Ferie residue in scadenza il 30 giugno 2026, cosa succede a chi non ne fruisce?

Simone Micocci

20 Maggio 2026 - 14:43

Cosa rischia chi non gode delle ferie residue entro il 30 giugno 2026? Data da cerchiare in rosso sul calendario, ma nessuna conseguenza per i lavoratori.

Ferie residue in scadenza il 30 giugno 2026, cosa succede a chi non ne fruisce?
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Attenzione alla scadenza delle ferie: giugno rappresenta infatti il termine ultimo per fruire di una parte delle ferie residue, indicate solitamente in coda alla busta paga, evitando che il datore di lavoro possa incorrere in sanzioni.

La formulazione della normativa italiana che scandisce il diritto alle ferie dei lavoratori dipendenti può però generare confusione. Quando si parla di “scadenza” o di “termine ultimo”, infatti, si potrebbe pensare che le ferie non godute entro quella data vadano automaticamente perse. Ed è proprio questo il timore di molti lavoratori dipendenti, ora che si avvicina la scadenza del 30 giugno, un timore spesso alimentato anche dal fatto che non sempre è chiaro quali giorni di ferie siano effettivamente interessati da questo vincolo.

Per questo abbiamo ritenuto necessario predisporre una guida che faccia chiarezza sull’argomento, così da evitare che, in questi giorni, i datori di lavoro ricevano richieste indiscriminate di fruizione delle ferie residue. L’obiettivo è spiegare quali sono le conseguenze per i lavoratori e per le aziende, e soprattutto cosa succede alle ferie non godute alla data del 1° luglio 2026.

Per quali ferie vale il termine del 30 giugno 2026

Partiamo dal fare chiarezza su quali sono i giorni di ferie interessati dalla scadenza del 30 giugno. Secondo la normativa, ogni lavoratore dipendente ha diritto ad almeno 4 settimane di ferie retribuite all’anno, un periodo di riposo riconosciuto per consentire il recupero delle energie psicofisiche e la tutela delle esigenze personali e familiari.

Di queste 4 settimane, almeno 2 devono essere fruite entro il 31 dicembre dell’anno di maturazione. Le restanti, invece, possono essere utilizzate successivamente, ma entro un termine preciso: i 18 mesi successivi alla fine dell’anno in cui sono state maturate.

È da qui che nasce la scadenza del 30 giugno. Per il 2026, quindi, il termine riguarda le ferie maturate nel 2024 e non ancora godute. In altre parole, entro il 30 giugno 2026 il lavoratore dovrebbe aver smaltito le ferie residue riferite all’anno 2024, così da rispettare il limite previsto dalla legge.

Diverso, invece, il discorso per le ferie maturate nel 2025 e non ancora godute. Anche se risultano ancora in busta paga come ferie residue, queste non sono interessate dalla scadenza del 30 giugno 2026: per utilizzarle senza conseguenze per il datore di lavoro c’è tempo fino al 30 giugno 2027. Allo stesso modo, le ferie maturate nel 2026 seguiranno un calendario ancora diverso, con obbligo di fruire almeno di 2 settimane entro la fine dell’anno e possibilità di utilizzare le restanti nei 18 mesi successivi.

È importante chiarire questo aspetto perché non tutte le ferie residue indicate in busta paga devono essere necessariamente smaltite entro giugno. La scadenza riguarda soltanto quelle maturate due anni prima e ancora non godute, mentre le ferie più recenti restano soggette ai rispettivi termini di fruizione.

Cosa succede alle ferie residue del 2024 se non godute entro il 30 giugno?

A questo punto è lecito chiedersi che fine facciano i giorni di ferie maturati entro il 31 dicembre 2024 e non ancora goduti entro il 30 giugno 2026.

Ebbene, per il lavoratore non cambia assolutamente nulla: le ferie residue non vengono perse, né possono essere automaticamente pagate in busta paga. La monetizzazione, infatti, è possibile solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro, quando il datore è tenuto a riconoscere un’indennità sostitutiva per i giorni di ferie non fruiti.

Questo significa che, anche dopo il 30 giugno, le ferie maturate nel 2024 restano nella disponibilità del dipendente e potranno essere utilizzate in un momento successivo, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’azienda.

Come vedremo nel capitolo successivo, le conseguenze riguardano invece il datore di lavoro ed è per questo che, proprio per evitare sanzioni, l’azienda potrebbe chiedere al dipendente - e in alcuni casi organizzare direttamente - la fruizione delle ferie residue entro la suddetta scadenza.

Cosa rischia il datore di lavoro?

Se le ferie maturate nel 2024 non vengono godute entro il 30 giugno 2026, le conseguenze ricadono quindi sul datore di lavoro, in quanto l’azienda può essere chiamata a rispondere per il mancato rispetto dei termini di fruizione previsti dalla legge.

In primo luogo, sulle ferie residue scatta l’obbligo di versare i contributi come se fossero state effettivamente godute. A questo si aggiunge il rischio di una sanzione amministrativa, il cui importo varia in base al numero di lavoratori coinvolti e all’eventuale ripetersi della violazione.

Nel dettaglio, la sanzione va da 120 a 720 euro nei casi meno gravi, fino ad arrivare a 5.400 euro quando le violazioni riguardano più anni o un numero elevato di dipendenti. Per questo il datore di lavoro ha tutto l’interesse a programmare per tempo lo smaltimento delle ferie residue.