Dopo il blitz fallito sui beni russi di Euroclear, l’economia tedesca è sempre più in bilico

Francesco Simoncelli

5 Agosto 2026 - 11:45

Debito improduttivo e crescita zero: perché l’economia tedesca si sta riducendo del 4%.

Dopo il blitz fallito sui beni russi di Euroclear, l’economia tedesca è sempre più in bilico

Il 2025 si è concluso per la cancelleria tedesca con un sonoro botto a Bruxelles. Dopo il fallito blitz contro i beni russi di Euroclear, Berlino ha volto lo sguardo alla sperata ripresa dell’economia tedesca, ma anche qui, per gli ingenui statistici, si prospetta un’altra amara realtà: la ricchezza non si crea con il debito improduttivo.

È difficile stabilire se il Cancelliere trovi appagamento, o persino gioia, nel suo attuale incarico. Non che Friedrich Merz, con i suoi numerosi stratagemmi politici, possa vantare una qualche felicità professionale. Eppure, la curiosità rimane: come dev’essere la psiche di un uomo che per quasi otto mesi è stato condotto per il naso da bucanieri socialdemocratici come Lars Klingbeil e Bärbel Bas attraverso il circo politico, esposto, umiliato e ripetutamente ridicolizzato?

Marcia verso l’economia pianificata

Le grandiose promesse di Merz di snellire la burocrazia, di dare impulso all’economia con una serie di riforme autunnali e il suo bizzarro patriottismo economico alla “Made for Germany” si dissolvono al minimo soffio di opposizione interna alla coalizione. Sembra una commedia ingenua: la CDU e l’SPD camuffano le politiche di riforma, solo per condurre il piano centralizzato di trasformazione della società e dell’economia attraverso mari sempre più agitati. Il buon vecchio Erich... cosa avrebbe pensato di ciò che è diventata la vecchia “RFT”?

La continua umiliazione pubblica subita dall’ex-direttore della colazione di BlackRock, Friedrich Merz, ha raggiunto un culmine (temporaneo) a Bruxelles: al vertice UE ha ricevuto un sonoro schiaffo dalla piccola coalizione di Visegrád guidata dal primo ministro ungherese, impedendo di fatto l’espropriazione dei beni russi presso Euroclear.

Per coloro che comprendono l’importanza di Euroclear e che intuiscono anche solo vagamente cosa significhi danneggiare un pilastro dell’architettura del mercato finanziario internazionale basata sulla fiducia, un sospiro di sollievo era inevitabile.

Ciò che minacciava la situazione era niente meno che un calcio sconsiderato alle fondamenta del sistema, dettato dall’ignoranza, dall’incompetenza politica, o da una negazione quasi maniacale della realtà riguardo alla guerra perduta in Ucraina. Il panico ha preso il sopravvento sulla ragione, l’UE e l’Europa sono sprofondate sempre più nella spirale del debito e della recessione, la cui accelerazione sta ora facendo perdere la testa a città un tempo prospere come Stoccarda e Wolfsburg.

A Bruxelles, a Merz e ai suoi alleati è stato mostrato un limite invalicabile. Si è chiuso così il cerchio su un 2025 tutt’altro che positivo per lui e tutto lascia presagire che la conclusione di quest’anno offrirà ben pochi motivi di ottimismo.

Verso il tramonto

La sola economia tedesca garantisce che il 2026 proseguirà senza soluzione di continuità il disastro del 2025. Una valutazione economica onesta richiede la volontà di un inventario onesto. La quota dello Stato sul PIL tedesco ha superato da tempo la fatidica soglia del 50%. I nuovi prestiti, al netto degli artifici contabili del governo federale, ammonteranno a circa il 5,6%.

La strenua battaglia di Merz contro il freno al debito costringe ormai persino gli economisti della Bundesbank a una valutazione realistica. Per quest’anno prevedono un deficit di bilancio ufficiale del 4,8%, una cifra che conferma indirettamente la nostra stima del nuovo indebitamento effettivo.

Se si considera lo Stato come un consumatore che colma i propri deficit creando debito improduttivo, allora una crescita pari a zero, secondo le statistiche, non significa altro che l’economia privata – quella che produce beni e servizi per i consumatori reali – si sta riducendo drasticamente.

Per contrastare questa erosione economica, il governo federale, oltre al suo bilancio già fortemente in deficit, convoglia fondi speciali verso due economie artificiali: l’economia verde e il settore bellico. A tale scopo vengono presi in prestito sul mercato del credito oltre €50 miliardi all’anno.

È questo miscuglio di ignoranza economica, oblio storico e fede quasi infantile nei miracoli che lascia senza parole! Si può tranquillamente presumere che nessun membro del governo comprenda che solo il capitale risparmiato dal processo economico e trasformato in investimenti sul libero mercato crea ricchezza.

Il duo Merz-Klingbeil sta costruendo un’economia fatta di bolle, ideologicamente impegnata nella transizione verde, ma geopoliticamente basata su un’idea storicamente fatale: la crescita di un’economia di guerra.

La silenziosa erosione dell’economia reale

Questa linea di politica potrebbe ulteriormente gonfiare il settore pubblico. La semplice distribuzione di questi enormi programmi di debito e credito mette al lavoro decine di migliaia di persone a scapito della popolazione produttiva. L’elevato ritmo normativo di Bruxelles e Berlino ha costretto l’economia tedesca a creare circa 325.000 nuovi posti di lavoro amministrativi negli ultimi tre anni, unicamente per gestire la valanga di documenti e requisiti normativi.

Lo Stato, di fatto, esternalizza la propria burocrazia e distorce le statistiche a più livelli. Mentre gli apparati amministrativi crescono, centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore industriale sono già andati perduti. La stima di consenso per una crescita economica nel 2026 di appena l’uno per cento è la vera catastrofe che Berlino deve ora affrontare.

Poco importa quanto credito lo Stato ritiri dal mercato dei capitali, o quali incentivi crei per indirizzare i capitali privati ​​verso aree industriali dismesse – come l’acciaio verde o l’energia eolica. In questo contesto, il settore privato si ridurrà di almeno il quattro percento solo quest’anno.

Il punto di svolta

Per Friedrich Merz questa catastrofe economica non è più solo una bomba a orologeria politica interna. Se la spirale discendente continua, gli spettacoli mediatici, le ritualizzate critiche agli imprenditori, il patriottismo vuoto e gli infiniti slogan sulla “perseveranza” non basteranno a spiegare ai cittadini perché il loro dissanguamento attraverso tasse e mercato del lavoro continua ad aumentare mentre nessuno affronta le cause.

In sostanza, questa crisi riguarda la correzione di due fondamentali errori ideologici. Verrà il momento in cui la Germania dovrà abbandonare l’illusione di sinistra: agire permanentemente come ufficio sociale mondiale. Questa svolta coinciderà con la fine del distruttivo socialismo climatico: o porterà l’industria tedesca al fallimento, oppure la spingerà tra le braccia di Paesi gestiti in modo razionale.

Il gruppo di Visegrád ha dato un calcio dimostrativo agli stinchi di Merz, ma le dinamiche reali sono più complesse: si sta formando una forte opposizione di partiti e governi conservatori – provenienti da Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Italia. Alla fine questi partiti decapiteranno la Medusa del socialismo climatico, ovvero i pianificatori centralizzati. Tuttavia, visti i forti venti contrari e la feroce resistenza del potente nucleo di Bruxelles, la nascita del Perseo europeo liberatore potrebbe rivelarsi un’impresa lunga e ardua.

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