L’uscita di scena di Haruiko Kuroda dalla governance della Bank of Japan potrebbe segnare una inversione di flussi di capitali per oltre 3$ trilioni.
Kuroda dal 2016 si era impegnato a sopprimere i rendimenti obbligazionari domestici, alimentando un deflusso di investimenti verso l’estero. L’ex-governatore della banca centrale nipponica aveva poi scelto di impostare una politica di controllo della curva in un contesto di inflazione globale in aumento, svalutando pesantemente lo Yen e accelerando ulteriormente la fuoriuscita di capitali.
Il nuovo governatore dell’istituto centrale, Kazuo Ueda, potrebbe però porre fine a questo deflusso concludendo l’esperimento monetario del suo predecessore. Ci sono però degli effetti collaterali globali da tenere in considerazione nel caso Ueda decidesse di abbandonare la politica monetaria ultra-espansiva attuale.
I risparmiatori giapponesi sono infatti i maggiori detentori di titoli di Stato americani e possiedono investimenti in diversi asset, dalle centrali elettriche in Europa fino a pacchetti di prestiti rischiosi negli USA.
La BoJ con il QE di Kuroda ha acquistato 3,55$ trilioni di titoli di Stato giapponesi mentre i fondi locali hanno venduto 206 trilioni di Yen per cercare rendimento altrove. Questo ha fatto sì che oggi i giapponesi detengano il 10% del debito australiano, l’8% di quello neozelandese e il 7% di quello del Brasile. Nell’azionario globale i nipponici dal 2013 hanno investito 54,1 trilioni di Yen e le loro partecipazioni in azioni equivalgono tra l’1% e il 2% dei mercati azionari di USA, Paesi Bassi, Singapore e UK.
L’inversione del flusso di capitali è già in corso. Nel 2022 gli investitori del Sol Levante hanno venduto una quantità record di debito estero perché i rendimenti nazionali erano aumentati sull’aspettativa che la BoJ avrebbe normalizzato la politica monetaria.
Oggi gli investitori sono meno propensi a ritenere che la banca centrale restringa il costo del denaro dopo quanto accaduto agli istituti di credito americani ma la possibilità che Ueda agisca sulla politica monetaria entro fine anno rimane alta.