Conviene investire a 6 anni su un titolo di Stato in euro con rendimento al 4,8%?

Stefano Vozza

9 Marzo 2026 - 15:38

Obbligazione sovrana a 6 anni ma con tassi di interessi fissi e costanti con stacco cedola annuale e senza rischio di cambio

Conviene investire a 6 anni su un titolo di Stato in euro con rendimento al 4,8%?

Concluso il collocamento il neo bond retail della famiglia Valore, martedì 10 si passerà al regolamento delle sottoscrizioni, cioè allo scambio titoli-soldi. Chi lo ha comprato vedrà sul conto l’ammanco corrispondente al nominale sottoscritto e, di contro, un asset attivo in portafoglio. Cioè un titolo che da quel giorno, detto data di godimento, diventerà fruttifero fino a scadenza o eventuale rivendita anticipata.

Sempre sulla stessa distanza, ecco un altro titolo di Stato a tassi fissi rende il 4,8% e scade nel 2032 come il BTP Valore.

I punti chiave del BTP Valore 2032

Il bond “alternativo” rumeno che qui analizzeremo ha alcuni punti in comune con il neo Valore Mz32. Vale a dire la valuta di denominazione (euro), il taglio minimo di sottoscrizione di 1.000 €, l’emittente sovrano, quasi la stessa durata residua. Da lì in poi iniziano i distinguo, che non sono pochi né di impatto irrisori. Fissiamo i punti chiave del bond retail targato MEF.

Il neo Valore Mz32 è un bond a 6 anni a tutti gli effetti, mentre nell’altro caso è la durata residua a 6 anni. Inoltre nasce alla pari e senza meccanismo d’asta, ma tramite la piattaforma MOT di Borsa Italiana ed è rivolto ai soli investitori retail.
Altre divergenze cruciali riguardano la liquidità sul mercato secondario, la struttura e periodicità della liquidazione interessi e il rischio emittente.

Sul primo punto dovremo attendere l’inizio delle negoziazioni da martedì 10. Tuttavia, dall’analisi dei titoli similari già quotati possiamo sbilanciarci e dire che al 90% il titolo vanterà buoni scambi sia in termini di contratti che di controvalori. Sul secondo, le due certezze sono in primis la periodicità trimestrale della cedola, con stacco ad ogni 10 di giugno, settembre, dicembre e marzo. L’altra certezza è la natura step-up degli interessi, cioè fissi e crescenti secondo la sequenza 2-2-2. Quelli definitivi sono del 2,60% p.a. nel 1° biennio, del 3,20% p.a. nel 2° e del 3,80% p.a. nel 3° biennio, più premio fedeltà finale dello 0,80%.

L’obbligazione a tassi fissi e costanti al 2%

Ora vediamo l’obbligazione della Repubblica di Romania nata il 28 gennaio 2020 al prezzo di emissione a 99,736 e in scadenza il 28/01/’32, quasi pari durata del neo Valore ‘32. Ha identificativo ISIN XS2109812508 ed è quotato e negoziato sul MOT di Borsa Italiana. In verità gli scambi sul mercato secondario non sono così alti, per niente proprio. I contratti giornalieri degli ultimi 30 giorni sono racchiusi tra i 5 e i 18, con controvalori daily in media tra i 100/300mila €.

Malgrado la durata e il rating emittente non eccelso, l’obbligazione paga interessi annui del 2%, l’1,75% al netto del 12,50% di ritenuta fiscale. La ratio risiede nel fatto che è nato nell’anno del Covid quando il costo del denaro era praticamente nullo. La cedola ponderata del neo BTP Valore 32, per esempio, si attesta al 3,067% annuo lordo su 6 anni di vita e con un minor rischio di credito.

Pertanto non stupisce che quando gli yield siano esplosi il bond rumeno sia sprofondato fino al minimo di area 60 circa nell’ottobre 2022. Stamane prezza 84,90 per un rendimento effettivo a scadenza in area 4,8% (dati: Borsa Italiana). A maggio scorso lo si acquistava anche a 75-76 centesimi, livelli dai quali sono ripartiti fino al massimo annuo a 88,41.

Questo titolo di Stato a tassi fissi rende il 4,8% e scade nel 2032 come il BTP Valore

Rispetto allo step-up targato MEF c’è uno scarto di ritorno del 9% lordo circa, non male. Anzi, nella misura in cui si riuscisse a ottimizzare ancora il prezzo di ingresso lo yield a scadenza salirebbe ancora, a beneficio dell’investimento.
Il bond rumeno stacca una sola cedola annua a fine gennaio, il cui tasso è inferiore a quello dei primi due anni del Valore Mz32 (2,50%). Dunque, il grosso dei guadagni sta nel futuro recupero della parità e si tratta di un buon 15% sul valore di emissione e di un quasi 18% dai valori attuali.

Nel complesso si tratta di un prodotto ad elevato rischio emittente data la malmessa situazione economica, politica e di riserve valutarie. Oggi il rating è al livello più basso dell’area investment grade, ossia BBB- per S&P e Fitch e Baa3 per Moody’s, mentre l’outlook è negativo. L’economia esporta molto meno di quanto importa, per cui scarseggiano le riserve valutarie con cui rimborsare i prestiti non denominati in Leu. Nel futuro prossimo le entrate più corpose attese dal Governo di Bucarest riguardano le tranches del PNRR e del programma Safe. Infine pensiamo all’inflazione, a gennaio ancora all’8,5% che porta la Banca Centrale rumena a tenere i tassi al 6,5%, livelli molto lontani dalla media dei Paesi UE.