Furbetti bonus 600 euro: nomi e cognomi di chi lo ha richiesto

Bonus 600 euro: ecco quali sono i furbetti che hanno ammesso di averlo percepito. Ma le giustificazioni non mancano.

Furbetti bonus 600 euro: nomi e cognomi di chi lo ha richiesto

Bonus 600 euro: mentre l’INPS si dice pronta a fornire alla Camera dei Deputati i nominativi dei deputati che ne hanno fatto richiesta (dovrebbero essere tre secondo le ultime indiscrezioni, di cui due appartenenti alla Lega, ossia Andrea Dara e Elena Murelli, e uno al Gruppo Misto), ecco che emergono alcuni dei nomi e cognomi degli amministratori locali che ne hanno fatto richiesta.

Come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa, infatti, tra i furbetti che hanno richiesto il bonus 600 euro ci sono anche 2.000 amministratori locali, di cui sindaci, consiglieri e assessori regionali e comunali.

Di alcuni di questi sappiamo anche nome e cognome, visto che in queste ore molti si sono autodenunciati provando a giustificarsi del perché hanno presentato domanda per il bonus 600 euro nonostante il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, avesse espressamente fatto appello chiedendo di fare richiesta solo a chi ne aveva effettivamente bisogno. Ricordiamo, comunque, che questi abbiano fatto richiesta a norma di legge.

Giustificazioni che in alcuni casi sono a dir poco lapalissiane: c’è chi dà la colpa al commercialista, chi addirittura alla fidanzata. E c’è chi prova a rimediare garantendo che i 600 euro percepiti sono andati in beneficenza.

Ma vediamo nel dettaglio, in attesa di scoprire nomi e cognomi dei deputati che ne hanno percepito, quali sono gli amministratori locali usciti allo scoperto che hanno beneficiato del bonus COVID-19 e qual è il motivo che li ha spinti a presentare richiesta all’INPS.

Bonus 600 euro: nomi e cognomi di chi lo ha percepito

Una delle prime ad uscire allo scoperto è stata la consigliera comunale milanese - della lista Milano Progressista - Anita Pirovano, la quale ha ammesso di aver chiesto e ottenuto il bonus giustificandosi del fatto che non le è comunque possibile vivere di sola politica.

Anche il vicepresidente della Regione Veneto, Gianluca Forcolin, ha confermato di aver fatto richiesta del bonus 600 euro. In realtà la richiesta è stata presentata dallo studio associato tributaristi di cui è socio (insieme ad altre due persone). Nel periodo del COVID-19, infatti, il suo studio ha fatto richiesta per gli ammortizzatori sociali previsti dal Governo, necessari per far fronte alle inevitabili spese di gestione. Tuttavia, ci tiene a sottolineare Forcolin che lui personalmente non ha ricevuto un solo centesimo dei famosi 600 euro.

Sempre in Veneto ne ha fatto richiesta il consigliere della Lega Riccardo Barbisan, il quale ha spiegato di aver ricevuto il bonus a sua insaputa. Sembra, infatti, che sia stato il suo commercialista a farne richiesta per suo conto; per questo motivo Barbisan ha deciso in un secondo momento di devolvere - “e ci sono i bonifici che lo confermano” - i 600 euro in beneficenza, versandoli sul conto che il Comune di Treviso aveva aperto per dare supporto alle famiglie in difficoltà.

Stesso destino per i 600 euro percepiti da un altro consigliere della Lega in Veneto: Alessandro Montagnoli, il quale ha dichiarato che fin dalla pubblicazione del Decreto Cura Italia ha deciso di richiedere il bonus con l’intento di devolverlo per l’emergenza COVID-19 e a chi lavora nella protezione civile. Montagnoli conferma comunque di aver commesso un errore ma di averlo fatto in buona fede. Ma attacca anche l’INPS, dicendo che secondo lui questa vicenda è stata “montata proprio con l’obiettivo di spostare l’attenzione da una gestione fallimentare dell’emergenza a livello governativo”.

Anche in Piemonte abbiamo due consiglieri regionali, appartenenti sempre alla Lega, che hanno confermato di aver beneficiato del bonus COVID-19 in quanto titolari di Partita IVA. Si tratta di Claudio Leone, 53 anni, e Matteo Gagliasso, 27 anni.

Sempre nel Centrodestra troviamo il coordinatore di Firenze, nonché consigliere comunale, Ubaldo Bocci. Anche questo spiega di aver richiesto il bonus 600 euro per donarli a chi aveva bisogno davvero (anche perché, secondo dichiarazione dei redditi del 2019, questo ha un reddito di 277 mila euro annui). Pure Bocci dà la colpa al suo commercialista, colpevole di averlo mal consigliato:

Il commercialista mi disse che avrei potuto averli anche io visto che si trattava di denari a pioggia, dati in maniera sbagliatissima, senza distinguere reddito e posizione di ciascuno. E allora pensai che potevo richiederli per donarli a chi ne aveva davvero bisogno. E così ho fatto. Ho i bonifici che lo testimoniano.

Uno degli ultimi amministratori locali ad autodenunciarsi è Diego Sarno del Partito Democratico, consigliere della Regione Piemonte. Da questo una delle giustificazioni più paradossali: sembra, infatti, che la colpa sia della sua fidanzata.

Come spiegato da Sarno, infatti, la sua compagna gestisce la contabilità riguardante la sua attività professionale e per questo durante i mesi di lockdown ha provato diverse procedure utilizzando la sua Partita IVA. Ma si trattava solamente di un “allenamento”, così da farsi trovare pronta per “assolvere senza errori e con una maggiore velocità le molte procedure gestite per i clienti dello studio nel quale lavora”.

Tuttavia esercitandosi ha richiesto erroneamente il bonus 600 euro (ricordiamo comunque che era presente anche un tasto “rinuncia) e che lui ha comunque sottovalutato la questione convinto che - vista la sua situazione reddituale - non gli sarebbe stato riconosciuto. Tuttavia anche lui è corso ai ripari una volta ricevuto il bonus, devolvendolo in beneficenza per l’emergenza da COVID-19.

Nelle ultime ore è uscito allo scoperto anche il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina (Movimento 5 Stelle), il quale ha uno stipendio di circa 3.400 euro al mese. Questo ha dichiarato di non vivere di politica in quanto di professione è avvocato, ma nonostante ciò ha immediatamente devoluto quanto percepito al fondo del Comune attraverso un bonifico.

Anche il primo cittadino di Treviglio, Juri Imeri (Lega), ha percepito il bonus da 600 euro per le Partite IVA. Questo ha attribuito la colpa dell’accaduto al suo commercialista.

Dice di non aver saputo nulla prima dell’erogazione del bonus, invece, l’assessore al Turismo delle Marche, Moreno Pieroni. Questo - il quale ha uno stipendio di circa 9.000 euro - ha spiegato che in realtà c’è stato un malinteso visto che questo è titolare al 50% di uno studio odontotecnico; come raccontato da Pieroni, infatti, è stato l’altro socio a farne domanda, ma una volta ricevuto il bonus questo ha comunque deciso di girare gli accrediti per gli stessi importi ricevuti alla Caritas e al Centro turistico giovani di Loreto.

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