Inquilini morosi? Stop alle tasse sugli affitti non pagati

Gli affitti non pagati da inquilini morosi non saranno più tassati: la novità in uno degli emendamenti della Lega alla Legge di Bilancio 2019.

Inquilini morosi? Stop alle tasse sugli affitti non pagati

Stop alle tasse sugli affitti non pagati dagli inquilini: è questa una delle novità previste dagli innumerevoli emendamenti alla Legge di Bilancio 2019.

A presentare la proposta sono stati in maniera congiunta Lega e M5S, motivo che dovrebbe rendere più facile l’inserimento della misura tra le novità fiscali del 2019.

Intanto è bene capire come funzionerebbe la misura e cosa cambia rispetto ad oggi.
L’attuale normativa obbliga i proprietari di casa a dichiarare (e quindi a tassare) anche gli importi dei canoni di locazione non pagati dagli inquilini morosi.

Su tali somme, anche se mai percepite, dovranno essere pagati Irpef o cedolare secca in maniera regolare, salvo richiedere successivamente un credito d’imposta di pari importo dopo la convalida del provvedimento di sfratto.

Tuttavia è noto che gli sfratti in Italia sono tutt’altro che veloci e che per questo dare casa in affitto è più una scommessa che un vantaggio.

La soluzione ad una delle maggiori criticità per i proprietari di immobili dati in affitto per i quali gli inquilini non pagano il canone mensile di locazione potrebbe quindi arrivare a partire dal prossimo 1° gennaio 2019.

Inquilini morosi? Stop alle tasse sugli affitti non pagati

L’emendamento alla Legge di Bilancio 2019 presentato dall’On. Ruocco per il M5S e dall’On. Gusmeroli della Lega prevede l’esonero dall’obbligo di inserire in dichiarazione dei redditi l’importo relativo ai canoni di locazione non percepiti dal proprietario.

La mossa, volta ad evitare che le cattive prassi degli inquilini morosi danneggino i contribuenti con case concesse in locazione, prevede come naturale conseguenza che non sarà più necessario pagare le tasse sugli affitti non pagati.

Sia che si sia optato per la tassazione ordinaria Irpef che in caso di esercizio dell’opzione per la cedolare secca sarà quindi modificata la regola prevista dall’art. 26 del Codice Civile che, ad oggi, stabilisce che i redditi da locazione di immobili ad uso abitativo concorrono alla formazione del reddito imponibile a prescindere dalla loro percezione.

La novità dovrebbe riguardare soltanto i casi di morosità relativi ad immobile ad uso abitativo, lasciando fuori le locazioni con finalità di impresa o lavoro autonomo.

Tassazione affitti non pagati: cosa prevede la legge oggi

È il Codice Civile a chiarire cosa prevede la legge ad oggi sui canoni di locazione non pagati.

L’articolo 26, comma 1 stabilisce che soltanto al momento della conclusione del procedimento giurisdizionale della convalida di sfratto i redditi da locazione non percepiti non devono essere dichiarati.

Negli altri casi quindi concorrono all’ordinaria formazione del reddito del contribuente, senza considerazione della sua effettiva percezione o meno.

Tuttavia il legislatore ha previsto anche un’agevolazione (o meglio sarebbe dire una misura di equità): per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti, così come accertato nei procedimenti di convalida di sfratto per morosità, è riconosciuto un credito di imposta di pari ammontare. In sostanza ad oggi l’imposta Irpef dovuta (o la cedolare secca) deve essere anticipata e soltanto in seguito è possibile richiederne il rimborso.

Una procedura contorta per la quale si attende di conoscere quale sarà l’evoluzione delle novità previste dall’emendamento Lega e M5S in Legge di Bilancio 2019.

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