Ferrovie, il futuro tra nomine e idea di privatizzazione: cosa faranno Meloni e Salvini?

Andrea Muratore

13/01/2024

Ferrovie dello Stato verso il rinnovo delle cariche. Vediamo perché il gruppo ha una valenza strategica e perché Meloni vuole privatizzarne una parte.

Ferrovie, il futuro tra nomine e idea di privatizzazione: cosa faranno Meloni e Salvini?

Ferrovie dello Stato (Fs) sarà assieme a Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) il centro di gravità principale della partita delle nomine del 2024.

Il gruppo che coordina le attività di trasporto merci e persone per via ferroviaria e le infrastrutture di trasporto su rotaia e intermodali nazionali, oltre ad avere l’azienda autostradale Anas sotto la sua gestione, è tra le partecipate pubbliche dal valore più strategico.

Fs in scadenza: gli scenari

La “capitana” del settore ferroviario italiano vedrà il cda, la presidente Nicoletta Giadrossi e l’ad Luigi Ferraris andare in scadenza in primavera. La partita per il rinnovo del cda coinvolgerà la premier Giorgia Meloni, il Tesoro del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e il “convitato di pietra” Matteo Salvini, titolare di quel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che sta assumendo valore sempre più strategico. E un derby tra i due maggiori azionisti del governo, con in mezzo il titolare leghista del Mef dalla lealtà divisa, è plausibile.

Tra i colossi a partecipazione pubblica spina dorsale dell’economia italiana Fs è probabilmente, assieme ad Enel, la meno approfondita. Ma la sua consolidata struttura di business la rende un asset notevolmente strategico. Tramite le braccia operative Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia, i cui cda sono stati rinnovati nel 2023. FS detiene direttamente e indirettamente fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per 40 miliardi di euro e gestisce un imponente portafoglio di investimenti infrastrutturali stimati in 200 miliardi entro il 2030.

Infrastrutture, alta velocità, Piano Mattei

Fs guarda su più direzioni. In primo luogo, allo sviluppo infrastrutturale e delle reti, con progetti di sviluppo che vanno dall’alta velocità Brescia-Verona alla linea Palermo-Catania e Napoli-Bari. In secondo luogo, c’è un peso strategico di Ferrovie dello Stato nella gestione di un mercato duale dell’alta velocità che sull’asse Frecciarossa-Italo ha creato un sistema di concorrenza tra attori pubblici e privati esportato anche all’estero, dalla Francia alla Spagna.

Un terzo punto fondamentale è il tema della presenza all’estero del gruppo. Trenitalia controlla una succursale britannica al 100%, una francese al 75% e il 45% di Ilsa, operatore privato dell’alta velocità spagnola. In Germania Fs possiede l’operatore ferroviario Netinera, in Polonia Trenitalia per il 50% Pol-rail una società operante nel trasporto di merci su rotaia. Due società del gruppo Fs, Grandi Stazioni e Italferr, operano rispettivamente nella gestione degli snodi e dello sviluppo reti in Repubblica Ceca e Polonia. Fs ha contribuito allo sviluppo delle reti in vari Paesi extra-Ue (Turchia, Egitto, Uruguay, Iraq) e Meloni punta molto sul tema dello sviluppo ferroviario nel quadro del Piano Mattei per l’Africa.

Si arriva al quarto punto, che unisce i tre precedenti: l’espansione di Fs nel mondo della logistica. Un piano dove finanza, nomine pubbliche, investimenti del Pnrr e geopolitica si sommano. E che vede Fs confrontarsi con giganti planetari, come il gruppo Msc e Exor. «Il polo della logistica di Ferrovie è una tessera fondamentale del Piano Mattei, il piano Meloni, un piano che attrae la Stellantis di John Elkann che con la ex Iveco vende macchine agricole in Africa», nota Carmelo Caruso su Il Foglio.

Le convergenze parallele con Msc e Aponte

Il giornalista del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara aggiunge che “per l’applicazione concreta del Piano servono porti e rotaie”, in un contesto in cui “le Ferrovie sono ormai un business di Gianluigi Aponte, l’imprenditore e armatore della Msc. Sarà una figura sempre più decisiva. Aponte ha da poco rilevato il 50 per cento di Italo”, concorrente di Fs per la spartizione del mercato dell’alta velocità e al contempo la sua Msc oltre al business del trasporto persone con le sue navi da crociera è attiva anche nel flusso merci, e i suoi container viaggiano ovunque nel mondo. Nel 2022, ricorda Caruso, “Aponte ha acquisito le attività di trasporto e logistica di Vincent Bolloré. Nell’incastro ritorna Ferrovie. Il 15 novembre, a Ginevra, il gruppo Msc e Ferrovie, attraverso la controllata Mercitalia logistic, hanno firmato un accordo che prevede la nascita di una newco. L’obiettivo comune è realizzare nuovi terminal per gestire il traffico intermodale navi-ferrovie che si prevede in crescita”.

Nomine e scenari

Fs dunque è destinata a ricoprire un ruolo notevole in futuro. Dall’estero il gruppo mira a ottenere almeno 5 miliardi di euro l’anno di ricavi entro il 2030, un terzo circa dell’attuale fatturato globale, e il governo Meloni è diviso tra la partita delle nomine e le tentazioni di privatizzazione. Il futuro assetto della governance di FS sarà indicativo degli equilibri interni al governo. Giorgetti e Meloni sono orientati alla privatizzazione di parte di quote del gruppo, un obiettivo condiviso anche da Ferraris di Ferrovie.

Se da un lato un’entrata di capitali freschi potrebbe apparire costruttiva per il business di Fs, è problematico il principio che vede la vendita di quote funzionale a raggiungere la quota di 20 miliardi di euro di asset pubblici privatizzati che su queste colonne abbiamo previsto essere difficile da ottenere senza la cessione di parte dei gioielli di famiglia del patrimonio pubblico. E Fs è oggi l’azienda con più capitale collocabile.

Ferraris si aggrappa al suo ruolo di potenziale attore chiave per la privatizzazione per spuntare la conferma e rivendica gli investimenti del gruppo. Salvini vuole invece puntare su un manager a lui più consono come Luigi Corradi, ad di Trenitalia, e Fabrizio Favara, già capo delle operazioni di Fs e oggi ad di Netinera.

L’ipotesi di un derby Salvini-Meloni si giocherà dunque su più livelli: il nome dell’ad; la scelta se privatizzare o meno, che vede Salvini contrario alla cessione di quote; l’interconnessione tra il settore pubblico e il futuro di attori privati come Msc, che non a caso hanno altri dossier aperti col Tesoro, come quello Ita Airways (su cui Aponte ha messo gli occhi).

Mettere una bandiera sul gruppo di Piazza della Croce Rossa significherà, per i leader, poter controllare un gruppo che sa guardare al futuro. E plasmarne le strategie vorrà dire poter avere una visibilità notevole per l’ampiezza dei lavori e dei progetti che Ferrovie dello Stato dovrà mettere a terra. Passanti anche per il ruolo di operatore destinato ad aver grande attenzione sul futuro Ponte sullo Stretto di Messina. Nel passaggio di Salvini da “Capitano” a “Capotreno” c’è il sogno di veder partire i lavori durante la sua tenuta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per il cui successo molto dipende da come andrà Fs. Salvini lo sa, e lo sa anche Meloni. Che potrebbe andare a una trattativa serrata col suo principale alleato sul tema del futuro del gruppo da qui alla primavera.