Usare le casse di previdenza come “mucca” da mungere per coprire il previsto flop delle privatizzazioni e i rischi legati a una manovra che rischia di non centrare i target di crescita e sviluppo previsti? Giorgia Meloni e il suo governo ci pensano. E lavorano per spingere a far partecipare ai destini economici del Paese i diciotto enti di previdenza integrativa, riconosciuti come soggetti privati alle cui fila vige l’obbligo di iscrizione per i cittadini facenti riferimento a precisi albi professionali.
Come abbiamo avuto modo di raccontare, il governo intende privatizzare asset per 20 miliardi di euro dal 2024 al 2026 per abbattere il debito pubblico di un punto di Pil e favorire un percorso di ripresa dalle secche dell’era Covid, ma tale target appare a dir poco lunare a patto di non vendere sul mercato quote dei «gioielli di famiglia», da Cassa Depositi e Prestiti a Ferrovie dello Stato. Scelta tutt’altro che sovranista, potremmo dire a Giorgia Meloni. Per ovviare alla cui possibilità il governo spinge da diverse settimane con la sua moral suasion sulle casse perché comprino parte degli asset che si intendono mettere sul mercato o, in alternativa, aumentino la loro copertura del debito.
Il ruolo delle casse nell’investimento nazionale
Le casse previdenziali hanno sostenuto nel 2022 un calo del patrimonio di 4,1 miliardi di euro legato sostanzialmente al combinato disposto tra la fine dell’epoca di boom finanziario post-Covid e alla necessità dell’Inps di salvare l’Inpgi, la cassa dei giornalisti. Ma nell’ultimo decennio i contributi previdenziali versati da avvocati, medici, farmacisti, infermieri, architetti e molte altre categorie hanno prodotto una crescita del ruolo di sistema degli istituti previdenziali di categoria.
Il più recente rapporto annuale della Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione (Covip) in tal senso segnala che dalla fine del 2011, annus horribilis della finanza italiana, a dicembre 2022, l’attivo è andato vicino a raddoppiare sommando tutte le casse di previdenza. Per la precisione, esso è passato da 55,7 a 103,8 miliardi di euro (+86,3%). Mentre a tenere banco è il sostanziale profitto delle attività ordinarie di gestione delle prestazioni, che libera risorse per gli investimenti. Nel 2022 le casse previdenziali hanno erogato contributi per 8,2 miliardi di euro incassandone per 12,1. Si libera quindi una massa di manovra di 3,9 miliardi potenzialmente sfruttabile per investimenti strategici.
Dove investono le casse
Come ricorda Milano Finanza, la quota di investimenti delle casse in termini di stock è a 37 miliardi di euro e «tra gli investimenti domestici restano predominanti gli investimenti immobiliari (17,2 miliardi di euro, il 16,6% delle attività totali) e i titoli di stato (9,2 miliardi di euro, l’8,9% delle attività totali)».
Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il Ministro della Lavoro Marina Calderone hanno in programma la loro personalissima campagna dell’oro alla patria: spingere le casse a partecipare della strategia economica nazionale promuovendo investimenti funzionali a andare incontro agli obiettivi governativi.
Innanzitutto, Via XX Settembre vuole mettere in campo un piano per cedere a una cordata di casse di previdenza il 30% di Cdp Equity, una delle dipendenze della banca pubblica di Via Goito. Cdp Equity ha in pancia asset pregiatissimi: suoi sono il 71,32% di Fincantieri e il 12,82% di Saipem. Tra asset e patrimonio gestisce 9 miliardi di euro e col 30% il governo mira a raggranellare almeno 2,7 miliardi di euro, più di quanti riuscirebbe a incassarne dismettendo Monte dei Paschi e Ita Airways. Enpaia ed Enpam hanno fatto affari con Cdp e il Mef acquisendo quote di minoranza di Fondo italiano investimento Sgr. Ma lì si trattava di un’operazione di minor cabotaggio. In questo caso, il governo chiede alle casse di comprare una quota di un’azienda “cassaforte” per fare cassa. Ragion per cui l’idea di Meloni non trova entusiasmanti sostenitori negli enti vigilati Covip.
Casse e debito pubblico
C’è poi il nodo debito pubblico. L’anno prossimo vanno rinnovati 415 miliardi di euro di obbligazioni pubbliche e il sistema-Paese dovrà dipendere in larga parte dalla capacità di centrare i target, lunari, sulla crescita e di evitare i colli di bottiglia del ritornante Patto di Stabilità. Per questo le casse fanno gola anche come riserva strategica da destinare per l’acquisto di titoli di debito. Messo in scacco l’Inps col commissariamento di Pasquale Tridico, ora le casse sono attenzionate.
Parlando al recente forum dei dottori commercialisti, Calderone ha indicato la linea del governo sul tema: rafforzare il nesso tra casse e investimenti nel mondo pubblico con un focus attivo sul rinnovamento dei loro regolamenti. Per Calderone “la maggior parte degli investimenti della casse ha come obiettivo il nostro Paese e non posso che essere contenta di questo aspetto. Da tanti anni si attende il regolamento per gli investimenti, il ministero ha già completato la sua parte, so che siamo in dirittura d’arrivo anche per il ruolo che deve svolgere il ministero dell’Economia”. In altre parole, nero su bianco potrebbe esserci messo un punto politico a favore di una convergenza tra casse, enti formalmente privati, e target del governo. La coperta è corta e Meloni e i suoi ricamano ulteriori toppe da aggiungere per aumentarne le dimensioni. Ma più della strategia sembra emergere la corsa a rincorrere target per ora non raggiungibili. Con i risparmi e la previdenza degli italiani a far da garanti...