D’Alimonte: “Elettorato volatile, la Lega può crescere ancora se attecchisce al Sud”

Intervista al professore Roberto D’Alimonte sull’evoluzione dello scenario politico dopo il voto del 4 marzo: “Al PD serve un progetto credibile”.

D'Alimonte: “Elettorato volatile, la Lega può crescere ancora se attecchisce al Sud”

Cinque mesi dopo la nascita del “governo del cambiamento” la maggioranza Lega-Movimento 5 Stelle si trova ad affrontare, con la legge di Bilancio, il suo primo vero banco di prova mentre le opposizioni, Forza Italia e Partito Democratico, stanno ancora cercando di riorganizzarsi dopo la debacle elettorale delle politiche.

In questo scenario l’andamento dei sondaggi, dalle elezioni del 4 marzo fino a oggi, ha ipotizzato un mutamento anche sensibile delle percentuali attribuite ai vari partiti durante questi mesi.

Un quadro politico in piena evoluzione che abbiamo voluto analizzare con il professore Roberto D’Alimonte, direttore del dipartimento di Scienze Politiche della LUISS e uno dei massimi esperti di sistemi elettorali.

QUI LA NOSTRA INFOGRAFICA SULL’ANDAMENTO DEI SONDAGGI

L’analisi dell’andamento dei sondaggi con il professore D’Alimonte

Professore, rispetto al 4 marzo lo scenario politico è già mutato con la Lega indicata adesso come primo partito. Secondo lei Salvini può crescere ancora oppure il Carroccio è arrivato al suo apice?

Innanzitutto bisogna dire che non c’è stato soltanto il balzo dal 17% del 4 marzo al 30% che ora viene attribuito, ma anche quello precedente che ha portato la Lega dal 4% al 17% delle elezioni. Un risultato straordinario che non ha eguali in tempi recenti nei paesi dell’Europa Occidentale. Salvini al momento è vicino al suo massimo, può guadagnare ancora qualcosa se riesce ad attecchire al Sud.

In quest’ottica, il chiacchierato nuovo partito di Salvini potrebbe essere una soluzione per aumentare i consensi anche al Sud?

Già oggi se la Lega a livello nazionale è al 30% vuol dire che al Sud è tra il 10% e il 20%. Al momento esistono due partiti: la Lega Nord e la Lega per Salvini Premier. Il primo è il partito del Nord e il secondo dovrebbe essere lo strumento per mettere radici al Sud. La situazione però è confusa. Se Salvini vuole andare oltre il 30% deve crescere al Sud. Si vedrà se l’attuale strategia con una Lega a due facce funzionerà.

Nella maggioranza di governo invece il Movimento 5 Stelle è dato in calo. Un’opportunità questa più per il Partito Democratico o per il centrodestra?

Salvini ha già pescato nel bacino elettorale del M5S. Se ci fosse un Partito Democratico con un’offerta credibile questa sarebbe un’occasione per recuperare terreno. Al momento però nel PD si stanno trastullando in liti interne congressuali.

Zingaretti può essere l’uomo del rilancio per il PD, oppure la crisi dei dem è irreversibile come sembrerebbe essere quella dei socialisti in Germania e in Francia?

Non esiste un destino scritto per i partiti. In Spagna e in Inghilterra per i socialisti sta andando in maniera differente rispetto a Germania e Francia. In tutta Europa c’è grande volatilità e grande incertezza, ma per rilanciarsi serve un leader e un progetto credibile. Non conosco bene Nicola Zingaretti e quindi non posso esprimermi sulle sue capacità di leadership, ma sicuramente con lui segretario si uscirebbe dall’attuale situazione di incertezza che è lo scenario peggiore per il PD. Poi bisogna vedere se Zingaretti dimostrerà di avere le qualità per rilanciare veramente il partito con idee nuove, una nuova classe dirigente e uno stile di comunicazione più adatto ai nuovi tempi.

Nel centrodestra Forza Italia e Fratelli d’Italia rischiano di essere inghiottiti da Salvini?

Senza dubbio Matteo Salvini è diventato il leader del centrodestra, ma non può fare a meno di Berlusconi e della Meloni perché tutti i sistemi elettorali in Italia, dalle politiche alle regionali fino alle amministrative, incentivano la formazione di coalizioni prima del voto. La Lega non può vincere da sola e quindi continua ad avere bisogno di Forza Italia e Fratelli d’Italia, il centrodestra continuerà a esistere e Salvini dovrà fare qualche compromesso con i suoi alleati.

La sinistra invece è sempre frammentata. Alle europee la soglia di sbarramento è al 4%, con Liberi e Uguali e Potere al Popolo che così rischiano entrambi di rimanere fuori.

Per le elezioni europee penso che qualcosa faranno. Non penso che andranno divise ma che, come alle europee del 2014, cercheranno di aggregarsi. Non credo che nascerà un nuovo partito. Quanto meno inizialmente ci sarà soltanto un accordo elettorale, poi magari, in caso di un buon risultato, potrebbero decidere di andare avanti, ma questo dipenderà anche da cosa succederà all’interno del PD.

Lei prima ha parlato della grande volatilità dell’elettorato. Con una politica che ormai è tutta incentrata sulle figure dei leader a discapito dei partiti, sono possibili nuovi grandi cambiamenti?

Possono sicuramente esserci dei grandi cambiamenti. Potrebbero scendere in campo nuovi leader, anche se al momento non ne vedo. Oppure vecchi leader potrebbero tentare nuove strade. Penso per esempio a Matteo Renzi, che ha sempre escluso di uscire dal PD ma che recentemente ha annunciato la nascita di comitati civici che potrebbero diventare l’ossatura di una nuova formazione politica come ha fatto Emmanuel Macron in Francia.

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