Il controllo dei prezzi si realizza con la stretta monetaria: è un cappio al collo che strozza l’economia, come si insegna su tutti i manuali.
Ma i danni sono rilevanti, quando non si distingue il tipo di inflazione che si deve contrastare, se deriva da un eccesso di domanda interna o da fenomeni speculativi internazionali che intervengono sui prezzi dei prodotti venduti sul mercato.
In questo caso, le politiche monetarie restrittive non fanno altro che accelerare il processo di impoverimento interno, alterando la distribuzione delle risorse a danno dell’economia reale, di imprese e famiglie, a favore del sistema finanziario.
E’ tutto vero: a maggio scorso, gli impieghi delle banche in Italia, in pratica il volume complessivo del credito erogato, sono stati ancora inferiori rispetto al livello di cinque anni fa.
Troppi eventi si sono succeduti in questo lasso di tempo, visto che nel maggio del 2020 eravamo nel pieno della prima ondata di epidemia di Covid-19 e l’economia era paralizzata, con un crollo del PIL già nel primo trimestre di quell’anno rispetto al 2019.
Gli impieghi al complessivo settore privato dell’economia a maggio 2020 furono di 1.425 miliardi di euro, saliti a 1.483 miliardi a maggio 2022, ma ridiscesi a 1.410 miliardi a maggio 2024 per continuare a ridursi fino a 1.405 miliardi nel febbraio di quest’anno e risalire a soli 1.413 miliardi a maggio: sono ancora ben 70 miliardi di euro in meno rispetto al livello del maggio 2022.
La penalizzazione del credito erogato alle famiglie ed alle società non finanziarie è stata feroce, visto che a maggio 2022 gli impieghi ammontavano a 1.343 miliardi, mentre a maggio scorso non arrivavano che a 1.270 miliardi, con una riduzione di ben 73 miliardi di euro.
E’ una cifra estremamente rilevante, visto che in termini nominali il PIL dell’Italia è passato dai 1.998 miliardi di fine 2022 ai 2.250 miliardi stimati alla fine di quest’anno, con un incremento di ben 252 miliardi di euro.
In pratica, mentre tra il 2022 ed il 2025 il PIL nominale è aumentato di 252 miliardi di euro, il credito a famiglie ed imprese è diminuito sempre in valori correnti di 73 miliardi.
Senza tener conto che il PIL reale è aumentato di 36 miliardi di euro, passando da 1.907 a 1943 miliardi.
C’è un altro indicatore che conferma la particolare parsimonia delle banche nell’erogare credito: le consistenze dei crediti deteriorati sono scese dai 50,5 miliardi del 2020 ai 31,1 miliardi di aprile scorso.
In termini percentuali sugli impieghi, i crediti deteriorati sono passati dal 2,2% all’1,5%.
I tassi di interesse medi mensili sulle consistenze dei prestiti alle società non finanziarie hanno avuto una dinamica eccezionalmente rilevante, passando dal minimo dell’1,21% del maggio 2020 al massimo del 5,38% del maggio 2024, per ridursi al 3,64% nell’aprile scorso: in pratica, indebitarsi oggi costa ben 2,43 punti percentuali in più rispetto al 2020.
Per il complesso di imprese e famiglie, i tassi medi mensili sono passati dalla media del 2,4% del maggio 2020 al 4,07% di maggio scorso, dopo essere arrivati al picco del 4,80% a maggio di un anno fa: un tasso di interesse esattamente raddoppiato che ha fatto ingigantire i profitti delle banche che hanno pure ridotto il peso dei crediti deteriorati.
La conclusione è semplice: da una parte è stato ridotto il volume del credito, e dall’altra l’aumento dei tassi di interesse ha spostato risorse dal settore dell’economia reale, famiglie ed imprese, al sistema finanziario.
Credito più scarso e più caro: l’economia rallenta perché scendono i consumi e gli investimenti ed i prezzi dovrebbero calare di conseguenza… se non fosse che le imprese cercano di scaricare i loro maggiori costi, anche quelli del credito, sui prezzi di vendita.
Per questo motivo i prezzi non scendono con la velocità che ci si aspetta.
Quando i prezzi aumentano per fenomeni esogeni, a causa di dinamiche a livello internazionale, gli aggiustamenti dell’economia reale che ne conseguono sono strutturali: si diventa più poveri.
In queste condizioni, la politica monetaria restrittiva non serve ad altro che ad accelerare questo processo di trasferimento di risorse dall’interno all’estero, favorendo l’intermediazione finanziaria che si arricchisce con l’aumento dei tassi di interesse.
Le imprese sono spompate ma cercano comunque di recuperare i margini, mentre le famiglie rimangono letteralmente senza soldi.
Intanto, il sistema bancario che ha accumulato profitti straordinari li distribuisce o li deve precipitosamente utilizzare con acquisizioni varie.
Chi è riuscito a vendere merci sui mercati internazionali a prezzi esorbitanti, ha accumulato fortune immense.
E’ tutto sempre molto semplice: mors tua, vita mea.