Il vero problema di Donald Trump? Il debito pubblico record

Roberto Vivaldelli

10/04/2025

Trump ha annunciato una sospensione di 90 giorni sui dazi, ma gli Stati Uniti devono affrontare una crisi imminente con un debito pubblico record.

Il vero problema di Donald Trump? Il debito pubblico record

Nelle scorse ore, il presidente Usa Donald Trump ha sorpreso il mondo annunciando una sospensione di 90 giorni sui dazi per tutti i Paesi, con l’eccezione della Cina, nel tentativo di stabilizzare i mercati.

L’amministrazione repubblicana dovrà correre ai ripari perché c’è una problematica che non potrà ignorare: l’enorme debito pubblico e gli interessi sul debito. Nei prossimi 12 mesi, gli Stati Uniti dovranno infatti rifinanziare 9,2 trilioni di dollari di debito, una cifra colossale che rappresenta oltre il 25% del debito totale del Paese, attualmente attestato a 36,6 trilioni.

E il vero scoglio si staglia a giugno, quando 6,5 trilioni di dollari matureranno in un solo mese, costringendo il Tesoro a rinnovare questa somma ai tassi di interesse correnti.

L’emergenza del debito

Per qualsiasi economista con un minimo di razionalità, il problema è chiaro: i tassi di interesse devono scendere, o il rischio di un default diventa concreto. Negli ultimi anni, i costi per il servizio del debito sono esplosi, passando da 577 miliardi di dollari nel 2019 a oltre 1,1 trilioni nel 2024. Con il tasso medio sul debito del Tesoro al 3,2% – il livello più alto dal 2010 – rifinanziare una somma così enorme a queste condizioni potrebbe spingere le spese per interessi verso i 2 trilioni di dollari annui nei prossimi anni. Una cifra che supera persino la spesa per Medicaid e si avvicina pericolosamente a quella per la difesa.

E con il debito nazionale statunitense che ha superato i 36,2 trilioni di dollari, Larry Fink, CEO di BlackRock, lancia un allarme: l’inarrestabile crescita del debito potrebbe mettere a rischio lo status del dollaro come valuta di riserva mondiale. In un futuro non troppo lontano, secondo Fink, asset decentralizzati come Bitcoin potrebbero prendere il suo posto, spinti da una perdita di fiducia globale nei confronti dei titoli del Tesoro americano. Una previsione condivisa anche da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, che avverte: la crisi del debito è “imminente” e potrebbe scatenare instabilità economica su scala globale.

Nella sua lettera agli azionisti del 2025, Fink non usa mezzi termini: “Gli Stati Uniti hanno beneficiato per decenni del dollaro come valuta di riserva mondiale, ma questo non è garantito per sempre. Il debito nazionale è cresciuto a un ritmo tre volte superiore al PIL dal 1989, quando il ‘debt clock’ di Times Square ha iniziato a ticchettare. Quest’anno, gli interessi sul debito raggiungeranno i 952 miliardi di dollari, superando la spesa per la difesa. Entro il 2030, la spesa obbligatoria del governo e il servizio del debito assorbiranno tutte le entrate federali, creando un deficit permanente”.

Nuovi livelli record

A lanciare l’allarme, nelle scorse settimane, secondo quanto riportato dal New York Times, era stato il Congressional Budget Office (CBO), agenzia che ha pubblicato un nuovo rapporto sulla situazione finanziaria del Paese. Secondo il CBO, il governo americano sta accumulando debito a un ritmo rapido e costoso, mentre deve affrontare i crescenti costi di una popolazione che invecchia rapidamente. “Il debito pubblico rappresenta rischi significativi per le prospettive fiscali ed economiche degli Stati Uniti”, si legge nel rapporto citato dal New York Times. Entro il 2035, il debito detenuto dal pubblico dovrebbe raggiungere il 118% del prodotto interno lordo (PIL), rispetto al 100% di quest’anno. A pesare è anche una previsione di crescita economica più lenta, dovuta in parte ai cambiamenti nella forza lavoro.

Con un debito pubblico che sfiora i 36 trilioni di dollari e continua a crescere, gli Stati Uniti si trovano a un bivio. Il New York Times ricorda che questo squilibrio fiscale è il risultato di decenni di spese e entrate non allineate, di decisioni prese da presidenti di entrambi i partiti e di emergenze costose, come la pandemia di coronavirus. Ora, con Trump deciso a lasciare il segno con nuove politiche economiche, tra dazi e tagli alla spesa pubblica, il mondo osserva con attenzione le mosse della superpotenza americana che vuole mantenere l’egemonia del dollaro. Una sfida quasi impossibile.