Inflazione persistente e crescita debole stanno ridefinendo gli equilibri macro. Il rischio non è più teorico, ma potrebbe essere già nei dati.
Per anni ci hanno raccontato che la stagflazione era un rischio remoto, un evento confinato agli anni ’70, difficile da replicare in un contesto dominato da tecnologia, globalizzazione e politiche monetarie sofisticate. Eppure oggi i dati stanno iniziando a raccontare una storia diversa, e la domanda non è più se questo scenario possa verificarsi, ma se siamo già entrati nella sua fase iniziale. L’ultima volta che è successo siamo entrati in un decennio perso per i portafogli d’investimento.
Partiamo dai dati
Quando si parla di stagflazione, il rischio più grande è affidarsi a percezioni qualitative senza osservare la dinamica quantitativa sottostante. Ed è proprio nei numeri che emergono i primi segnali di rottura rispetto al paradigma dominante degli ultimi 10 anni. La BCE ha recentemente rivisto al rialzo le stime di inflazione per il 2026, portandole al 2,6% rispetto all’1,9% stimato in precedenza. Questo dato deriva dalle proiezioni macroeconomiche ufficiali pubblicate nelle ultime staff projections, che incorporano una traiettoria più persistente dei prezzi al consumo. [...]
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