebbe andata?”
Occorre inoltre notare che lo studio non tiene conto:
- degli effetti fiscali;
- delle commissioni, che hanno una incidenza molto più negativa sul rendimento del PAC;
- di un eventuale investimento alternativo per la liquidità non investita, che potrebbe avvantaggiare il rendimento del PAC.
I risultati per per l’indice tedesco DAX sono i seguenti:
1) a 180 mesi (15 anni - dal 1988 al 2022), il PIC batte il PAC nell’88,70% dei casi e il ricavo medio del PIC é del 62% maggiore del PAC.
Inoltre il PIC garantisce sempre il ritorno del capitale investito, mentre il PAC fallisce 1 volta l’obiettivo.
2) a 120 mesi il PIC batte il PAC nell’81,72% dei casi con un ricavo medio superiore del 42% e il PIC non garantisce il capitale investito nel 7,24% dei casi contro il 5,52% dei casi del PAC.
3) a 60 mesi il PIC batte il PAC il 74,86% delle volte con un guadagno medio del 22% superiore e fallisce la salvaguardia del capitale il 19,14% delle volte contro il 15,71% del PAC.
Per l’indice S&P 500 (1985 – 2022) (in dollari):
1) a 180 mesi il PIC batte il PAC nel 90,15% delle volte con un guadagno medio superiore del 62% e non fallisce mai di salvaguardare il capitale. Il PAC fallisce nel il 3,41% dei casi.
2) a 120 mesi il PIC batte il PAC nel 84,57% delle volte con un guadagno mediamente maggiore del 45% e fallisce nel 8,64% dei casi di di salvaguardare il capitale. Il PAC fallisce il 6,79% delle volte.
3) A 60 mesi il PIC batte il PAC nel 77,60% dei casi con un guadagno del 22% maggiore e fallisce la salvaguardia del capitale iniziale il 21,61% delle volte contro il 13,54% del PAC
Numeri analoghi si riscontrano nel Nasdaq.
Mentre è pacifico che il guadagno nel caso di un PIC sia maggiore di quello di un PAC emergono anche alcune questioni meno evidenti.
1) Il Pac non appare essere una forma di approccio al mercato né particolarmente prudente né particolarmente conveniente per via dei costi periodici della movimentazione, che su importi di alcune centinaia di euro possono essere molto impattanti.
2) Per via della sua durata il PAC tende a sopprimere, rimandandole ma non sciogliendole, le tensioni emotive del cliente sull’investimento in asset volatili, senza in realtà affrontare la questione.
3) Il PAC lega commercialmente al proponente limitando le opzioni del cliente.
4) Infine se il PAC è stato proposto come soluzione per gestire un capitale già esistente senza che sia stata fatta chiarezza sulle alternative possibili, ci sono indizi per sospettare che la consulenza ricevuta sia più di tipo commerciale che professionale.