Inflazione Italia rallenta, +3% a giugno. Ma su tassi BCE in modalità allerta e la data della riunione si avvicina

Laura Naka Antonelli

16 Luglio 2026 - 11:40

L’inflazione in Italia rallenta ma rimane ben superiore al target del 2% della BCE. La prossima riunione della Banca centrale europea intanto è alle porte.

Inflazione Italia rallenta, +3% a giugno. Ma su tassi BCE in modalità allerta e la data della riunione si avvicina

Nel mese di giugno, l’inflazione dell’Italia misurata dall’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha riportato una variazione nulla su base mensile, salendo su base annua del 3%.

La crescita dell’inflazione ha rallentato dunque il passo, rispetto al +3,2% segnato a maggio.

Detto questo, il dato è di poca consolazione sia per gli italiani, che continuano a far fronte a prezzi che, sebbene in rallentamento, rimangono decisamente elevati, che per la BCE che, soprattutto con la fine del cessate il fuoco tra l’Iran e gli Stati Uniti, e dunque alle prese con il rischio che si ripresenti un nuovo shock energetico da guerra, si ritrova in modalità di allerta.

Dilemma tassi BCE tra PIL e inflazione, parla il falco tedesco

A confermare il dilemma della BCE, che lo scorso 11 giugno ha alzato i tassi di interesse dell’area euro per la prima volta dal settembre del 2023, e che tornerà a emettere il suo verdetto di politica monetaria giovedì prossimo, 23 luglio 2026, sono state le dichiarazioni rilasciate ieri dal Presidente della Bundesbank e dall’esponente del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, il falco tedesco Joachim Nagel.

In un’intervista rilasciata alla Reuters, Nagel ha sottolineato che “le rinnovate tensioni del conflitto militare in Medio Oriente e il recente aumento dei prezzi del petrolio indicano che la situazione rimane estremamente volatile e che l’incertezza è altrettanto alta”.

Di conseguenza, “rimane consigliabile reagire con cautela, ma agire con decisione se necessario”, il che significa che “la politica monetaria manterrà la sua posizione vigilante”.

Ansia inflazione, in Italia prezzi energetici regolamentati balzati del 9,2%, non regolamentati +13,3%

Tornando all’inflazione in Italia, l’Istat ha attribuito il lieve rallentamento del trend dei prezzi alla dinamica dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +5,5% a +4,4%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%), così come dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +1,1%).

Sono saliti invece a giugno i prezzi degli energetici, regolamentati (da +5,6% a +9,2%) e non regolamentati (da +12,5% a +13,3%).

L’inflazione di fondo o anche inflazione core, ovvero al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si è ridotta anch’essa in modo lieve, nel mese di giugno (da +1,7% a +1,6%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +1,9%) mentre, guardando a tutto il 2026, l’inflazione acquisita è risultata pari a a +2,6% per l’indice generale e a +1,7% per la componente di fondo.

L’Istat ha aggiunto che nel secondo trimestre dell’anno i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, sono saliti in modo più marcato per le famiglie con bassi livelli di spesa (+3,7%), segnando un rialzo più contenuto per quelle con livelli di spesa elevati (+2,6%).

L’Istituto Nazionale di Statistica ha annunciato inoltre che il tasso di variazione annua dei prezzi del “carrello della spesa” è rallentato da +1,9% a +1,3%.

Pur rallentando, l’inflazione morde, e la BCE si ritrova come al solito di fronte a una difficile scelta: continuare ad alzare i tassi o fare una pausa, almeno nell’imminente riunione della prossima settimana? O alzare ancora i tassi?

Riunione BCE alle porte, giovedì 23 luglio 2026 l’annuncio. Ma dati PIL e inflazione euro arriveranno solo dopo

In realtà è possibile che, nella riunione della prossima settimana, dunque di giovedì prossimo 23 giugno, la BCE faccia una pausa, in quanto alcuni dati macro saranno disponibili soltanto alla fine di luglio: nello specifico le stime preliminari della crescita del PIL dell’area euro del secondo trimestre e l’inflazione di luglio saranno pubblicate i prossimi 30 e il 31 luglio.

Ciò significa che la decisione sui tassi della prossima settimana verrà presa senza disporre dei dati macroeconomici più aggiornati e, anche, più cruciali.

Si tratta di market mover, hanno spiegato gli strategist della divisione tassi di ING Michiel Tukker e Benjamin Schroeder, in particolare quello sull’inflazione dell’Eurozona, che “saranno determinanti per mettere in discussione il posizionamento restrittivo (hawkish) dei mercati”.

Vero però che “quei numeri non saranno sufficienti a rassicurare gli investitori sui rischi di effetti di secondo livello”.

Tutta questa incertezza, hanno così concluso Tukker e Schroeder, “significa che le aspettative dei mercati sulla politica monetaria della Banca centrale europea potrebbero continuare a divergere da quelle sulla Federal Reserve” nel senso che, “se negli Stati Uniti il trend dell’inflazione dovrebbe continuare a essere discendente, in Europa il picco potrebbe non essere ancora stato raggiunto, soprattutto se i prezzi dell’energia dovessero tornare a salire”.

Tassi BCE, su cosa scommettono i mercati in vista della prossima riunione e nel lungo periodo

Il calo dei prezzi del petrolio registrato il mese scorso aveva spinto gli investitori a escludere quasi del tutto un rialzo dei tassi della BCE nella riunione della prossima settimana.

Attualmente, tuttavia, i mercati attribuiscono ancora circa il 20% di probabilità a un aumento del costo del denaro giovedì prossimo. Una probabilità bassa, la cui variazione indica tuttavia come i mercati stiano prestando grande attenzione al minimo segnale del ritorno di uno shock petrolifero da guerra.

Inoltre, in generale le stime sono di altri due rialzi da 25 punti base entro la prossima primavera, che porterebbero il tasso sui depositi della BCE al 2,75%. Lo scorso 11 giugno, con la sua stretta monetaria di 25 punti base, la BCE ha alzato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali rispettivamente al 2,25%, al 2,40%, al 2,65%.