In media, dal 1965 Warren Buffett è stato capace di generare un rendimento annuo composto del 19,9% per gli investitori della sua holding Berkshire Hathaway.
In altre parole, un investimento di 1.000 dollari in azioni Berkshire nel 1965 a fine 2024 aveva un valore di ben 44,7 milioni di dollari. La stessa somma investita nell’indice S&P 500, nello stesso periodo, varrebbe “solo” 342.906 dollari.
Nonostante il recente annuncio di Buffett circa le sue dimissioni dalla carica di CEO, rimarrà presidente di Berkshire, potendo. così continuare ad avere una certa influenza sulla strategia societaria. Ciò significa che la filosofia di investimento a lungo termine di Buffett, che preferisce concentrarsi sui titoli delle società con crescita costante, redditività affidabile e dirigenza stabile, è destinata a perdurare.
Buffett non si è mai concentrato sugli ultimi trend del mercato azionario, nemmeno su quelli promettenti come l’intelligenza artificiale (AI). Ma secondo gli ultimi dati disponibili, il 32,9% del portafoglio di Berkshire Hathaway - dal valore di 286 miliardi di dollari di azioni - è impiegato in investimenti in tre società che stanno sfruttando l’AI per potenziare e diversificare i propri business.
1) Amazon
Ad oggi le azioni rappresentano lo 0,7% del portafoglio di Berkshire Hathaway. La società gestisce la più grande piattaforma di e-commerce al mondo e utilizza l’intelligenza artificiale in diversi modi, dalla sua integrazione nel motore di raccomandazione di Amazon.com utile a mostrare agli acquirenti i prodotti che hanno maggiori probabilità di essere comprati all’implementazione dell’assistente virtuale Rufus, che aiuta i clienti a prendere decisioni più consapevoli.
Ma è la piattaforma cloud di Amazon Web Services (AWS) ad essere il vero motore della strategia aziendale legata all’intelligenza artificiale. AWS progetta i propri chip per data center dedicati allo sviluppo di intelligenza artificiale fino al 40% più economici rispetto all’hardware di terze parti di fornitori come Nvidia ed ha anche creato la propria famiglia di Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni (LLM) (LLM) chiamata Nova, che secondo l’azienda può far risparmiare agli sviluppatori fino al 75% sui costi rispetto all’utilizzo di altri modelli di terze parti sulla piattaforma AWS Bedrock.
Poi c’è l’assistente AI di Amazon Q, integrato in AWS, che aiuta le aziende ad analizzare i dati interni e può persino accelerare le attività di programmazione gestite da umani dell’80%. Ciò significa che i progetti software vengono completati molto più rapidamente e a costi inferiori.
2) Apple
Buffett e la sua Berkshire hanno investito 38 miliardi di dollari per accumulare azioni Apple tra il 2016 e il 2023. All’inizio del 2024, la posizione valeva oltre 170 miliardi di dollari e rappresentava circa la metà dell’intero portafoglio di Berkshire. Per ridurre i rischi, Buffett ha venduto più della metà della posizione nel corso del 2024, ma Apple rimane la partecipazione più importante della holding e rappresenta oggi il 22,2% del suo portafoglio.
Apple si prepara da anni a cavalcare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, progetta i propri chip e le ultime versioni per iPhone, iPad e Mac sono state progettate pensando ai carichi di lavoro necessari per far funzionare a dovere l’intelligenza artificiale.
L’anno scorso, Apple ha gettato le basi per il lancio di Apple Intelligence, una suite di applicazioni e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale ora integrate nei suoi sistemi operativi. Offre agli utenti strumenti di scrittura nuovi e potenti, consente loro di riassumere lunghe email e messaggi di testo con un solo clic.
Può anche generare risposte a comando o correggere ciò che l’utente ha scritto, assegnare priorità alle notifiche in base a ciò che è importante per ogni singolo utente e, grazie all’integrazione con ChatGPT di OpenAI, l’assistente vocale Siri è ora più intelligente che mai.
3) Coca-Cola
Coca-Cola è l’azienda di bevande più grande al mondo e deve parte del suo successo ai suoi investimenti in tecnologia. Nel 2023, la nomina di Pratik Thakar a capo dell’intelligenza artificiale generativa per supervisionarne la strategia aziendale ha reso chiaro che la società non si sarebbe lasciata sfuggire le occasioni offerte dall’intelligenza artificiale.
Il colosso delle bevande ha utilizzato l’AI per creare contenuti per campagne di marketing interattive e persino per creare una nuova bevanda promozionale chiamata Coca-Cola Y3000, formulata inserendo i dati dei clienti all’interno di un modello di intelligenza artificiale che prevedesse che sapore avrebbe avuto la Coca-Cola nell’anno 3000. E in una recente intervista Thakar ha affermato che “prima o poi tutto sarà AI generativa”, lasciando intuire quanto l’intelligenza artificiale continuerà a rappresentare una leva nevralgica per la società.
Coca-Cola ha firmato un accordo con Microsoft Azure per un investimento di 1,1 miliardi di dollari in 5 anni per integrare l’intelligenza artificiale nei suoi processi di produzione, nelle sue catene di fornitura e nelle sue strategie di marketing.
Di certo l’intelligenza artificiale non è stata presa in considerazione da Buffett quando ha comprato 400 milioni di azioni Coca-Cola per conto di Berkshire tra il 1988 e il 1994. Non ne ha mai venduta nemmeno una, e l’investimento iniziale di 1,3 miliardi di dollari vale ora ben 28,6 miliardi. Cifra a cui si devono aggiungere 776 milioni di dollari in dividendi generati dalla partecipazione in Coca-Cola solo lo scorso anno.
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