L’espansione dei colossi dell’IA si regge su leasing miliardari: opportunità o rischio sistemico?

Guido Giaume

03/11/2025

I nuovi imperi dell’intelligenza artificiale stanno sorgendo. Ma a quale prezzo?

L’espansione dei colossi dell’IA si regge su leasing miliardari: opportunità o rischio sistemico?

Meta, Microsoft, Amazon e altri big tech stanno costruendo data center di dimensioni colossali per alimentare la corsa all’intelligenza artificiale generativa. L’investimento in potenza di calcolo è diventato la priorità strategica delle aziende tech, che vedono nei grandi modelli linguistici (LLM) e nelle applicazioni IA una leva futura di crescita e competitività.

Tuttavia, dietro il boom infrastrutturale emergono interrogativi cruciali sulla sostenibilità economico-finanziaria di queste operazioni, e soprattutto sul rischio di una sovra capacità che potrebbe avere effetti destabilizzanti sul settore e, in parte, sui mercati.

Il caso Hyperion, un progetto di Meta in costruzione in Louisiana, è emblematico. Si tratta di un data center da 370.000 metri quadrati – l’equivalente di 50 campi da calcio – che ospiterà migliaia di chip ad alte prestazioni per alimentare modelli IA di nuova generazione. A pieno regime assorbirà fino a 5 gigawatt di energia, quanto circa 4 milioni di abitazioni.

Il costo stimato è di 29 miliardi di dollari, ma Meta ha deciso di non finanziare direttamente il progetto tramite il proprio bilancio. La strategia scelta è quella di utilizzare un veicolo esterno: Meta affitterà l’infrastruttura e deterrà solo una quota minoritaria (20%) del veicolo proprietario. Il resto sarà finanziato da soggetti come Pimco (debito) e Blue Owl (equity), con debito strutturato su 20 anni e un tasso d’interesse intorno al 6,85%.

Questo approccio consente a Meta di non aumentare il proprio indebitamento formale, ma comporta comunque obblighi futuri di pagamento significativi sotto forma di affitti pluriennali.

Secondo Morgan Stanley, nei prossimi tre anni potrebbero servire oltre 700 miliardi di dollari in finanziamenti privati (private credit) per sostenere lo sviluppo di infrastrutture legate all’IA. Si tratta di una cifra enorme che evidenzia quanto il settore stia attraendo capitali al di fuori dei canali bancari tradizionali.

Questi strumenti finanziari sono spesso meno regolamentati e più flessibili, ma anche più opachi. Gli investitori che partecipano a queste operazioni sono fondi pensione, compagnie assicurative, fondi alternativi: in ultima analisi, si tratta di soggetti che gestiscono il risparmio delle famiglie, seppur in modo indiretto.

Gli analisti iniziano a sollevare dubbi sulla sostenibilità di questo modello di crescita. Le principali criticità identificate sono:

• Obsolescenza tecnologica: i chip ad alte prestazioni impiegati nei data center hanno cicli di vita sempre più brevi.
• Domanda volatile: sebbene l’IA generativa sia in forte espansione, non è detto che la domanda di calcolo cresca all’infinito.
• Effetto leva “nascosta”: anche se il debito non appare nei bilanci dei colossi tech, gli impegni pluriennali di affitto rappresentano una forma di passività implicita.
• Sovraccapacità: secondo alcune analisi c’è il rischio che si stiano costruendo più data center di quanti ne saranno effettivamente necessari.
• Rischio per gli investitori finali: se questi progetti fallissero nel lungo termine, a pagarne le conseguenze potrebbero essere i fondi pensione o gli assicuratori che hanno finanziato il private credit.

Un settore altamente esposto al ciclo economico e all’evoluzione tecnologica
La situazione attuale ricorda, per alcuni analisti, altre fasi storiche di investimento massiccio in nuove tecnologie, come la corsa alla fibra ottica nei primi anni 2000 o quella ai pannelli solari negli anni 2010.
Inoltre, la traiettoria dell’IA non è lineare: basti osservare come alcuni modelli recenti abbiano richiesto più potenza computazionale, ma con benefici marginali decrescenti in termini di prestazioni reali.

Il rischio sistemico, pur non essendo immediato, risiede nella concentrazione degli investimenti in pochi soggetti e pochi fornitori di chip e infrastrutture, come Nvidia, AMD, TSMC e Microsoft. Se uno di questi anelli dovesse indebolirsi, l’effetto a catena potrebbe impattare l’intera filiera.

I mega-investimenti nei data center IA rappresentano una scommessa sul futuro. Ma come ogni scommessa, comportano rischi strutturali che non possono essere ignorati.
Le aziende tecnologiche stanno usando modelli di finanziamento sempre più complessi per sostenere una crescita che potrebbe non mantenere le promesse.

Il settore dell’intelligenza artificiale potrebbe davvero trasformare l’economia globale, ma se gli investimenti non si dimostreranno sostenibili nel lungo termine, gli effetti potrebbero ricadere anche su mercati finanziari, fondi e famiglie.