Idrossiclorochina potrà essere prescritta per la cura del Covid-19

Mario D’Angelo

11 Dicembre 2020 - 18:27

11 Dicembre 2020 - 18:30

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Sì del Consiglio di Stato alla cura del Covid-19 con l’idrossiclorochina. Ma cosa dicono le ultime ricerche sull’efficacia del farmaco?

Idrossiclorochina potrà essere prescritta per la cura del Covid-19

Sì all’idrossiclorochina per la cura del coronavirus, ma a determinate condizioni. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, con una sentenza che ha accolto in sede cautelare il ricorso di un gruppo di medici di base. L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) aveva vietato la prescrizione del farmaco per la lotta al Covid-19 lo scorso 22 luglio.

Via libera all’uso dell’idrossiclorochina contro Covid-19

Nell’ordinanza della III Sezione del Consiglio di Stato si legge che “la perdurante incertezza circa l’efficacia terapeutica dell’idrossiclorochina, ammessa dalla stessa Aifa a giustificazione dell’ulteriore valutazione in studi clinici randomizzati, non è ragione sufficiente sul piano giuridico a giustificare l’irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio nazionale”.

Tradotto: non è stato provato che l’idrossiclorochina sia efficace nella cura del coronavirus, ma nemmeno il contrario, ergo potrà di nuovo essere prescritta.

Idrossiclorochina, perché l’uso era stato sospeso in Italia

L’Aifa è tuttavia di parere avverso, in linea con le “linee guida internazionali”. La sottosegretaria alla Salute Zampa, in estate, spiegava che il quadro è di “sostanziale assenza di ogni beneficio clinico associato al trattamento in questione”. Non solo: non sono infatti esclusi “possibili impatti negativi determinati da effetti collaterali anche gravi e potenzialmente letali per il paziente”.

Un recente studio pubblicato su The New England Journal of Medicine non aveva trovato alcuna efficacia sui pazienti ospedalizzati. La ricerca era stata condotta su 176 strutture del Regno Unito e aveva coinvolto in modo randomico 3.155 pazienti ricoverati con Covid-19.

Ma secondo il Consiglio di Stato, “la scelta se utilizzare o meno il farmaco”, in una situazione in cui comunque non c’è consenso nella comunità scientifica, sarà “rimessa all’autonomia decisionale e alla responsabilità del singolo medico in scienza e coscienza”.

Ovviamente sarà necessario il consenso informato del singolo paziente e un costante e attento monitoraggio da parte del medico” e rimane escluso il regime di rimborsabilità.

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