Lagarde illustra la risposta BCE allo shock energetico. Il discorso è tecnicamente solido, ma lascia senza risposta le domande strutturali sull’architettura dell’unione monetaria.
Christine Lagarde ha parlato lunedì a Berlino, davanti all’associazione delle banche tedesche riunite per il loro 75° anniversario. È il primo intervento programmatico della presidente della BCE dall’inizio del conflitto che ha chiuso lo Stretto di Hormuz, e arriva in un momento in cui i mercati energetici sono in fibrillazione e le economie europee entrano in un nuovo shock prima di aver digerito i precedenti. Vale la pena esaminarlo con attenzione, non solo per quello che dice ma per i problemi strutturali che, comprensibilmente, non rientra nel mandato della BCE affrontare.
Lagarde apre con una rassegna degli shock degli ultimi anni — pandemia, guerra in Ucraina, crisi energetica, dazi americani, ora il blocco di Hormuz — presentandoli come una sequenza di eventi esterni che hanno colpito un’Europa colta di sorpresa. È una lettura corretta sul piano fattuale, ma incompleta sul piano analitico. La vulnerabilità energetica europea non è indipendente dalle scelte politiche degli ultimi anni, infatti. L’abbandono accelerato del nucleare in Germania, la dipendenza dal gas russo costruita deliberatamente nel tempo, una transizione energetica disegnata intorno alle rinnovabili senza risolvere il problema della continuità di fornitura hanno contribuito a rendere l’Europa strutturalmente più esposta agli shock esterni di quanto sarebbe stato necessario. Quando Lagarde dice che la crisi ha «spazzato via» la certezza di energia sicura e a basso costo, quella certezza era già parzialmente erosa prima che qualcuno minacciasse lo Stretto di Hormuz. Peraltro, il basso costo era dato da una dipendenza al 50% dal gas russo.
Il cuore del discorso è la gestione dell’incertezza. La BCE aspetta dati prima di muoversi, visto che la durata del conflitto è incerta e la trasmissione dello shock energetico all’inflazione dipende da variabili ancora da misurare. Meno male, verrebbe da dire, visto che un aumento dei tassi avrebbe l’effetto di scatenare una nuova recessione. La BCE ha un mandato stretto sulla stabilità dei prezzi, Lagarde lo ribadisce, e quel mandato è stato costruito sul modello della Bundesbank. Applicato a un’area valutaria che include economie profondamente diverse per struttura produttiva, dipendenza energetica e spazio fiscale, un obiettivo unico produce effetti asimmetrici che il discorso non affronta perché esulano dal perimetro della politica monetaria. [...]
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