Il gran ritorno degli investitori in Europa favorirà questi paesi

Redazione Money Premium

16 Marzo 2025 - 06:35

Un possibile allentamento fiscale in Germania potrebbe ridisegnare le strategie d’investimento in Europa, favorendo le economie a più alta crescita e valutazioni più convenienti.

Il gran ritorno degli investitori in Europa favorirà questi paesi

Con l’economia tedesca in difficoltà, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l’esigenza di aumentare le spese per la difesa in Europa, le prospettive di un cambiamento radicale nella gestione fiscale tedesca stanno suscitando grande interesse.

Le borse europee hanno già raggiunto massimi storici, superando in termini di performance gli indici di Wall Street, tradizionalmente costosi. Secondo i più recenti sondaggi sugli investimenti globali, una riallocazione transatlantica dei capitali è già in atto.

Nonostante la Germania rimanga il fulcro della ripresa europea, molte economie della periferia del continente potrebbero beneficiare altrettanto, se non di più, di un eventuale cambiamento nella politica fiscale di Berlino. Questi mercati, infatti, presentano una minore esposizione diretta alle tensioni commerciali USA e offrono valutazioni azionarie più attraenti.

Per esempio, l’economia spagnola, con un PIL di 1.800 miliardi di dollari, ha registrato una crescita annualizzata del 3,5% lo scorso anno, superando persino l’«eccezionale» performance degli Stati Uniti di un punto percentuale. Anche i Paesi Bassi, con un’economia da 1.300 miliardi di dollari, non sono stati molto distanti, crescendo del 2%.

Nel caso dell’Italia, con un PIL di 2.100 miliardi di dollari, la crescita è stata più contenuta, ma con importanti segnali di ripresa nei settori manifatturiero, energetico e finanziario. Il Portogallo, seppur con un’economia più piccola, ha mostrato una crescita significativa, con un’espansione del 2,7% nel 2023.

Inoltre, i mercati azionari di queste nazioni presentano valutazioni inferiori rispetto agli indici di Wall Street e persino rispetto al DAX tedesco, lasciando maggiore spazio per potenziali guadagni se i capitali europei dovessero rientrare.

Secondo gli analisti di Societe Generale, conviene puntare non solo su segmenti meno costosi dell’universo azionario tedesco, come l’indice MDAX delle medie capitalizzazioni, ma anche sui mercati periferici dell’eurozona. Il loro modello si basa sull’Equity Risk Premium (ERP), ovvero il rendimento atteso degli utili rispetto ai titoli di stato a dieci anni. Mentre negli Stati Uniti l’ERP si aggira intorno al 3%, in Europa il compenso per il rischio azionario è quasi il doppio.

Il divario tra il premio di rischio azionario statunitense ed europeo è attualmente a livelli storicamente estremi. Tuttavia, in maniera controintuitiva, la risposta a un aumento della spesa pubblica tedesca potrebbe essere quella di investire nei Paesi periferici piuttosto che nel cuore dell’Europa. Secondo le stime, l’ERP per Germania e Francia si attesta tra il 5% e il 6%, mentre per Portogallo, Italia e Spagna supera l’8%, raggiungendo l’11% in Irlanda.

Una possibile riforma del «freno al debito» tedesco, introdotto nel 2011, potrebbe contribuire a ridurre il divario con gli asset statunitensi. Sebbene ciò possa portare a un aumento dei rendimenti obbligazionari tedeschi, i differenziali di rendimento dei titoli di stato dei Paesi periferici potrebbero comprimersi ulteriormente. Già questo mese, il differenziale dei titoli di stato italiani a 10 anni rispetto ai tedeschi è sceso al livello più basso degli ultimi tre anni e mezzo.

Un ulteriore vantaggio dei mercati periferici risiede nella loro minore vulnerabilità rispetto a una potenziale guerra commerciale con gli Stati Uniti. I titoli principali del DAX tedesco mostrano una forte correlazione con l’indice S&P 500, mentre le borse periferiche, in particolare Italia e Spagna, presentano una minore esposizione diretta al commercio con gli USA e una maggiore sensibilità ai settori interni europei come finanza, utilities ed energia.

Secondo un’analisi di Bloomberg, le società italiane e spagnole hanno in media meno del 10% dei loro ricavi provenienti dagli Stati Uniti, rispetto al 30% di molte grandi multinazionali tedesche.

Sebbene molte narrazioni sulla ripresa europea siano state deluse in passato, il contesto attuale presenta condizioni straordinarie. Con valutazioni storicamente basse, potenziali cambiamenti di politica fiscale e fattori geopolitici di rilievo, l’intero continente potrebbe presto assistere a un massiccio ritorno di capitali.