Il paradosso delle sanzioni. Perché la guerra economica dell’Occidente ha reso la Russia più forte?

Guido Salerno Aletta

6 Gennaio 2026 - 14:07

Contro le attese, le sanzioni non hanno fatto collassare la Russia ma l’hanno spinta a cambiare modello economico, rompendo la dipendenza da export energetico e beni occidentali.

Il paradosso delle sanzioni. Perché la guerra economica dell’Occidente ha reso la Russia più forte?

E’ l’eterogenesi dei fini: le sanzioni irrogate alla Russia per sanzionare l’invasione dell’Ucraina non l’hanno fatto collassare, come tutti si aspettavano, ma al contrario le hanno imposto di modernizzarsi, di crescere per vie interne senza più poter contare sulle importazioni di beni occidentali.

Neppure il price-cap imposto sul prezzo di acquisto del suo petrolio, il sabotaggio dei gasdotti North Stream e la sospensione delle importazioni europee, sono riusciti a farla collassare, come accadde ai tempi dell’URSS che fu dilaniata dagli alti costi dell’invasione dell’Afganistan nel 1979 mentre il suo equilibrio economico dipendeva in modo sempre più pericoloso dalle esportazioni all’Occidente del petrolio, contando su un alto prezzo in dollari del barile: l’export energetico della Russia in questi ormai quattro anni di guerra in Ucraina e di sanzioni occidentali si è complessivamente ridotto, nonostante le maggiori forniture ad India e Cina, e ne hanno risentito pesantemente anche le entrate tributarie e le disponibilità del Fondo Sovrano cui affluiscono parte dei proventi.

Ma in fondo questo riequilibrio è stato un bene, perché sta riportando all’indietro l’orologio della Storia economica e politica della Russia, che ai tempi dell’URSS prese una piega regressiva a partire dalla riforma monetaria voluta da Krusciov, che ne approfittó per svalutare violentemente il “nuovo rublo” rispetto alla parità col dollaro stabilita ai tempi di Stalin, e che rendeva non economico l’export di prodotti energetici: fu da allora, che il baratto tra petrolio russo e manufatti degli altri Paesi del Comecon impoverí la Russia che era pure condannata ad esportarne sempre di più sui mercati occidentali per indebitarsi all’estero colmando i costi divenuti stratosferici delle importazioni, fino al collasso della fine degli Anni Settanta. [...]

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