In attesa di Fed e BCE una banca centrale ha già alzato i tassi per colpa del petrolio

Laura Naka Antonelli

17 Marzo 2026 - 10:45

Inflazione più alta con shock petrolio. Una banca centrale ha deciso di non perdere tempo, alzando i tassi al record in un anno.

In attesa di Fed e BCE una banca centrale ha già alzato i tassi per colpa del petrolio

In attesa dei verdetti sui tassi che arriveranno prima dalla Fed di Jerome Powell, nella giornata di domani, poi dopodomani dalla BCE di Christine Lagarde, una banca centrale ha già alzato i tassi per colpa del balzo dei prezzi del petrolio. È la Reserve Bank of Australia, banca centrale dell’Australia, che ha annunciato oggi, martedì 17 marzo 2026 di aver alzato i tassi di riferimento per il secondo mese consecutivo. La stretta monetaria, pari allo 0,25%, ha portato i tassi al 4,1%, al record dall’aprile del 2025.

Sebbene ampiamente prezzata dai mercati, la decisione è stata sofferta, mostrando una profonda spaccatura all’interno dell’istituzione: il rialzo dei tassi è stato votato a favore da 5 dei 9 esponenti della Commissione di politica monetaria dell’RBA. I restanti quattro hanno votato contro.

Alla base della decisione, il timore per un’accelerazione dell’inflazione che, è stato chiarito, era stato manifestato ancora prima dell’escalation delle tensioni geopolitiche, seguita all’attacco contro l’Iran, il 28 febbraio scorso, da parte degli Stati Uniti e dell’Iran. L’RBA ha tuttavia motivato la stretta monetaria anche con l’impatto che i prezzi più alti del petrolio e in generale dei carburanti potrebbero avere sull’inflazione.

“Sebbene l’inflazione sia scesa in modo significativo rispetto al picco del 2022, è aumentata in modo significativo nella seconda metà del 2025,” si legge nel comunicato della RBA, che ha proseguito sottolineando che “il conflitto in Medio Oriente si è tradotto in prezzi dei carburanti molto più alti che, se sostenuti, contribuiranno a far salire l’inflazione”.

La profonda frattura che ha spaccato in due la banca centrale australiana, creando due fronti opposti - i favorevoli all’aumento dei tassi e quelli contrari - è stata spiegata dalla vice capo economista di AMP Diana Mousina.

La marcata spaccatura interna alla banca centrale australiana, che ha creato due fronti opposti sui tassi, — tra chi ha votato a favore della stretta monetaria e chi vi si è opposto -è stata spiegata dalla vice capo economista di AMP, Diana Mousina. Da un lato, nel motivare la decisione finale di alzare i tassi per la seconda volta consecutiva, Mousina ha ricordato che
“’l’inflazione sta aumentando un po’, e i prezzi della benzina, che hanno un peso di circa il 3% nel paniere dell’inflazione, potrebbero aggiungere circa l’1% all’inflazione complessiva se i prezzi restassero ai livelli attuali”.

L’economista ha tuttavia ricordato anche l’effetto zavorra che una inflazione troppo alta ha in generale sui consumi. Un effetto che finisce per deprimere in generale la domanda e far scendere nel tempo l’inflazione stessa, se prolungato. È stato probabilmente questo il motivo che ha indotto alcuni esponenti della Reserve Bank of Australia a dire no al rialzo dei tassi. Se prolungata nel tempo, ha spiegato, l’inflazione “ha anche un impatto negativo sui consumi, in quanto i prezzi più alti del petrolio sono una tassa sulle spese, riducendo la domanda. E per quanto i carburanti siano una necessità, la gente cercherà di tagliare il più possibile le spese se i prezzi rimarranno a questi livelli...oppure freneranno altri tipi di acquisti, ed è questo il motivo per cui credo che il board (della banca centrale) sia stato così diviso. Proprio perché esiste un rischio notevole al ribasso che deriva dai prezzi del petrolio più alti”. Prezzi del petrolio che oggi tornano a salire, scontando di nuovo l’acuirsi del conflitto in Medio Oriente.

Con un rally fino a +4% nelle ore precedenti, le quotazioni del Brent sono tornate a superare la soglia di $100 al barile e al momento oscillano attorno a $103,60 al barile. In rialzo anche i prezzi del WTI, che scattano del 3% circa avvicinandosi alla soglia di $97 al barile.

La governatrice della Reserve Bank of Australia Michele Bullock, ha commentato il rialzo dei tassi facendo notare che tutti gli esponenti della Commissione di politica monetaria si sono trovati d’accordo sul fatto che l’inflazione in Australia sia troppo elevata, manifestando opinioni diverse su quando procedere all’ennesima stretta monetaria, dopo quella di febbraio: “Tutti i membri hanno concordato sul fatto che l’inflazione fosse troppo alta, che persistessero pressioni inflazionistiche dovute a un eccesso di domanda nell’economia e che fosse necessario assicurarsi che le aspettative di inflazione rimanessero ancorate”, ha dichiarato Bullock, aggiungendo che la differenza ha riguardato per l’appunto il timing, ovvero il momento considerato opportuno per agire sui tassi. Chi ha votato a favore dello status quo, ha continuato Bullock, comunque “lo ha fatto ribadendo una view restrittiva (hawkish)”.

La Banca centrale dell’Australia è quello di assicurarsi che il tasso di inflazione del Paese rimanga all’interno di un range compreso tra il 2% e il 3%: gli ultimi dati macro hanno rivelato tuttavia che, nel mese di gennaio, l’inflazione headline è balzata del 3,8%, mentre quella core - inflazione depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici - è salita del 3,4% su base annua. Valori troppo alti, soprattutto in un contesto in cui lo shock petrolifero scatenato dalla guerra in Iran ha messo in allerta diversi banchieri centrali. E ora sui mercati monta l’ansia, in attesa dei Fed Day e BCE Day ormai alle porte.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.