FTX è un detonatore che impone la pace per passare inosservato. Cosa ci attende?

Mauro Bottarelli

17/11/2022

18/11/2022 - 09:41

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Mentre il liquidatore della piattaforma cripto evoca Enron, regolatori e media giocano a nascondere la vera natura del crack. Ovvero, una colossale ragnatela di assets senza valore. Ma sparsi ovunque

FTX è un detonatore che impone la pace per passare inosservato. Cosa ci attende?

John Ray III è il liquidatore e nuovo Ceo di FTX. E queste sono le sue parole: Mai visto in tutta la mia carriera un simile e totale fallimento dei controlli e una simile mancanza di informazioni finanziarie credibili. John Ray III è nel settore da 40 anni. E fra i suoi compiti c’è stato quello di supervisore del fallimento Enron.

Insomma, siamo di fronte a qualcosa di epocale. Che però, a differenza di Enron o di Lehman Brothers, ancora occupa spazio solo nelle pagine economiche. Le prime pagine scarseggiano. Come mai? Domandarselo è rischioso. Perché contempla la necessità di prendere atto del più clamoroso schema Ponzi costruito a tavolino forse di sempre. Ma, soprattutto, del fatto che tutti erano a conoscenza. Tutti.

L’ipotesi alternativa, infatti, è ben peggiore: ovvero, siamo in mano a degli incompetenti assoluti. Regolatori in testa. Perché quando la piramide societaria di un piattaforma cripto si presenta sotto queste fattezze,

Piramide societaria e organigramma di FTX e delle sue controllate e socie Piramide societaria e organigramma di FTX e delle sue controllate e socie Fonte: FTX

investire il proprio denaro equivale a partecipare a una roulette russa al contrario: ovvero, la camera vuota è una sola, tutte le altre contengono pallottole. E il fatto che nessun regolatore abbia detto bah, la dice lunga. E sempre John Ray III ammette che persino i senior manager delle aziende coinvolte nel mega-crack fossero all’oscuro delle potenziali liabilities (e conseguenti perdite) cui si poteva andare incontro. Sarebbe bastato un minimo cambiamento di direzione del vento. Peccato che sulle criptovalute si sia abbattuto un uragano.

Ma se i dirigenti e i dipendenti potevano non sapere, i regolatori no. E nemmeno i media. Quantomeno quelli più sul pezzo riguardo il mondo delle criptrovalute. Ad esempio, quale sentimento può suscitare un’immagine simile nei confronti della credibilità dell’informazione?

Inserzione pubblicitario dell'incontro organizzato da New York Times Events con Sam Bankman-Fried Inserzione pubblicitario dell’incontro organizzato da New York Times Events con Sam Bankman-Fried Fonte: New York Times

A occhio e croce, Sam Bankman-Fried il 30 novembre non presenzierà all’evento del New York Times, E il fatto che nel panel atteso figuri anche Volodymir Zelensky fa riflettere, quantomeno dopo il quasi scoppio della Terza Guerra Mondiale per una colossale operazione di disinformazione posta in essere da Polonia e Ucraina. D’altronde, nomen omen: il cognome dell’ex Ceo di FTX significa letteralmente banchiere-fritto.

Ma di tutto questo non si parla. Di fatto, FTX viene rappresentato come la versione cripto e 2.0 de L’uomo di fiducia di Hermann Melville, una storia di truffatori e creduloni tipica dell’America e ciclica nel casinò finanziario. Così non è. Per una ragione semplice: quanto accaduto è talmente pacchiano, grottesco, esorbitante nel carattere di truffa a cielo aperto da rispondere in pieno al crisma del detonatore. Il rischio? Lo ha scritto su Twitter, salvo poi cancellarlo come sua abitudine, uno che di crolli se ne intende:

Tweet (poi cancellato) di Michael Burry relativo alle sue posizioni short Tweet (poi cancellato) di Michael Burry relativo alle sue posizioni short Fonte: Twitter

Michael Burry, l’uomo del Big short sui subprime, dopo aver aumentato da 1 a 6 i titoli nel suo portfolio, ha sentito il bisogno di comunicare la sua impostazione ultra-bearish al mondo. Quasi un monito.

Perché i detonatori troppo perfetti, a volte sono quelli che sfuggono di mano. E FTX lo è all’ennesima potenza. In grado di generare un crash nel settore meno regolamentato, maggiormente anarchico e più odiato dalla finanzia istituzionale, quindi operando da reset per un Opa da cavaliere bianco di Wall Street su Bitcoin e soci. A sua volte, sufficientemente retail e nerd da non fare troppo male ai Primary dealers ma in grado di movimentare le acque sottostanti in un momento di pattinaggio sul ghiaccio dei tassi di interesse. E con la lastra sempre più sottile, un bello shock può fermare la giostra della Fed prima che qualcuno si faccia davvero male in direzione della neutral rate.

Tutto sotto controllo? Tutto preparato nei minimi dettagli? La lezione di Archegos è servita? Al netto di Michael Burry e del suo tweet, c’è da sperarlo. E c’è da sperare che l’azzardo posto in essere non sia tale nella sua magnitudo nascosta da aver reso necessario scomodare addirittura un riavvicinamento fra Usa e Russia sulla questione ucraina per mantenere gli sviluppi della vicenda relegati nelle pagine interne dei giornali. O nelle appendici di approfondimento tech dei tg, quelle molto pop e che si alternano con l’angolo dei cuccioli in cerca di padrone.

Altrimenti, da qui a qualche settimana potremmo ritrovarci in un clima da Lehman 2.0. Perché anche allora il mercato non andò in modalità di crash sistemico immediatamente. E ciò che si finge di ignorare, al netto dei fondi intrappolati per migliaia di clienti e miliardi di dollari, è il fatto che FTX sovrastimasse gli assets attraverso un listing di assets illiquidi, totalmente a controllo interno e senza alcuna aderenza a principi di mark-to-market. Insomma, nessuno sa davvero cosa si nasconde. E per quale controvalore.

Di più, emettendo contestualmente securities il cui fair value è totalmente legato alla piramide di frode appena descritta. Ovvero, virtualmente carta straccia. Magari utilizzata poi come collaterale. Insomma, un detonatore. Perché come ha riferito John Ray III, oggi il mondo si trova di fronte a un unicum in fatto di mancanza di informazioni credibili e controlli elementari. Ma sicuramente tutto è stato generato a tavolino e con tutte le precauzioni, ancorché potenzialmente instabile quanto la nitroglicerina. Materiale con cui Michael Burry gioca da sempre come fosse Pongo.

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