Inflazione più alta con shock petrolio. Una banca centrale ha deciso di non perdere tempo, alzando i tassi al record in un anno.
In attesa dei verdetti sui tassi che arriveranno prima dalla Fed di Jerome Powell, nella giornata di domani, poi dopodomani dalla BCE di Christine Lagarde, una banca centrale ha già alzato i tassi per colpa del balzo dei prezzi del petrolio.
È la Reserve Bank of Australia, banca centrale dell’Australia, che ha annunciato oggi, martedì 17 marzo 2026, di aver alzato i tassi di riferimento per il secondo mese consecutivo.
La Banca centrale australiana alza tassi dello 0,25% al 4,1%. Record dall’aprile 2025
La stretta monetaria della banca centrale australiana, pari allo 0,25%, ha portato i tassi al 4,1%, al record dall’aprile del 2025.
Prezzi petrolio mettono ansia alla Banca centrale australiana. Tassi alzati al record in quasi un anno
La Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi di 25 punti base al 4,1%, al record dall'aprile del 2025 (Fonte Reserve Bank of Australia)
Sebbene ampiamente prezzata dai mercati, la decisione è stata sofferta, come conferma la profonda spaccatura all’interno dell’istituzione: il rialzo dei tassi è stato votato a favore da 5 dei 9 esponenti della Commissione di politica monetaria dell’RBA. I restanti 4 hanno votato contro.
Alla base della decisione finale, il timore per un’accelerazione dell’inflazione che, è stato chiarito, era stato manifestato ancora prima dell’escalation delle tensioni geopolitiche che è seguita all’attacco contro l’Iran, il 28 febbraio scorso, da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Ai timori manifestati già in precedenza, si sono aggiunte ovviamente le preoccupazioni dell’RBA per l’impatto che i prezzi più alti del petrolio e in generale dei carburanti potrebbero avere sull’inflazione.
“Sebbene l’inflazione sia scesa in modo significativo rispetto al picco del 2022, è aumentata in modo notevole nella seconda metà del 2025,” si legge nel comunicato della RBA, che ha precisato poi che “il conflitto in Medio Oriente si è tradotto in prezzi dei carburanti molto più alti che, se sostenuti, contribuiranno a far salire l’inflazione”.
Rialzo tassi Reserve Bank of Australia, perché una decisione così sofferta? La parola all’economista
La profonda frattura che ha spaccato in due la banca centrale australiana, creando due fronti opposti - i favorevoli all’aumento dei tassi e quelli contrari - è stata spiegata dalla vice capo economista di AMP, Diana Mousina.
Da un lato, nel motivare la decisione finale dell’RBA di alzare i tassi per la seconda volta consecutiva, Mousina ha ricordato che “’l’inflazione sta aumentando un po’, e i prezzi della benzina, che hanno un peso di circa il 3% nel paniere dell’inflazione, potrebbero aggiungere circa l’1% all’inflazione complessiva, se dovessero rimanere ai livelli attuali”.
L’economista ha tuttavia ricordato anche l’effetto zavorra che un’inflazione troppo alta ha sull’economia, finendo con l’affossare la domanda, dunque i consumi e, con il tempo, anche se stessa.
Se prolungata nel tempo, ha spiegato Mousina, l’inflazione “ha un impatto negativo sui consumi”.
Di fatto, “ prezzi più alti del petrolio sono una tassa sulle spese, che frena la domanda ”, visto che, “per quanto i carburanti siano una necessità, se i prezzi rimarranno a questi livelli, la gente cercherà di tagliare il più possibile le spese”, astenendosi al contempo dal fare anche “altri tipi di acquisti” e deprimendo infine l’economia.
Secondo l’esperta, sarebbe stato proprio questo fattore, ovvero la presenza di “un forte rischio al ribasso che deriva dai prezzi del petrolio più alti, il motivo per cui il board (della banca centrale) è stato così diviso ”.
RBA, la governatrice Bullock chiarisce: tutti gli esponenti hanno mostrato ansia per inflazione troppo alta
Dal canto suo, la governatrice della Reserve Bank of Australia Michele Bullock ha commentato il rialzo dei tassi facendo notare che tutti gli esponenti della Commissione di politica monetaria della banca centrale si sono trovati d’accordo sul fatto che l’inflazione in Australia fosse troppo elevata, e che tutti hanno mostrato ansia per l’accelerazione dei prezzi nel Paese.
Le divergenze hanno riguardato piuttosto il momento considerato opportuno per procedere all’ennesima stretta monetaria, dopo quella di febbraio: “Tutti i membri hanno concordato sul fatto che l’inflazione fosse troppo alta, che persistessero pressioni inflazionistiche dovute a un eccesso di domanda nell’economia e che fosse necessario assicurarsi che le aspettative di inflazione rimanessero ancorate”, ha detto Bullock, aggiungendo che la differenza ha riguardato per l’appunto il timing.
Chi ha votato a favore dello status quo sui tassi, ha rimarcato la presidente della Federal Reserve Bank, “lo ha fatto (comunque) ribadendo una view restrittiva (hawkish) ” di politica monetaria.
D’altronde il mandato della Banca centrale dell’Australia è quello di assicurarsi che il tasso di inflazione del Paese rimanga all’interno di un range compreso tra il 2% e il 3%, mentre gli ultimi dati macro hanno rivelato che, nel mese di gennaio, l’inflazione headline è balzata del 3,8%, mentre quella core - inflazione depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici - è salita del 3,4% su base annua.
Valori troppo alti, soprattutto in un contesto in cui lo shock petrolifero scatenato dalla guerra in Iran ha messo in allerta diversi banchieri centrali, tanto che sui mercati l’ansia per il ritorno delle strette monetarie è montata da un po’, in attesa dei Fed Day e BCE Day ormai alle porte.
Ansia inflazione, e oggi i prezzi del petrolio tornano sopra quota $100 al barile
Tra l’altro, oggi i prezzi del petrolio sono tornati a salire, scontando di nuovo l’acuirsi del conflitto in Medio Oriente.
Con un rally fino a +4% nelle ore precedenti, le quotazioni del Brent sono scattate sopra la soglia di $100 al barile, fino a balzare anche oltre quota $103 al barile.
In rialzo anche i prezzi del WTI, che scattano del 3% circa avvicinandosi alla soglia di $97 al barile.
Anche la Fed e la BCE saranno costrette, se non ad alzare subito i tassi, ad aprire alla possibilità di farlo? La sola prospettiva ha già arrecato qualche danno al mercato dei bond sovrani.
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