Acri e Cdp, la battaglia per la successione e il ruolo di Intesa

Andrea Muratore

11/11/2023

Acri e Cdp in scadenza in primavera nel 2024. Ecco cosa succede nei mondi finanziari italiani tra nomine e partite incrociate.

Acri e Cdp, la battaglia per la successione e il ruolo di Intesa

Tra Cassa Depositi e Prestiti e fondazioni bancarie il 2024 sarà decisivo per le nomine interne al potere bancario. In una battaglia che unisce finanza, politica e potere. Molto potere. Il mandato dell’attuale presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio Italiane (Acri), Francesco Profumo, e del consiglio d’amministrazione di Cdp guidato da Giovanni Gorno Tempini (presidente) e Dario Scannapieco (ad) scadrà tra aprile e maggio 2024. In entrambi i fronti è già iniziata la battaglia per la successione.

Perché la partita è importante

Sì, perché le fondazioni e le casse di risparmio raggruppate nell’Acri sono, con quote variabili, soci dello Stato che tramite il Tesoro partecipa all’82,77% del capitale di Cdp, mentre il 15,93% è destinato ai vari istituti territoriali. Le casse di risparmio. In gioco, dunque, una filiera di potere strategica. Dalle Casse di Risparmio dipende una componente fondamentale dell’influenza sulle banche. Il bresciano Giovanni Bazoli, 92 anni, già presidente del Banco Ambrosiano e presidente emerito di Intesa San Paolo e Giuseppe Guzzetti, 89 anni, dominus della piazza milanese con la storica presidenza di Fondazione Cariplo e della stessa Acri, hanno a lungo dato le carte dell’associazione che riunisce i principali azionisti di Intesa (Cariplo e Compagnia di San Paolo) e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (Crt), la cassa avente l’uomo simbolo in Fabrizio Palenzona che ha quote di Generali (1,61%), Unicredit (1,9%) e Bpm (1,8%).

L’Acri, per prassi, indica il presidente di Cdp, mentre al governo azionista di riferimento spetta la carica decisiva dell’amministratore delegato. Le centrali d’influenza si compenetrano, si studiano e in certi campi si sfidano. Ma dalle partite incrociate passerà senz’altro una definizione cruciale di molte partite del prossimo futuro. Scannapieco in Cdp sembra destinato a non puntare alla riconferma: punta, secondo i rumors, a una poltrona internazionale alla Banca Mondiale come vicepresidente. La sua gestione non ha sciolto il dilemma di fondo dell’era del predecessore Fabrizio Palermo: capire che cosa Cdp sia. Una cassaforte delle pregiate partecipazioni statali o un attivo polmone di investimenti produttivi? L’attore per promuovere gli obiettivi-chiave del Paese o il “braccio” della politica alimentato dal risparmio postale? Cdp ha mantenuto partecipazioni in asset complessi come Ansaldo Energia, Nexi di cui abbiamo parlato e Tim, sul cui dossier la soluzione è passata in mano a Kkr e al Tesoro.

Banche e fondazioni da un lato, Cdp dall’altro: le sfide incrociate

Con le banche le partite aperte riguardano operazioni come l’ingresso in Euronext, al fianco di Intesa San Paolo, e lo sdoganamento del Pnrr e delle nuove frontiere Esg e di finanza sostenibile attraverso il polmone delle fondazioni. Le fondazioni e le casse di risparmio delle banche locali utilizzano i dividendi corposi garantiti da Cdp, la cui profittabilità si riverbera dunque a livello locale, di cui fanno un boost per potenziare nelle loro aree di riferimento gli investimenti a impatto sociale ed ambientale, ivi compresi quelli nelle banche di cui sono azioniste. E che con la stessa Cdp dialogano.

Riuscirà, dunque, Giorgia Meloni con Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, a giocare una partita tale da gestire il nuovo corso tra politica e finanza? Ad oggi Cdp appare un cantiere aperto nel governo, mentre ben più strutturata è la partita per le Acri. Dove, come anticipato da Dagospia, Guzzetti continua a dare le carte. Essendo riuscito, peraltro, a forzare la mano anche del potentissimo ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina, che da anni faceva di Ca’ dei Sass’ un prolungamento dello Stato, un pezzo di sistema. Fino a incorporare molte delle attività di filantropia, proiezione sociale e culturale (declinati anche nella versione “pop” dei podcast e degli inviti a Alessandro Barbero e altri intellettuali presso il grattacielo torinese del gruppo) e visibilità pubblica che rappresentavano il fulcro delle attività di Cariplo. Antifona capita dall’anziano Guzzetti, che ha tracciato la linea rossa sbarrando la strada al validissimo Ferruccio Resta, ex rettore del Politecnico di Milano, come candidato di Messina, gradito al governo, per Cariplo. Dedicandosi a una prova di forza che ha portato il predecessore di Resta, Giovanni Azzone, alla guida della fondazione.

La House of Cards italiana

Senza Cariplo non si governa Intesa e Messina ha capito. Ora è Intesa a sostenere la scalata di Azzone sulle orme di Guzzetti alla presidenza dell’Acri nel dopo-Profumo, in una partita che vede però in campo anche Palenzona, già vicepresidente di Unicredit. Desideroso, come l’anziano Guzzetti, di poter giocare un ruolo in un’istituzione che la scarsa chiarezza di visione strategica tra Palazzo Chigi e Via XX Settembre sul futuro del Paese rende sempre più centrale per i destini economici dell’Italia. La partita si gioca in sponda su tre città: Roma, Milano e Torino, sede di Crt e Compagnia di San Paolo che nel grande gioco dei territori finanziari riesce in questo caso ad avere una voce in capitolo.

En passant, nel 2024 Profumo è in scadenza anche alla stessa Compagnia di San Paolo azionista di Intesa. E il sindaco Stefano Lo Russo, in quota Partito Democratico, è chiamato alla nomina più strategica del suo mandato, quella del suo successore. La House of Cards italiana, la partita per le fondazioni, si lega al vecchio dibattito sul futuro di Cdp. Dagli equilibri di potere capiremo quale fondazione avrà più voce in capitolo nella presidenza Acri, dunque nella nomina del presidente di Cdp. E nel contesto di un Paese che vede già il tramonto della Seconda e immagina l’alba della Terza Repubblica, i “grandi vecchi”, come Guzzetti, conoscono le regole del gioco e danno ancora le carte. Dove passa il potere economico, in Italia, non passa con facilità quello politico. E Meloni ne dovrà tener conto. Anche su Cdp.

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