Vladimir Putin non perde occasione per rimarcare il fallimento delle sanzioni occidentali. “Volevano indebolire la nostra industria, la nostra finanza e i servizi del nostro Paese, ma hanno fallito”, ha dichiarato il capo del Cremlino alla recente conferenza sugli investimenti VTB.
Di fronte a quella che potrebbe essere definita élite economica nazionale, Putin ha sottolineato che quest’anno la crescita della Russia avrebbe raggiunto il 4%. Il Washington Post ha scritto però che i dirigenti delle grandi aziende stanno lanciando preoccupanti segnali di allarme. Di che cosa si tratta? Nel 2025 gli aumenti dei tassi di interesse della banca centrale – necessari per combattere l’inflazione dilagante e conseguenze sia delle sanzioni occidentali che dalla frenetica spesa militare del governo - potrebbero portare l’economia russa a un inaspettato arresto.
Il quotidiano statunitense ne è quasi sicuro: tra qualche mese, in Russia, potrebbe verificarsi un’ondata di fallimenti. Anche tra le fila dell’industria militare, visto che il boom della produzione che alimenta la guerra di Mosca in Ucraina dovrebbe rallentare. Il risultato? Mosca rischia di non essere più in grado di rifornire l’equipaggiamento perso sul campo di battaglia a ritmi così elevati.
Certo, va detto che la fonte statunitense di questa notizia rientra nelle numerose voci che, nel corso degli ultimi mesi, avevano più volte predetto (invano) il crollo della Russia. L’aumento dei tassi di interesse deve però essere attenzionato a dovere.
Cosa succede in Russia
L’inflazione, salita oltre il 9%, è un problema serio. All’orizzonte si intravedono le ombre di due fenomeni economici avversi: stagflazione prolungata o, peggio ancora, una recessione. Per questo la banca centrale russa sarà costretta ad imporre un altro, imminente, aumento dei tassi di interesse.
Ebbene, pare che i membri della cerchia ristretta di Putin - solitamente silenziosi - abbiano criticato la politica che ha mantenuto il tasso chiave al 21%. Non solo: le ultime e dure sanzioni statunitensi su 50 banche russe, tra cui Gazprombank, un canale chiave per i pagamenti energetici, avrebbero ulteriormente aumentato i costi di transazione per gli importatori ed esportatori russi, così da far precipitare il rublo al livello più basso rispetto al dollaro dal 2022 ad oggi.
Il calo del rublo ha alimentato anche l’inflazione: il tasso è aumentato di un ulteriore 0,5% tra il 26 novembre e il 2 dicembre, secondo l’agenzia di statistica russa Rosstat. Boris Kovalchuk, capo dell’organismo di controllo finanziario del Paese e figlio di uno degli alleati più stretti di Putin, il banchiere di San Pietroburgo Yury Kovalchuk, ha avvertito, lo scorso 27 novembre, che gli aumenti dei tassi di interesse stavano “limitando le possibilità di investimento delle aziende e portando a una crescita della spesa del bilancio federale”.
Igor Sechin, un altro stretto alleato di Putin alla guida del colosso petrolifero Rosneft, ha attaccato duramente la banca centrale nel rapporto finanziario trimestrale della sua azienda, affermando che gli aumenti dei tassi stavano avendo un “impatto negativo sul costo del finanziamento” per l’azienda, così come per i suoi appaltatori e fornitori, e stavano erodendo i profitti.
Allarmi esagerati o da prendere in considerazione?
Sergei Chemezov, stretto alleato di Putin e a capo del conglomerato statale russo di armi RosTec, ha avvertito che se i tassi fossero rimasti ai livelli attuali, “praticamente la maggior parte delle nostre imprese sarebbe fallita.” Secondo la Russian Union of Shopping Centers oltre 200 centri commerciali rischierebbero il fallimento a causa degli elevati costi di finanziamento.
Tra i più colpiti da questa situazione ci sarebbero i contractor dell’industria della difesa russa che, secondo Alexandra Prokopenko, ex consigliere della banca centrale russa e ora ricercatrice presso il Carnegie Russia Eurasia Center, stanno segnalando mancati pagamenti e crescenti costi di finanziamento. “Le aziende non nascondono che è più redditizio per loro mettere soldi in deposito che investire in attività commerciali”, ha affermato.
L’agenzia di stampa russa Interfax ha riferito il 3 dicembre che i mancati pagamenti si starebbero diffondendo in tutta l’economia: le grandi e medie imprese hanno ritardato il 19% dei pagamenti tra luglio e settembre, mentre le piccole imprese hanno ritardato il 25% dei pagamenti nello stesso periodo. “La causa principale dei problemi dell’economia è la carenza di manodopera e le sanzioni mentre il sintomo è un’impennata inflazionistica,” ha spiegato Anton Tabakh, economista capo dell’agenzia di rating russa Expert RA.
Nel 2025 la spesa statale russa dovrebbe aumentare del 67,5% rispetto al 2021, prima dell’offensiva militare in Ucraina. A fronte di queste ingenti somme, gli aumenti dei tassi di interesse avrebbero avuto finora solo un effetto limitato...
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