Reddito di cittadinanza: esclusione per chi ha cambiato residenza?

Simone Micocci

20 Febbraio 2019 - 12:31

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Separazioni e divorzi: nuove regole per il reddito di cittadinanza ma niente esclusione per chi ha effettuato il cambio di residenza dopo il 1° settembre 2018.

Secondo le ultime notizie sul reddito di cittadinanza tra gli emendamenti approvati ce ne sarebbe uno - proposto dalla Lega - che esclude dalla possibilità di richiedere il contributo tutti coloro che hanno cambiato residenza dal 1° settembre 2018 in poi.

D’altronde è notizia di pochi giorni fa che, specialmente nel Sud Italia, c’è stato un vero e proprio boom di richieste di cambio di residenza dopo l’approvazione del decreto che introduce il reddito di cittadinanza. Dietro a questo incremento potrebbe celarsi l’interesse di queste persone ad abbassare il loro ISEE e avere più possibilità di soddisfare i requisiti per il RdC.

È per questo motivo che con la conversione in legge del decreto 4/2019 (che comunque non verrà stravolto) verranno introdotte delle regole ben precise per porre una stretta significativa a falsi divorzi e cambi di residenza fittizi.

In quest’ottica si pone l’emendamento di cui tanto si parla in queste ore, con il quale - secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa - non potranno richiedere il reddito di cittadinanza coloro che hanno cambiato residenza dopo il 1° settembre 2018.

Tuttavia, se avete cambiato residenza dopo questa data vi farà piacere sapere che non è proprio così: l’emendamento, infatti, non esclude a priori queste categorie di persone.

RdC, esclusione per chi ha cambiato residenza?

Nella serata di ieri Lega e Movimento 5 Stelle - nel corso di un vertice di Governo a Palazzo Chigi - hanno trovato l’intesa su quali emendamenti approvare per il testo del decreto 4/2019.

Da parte della Lega c’è stato un notevole passo indietro, con l’esclusione di quegli emendamenti che avrebbero “stravolto” il reddito di cittadinanza, come ad esempio lo sconto per le famiglie che assumono colf e badanti, o l’aumento delle risorse in favore dei disabili (di cui se ne riparlerà alla Camera dei Deputati).

Lega e Movimento 5 Stelle però hanno concordato sull’approvare l’emendamento con il quale si cerca di limitare finti divorzi e separazioni, prevedendo un procedimento più complesso (e non un’esclusione tout court) per la richiesta del reddito di cittadinanza per quelle coppie in cui uno dei due partner ha cambiato la residenza dopo il 1° settembre 2018.

L’emendamento vale solo per separazioni e divorzi

Secondo le ultime indiscrezioni, quindi, il provvedimento dovrebbe riguardare solamente separazioni e divorzi; di conseguenza dovrebbero essere esclusi i cambi di residenza effettuati da altri componenti del nucleo familiare (come ad esempio i figli).

A tal proposito ricordiamo quanto stabilito dall’articolo 1 - 6° comma - del decreto legge 4/2019: qui si legge che i coniugi separati e divorziati fanno parte dello stesso nucleo familiare nel caso in cui continuino a risiedere nella stessa abitazione. Aggirare questo limite è molto semplice: dopo il divorzio o la separazione fittizia è sufficiente che uno dei due coniugi cambi residenza.

Per evitare cambi di residenza fittizi l’emendamento stabilisce delle regole più severe per le coppie che hanno deciso di vivere separate dopo il 1° settembre 2018, pur non escludendole a priori dalla possibilità di richiedere il reddito di cittadinanza come invece hanno riportato diversi organi di stampa.

Nell’emendamento proposto dalla Lega, infatti, si legge che tutti coloro che sono separati o divorziati dopo il 1° settembre 2018 devono dimostrare con l’apposito verbale della Polizia Municipale di non risiedere effettivamente più insieme.

Quindi, prima che uno dei due (presunti ex) coniugi possa presentare la domanda per il reddito di cittadinanza è necessario richiedere l’intervento della Polizia Municipale con il quale viene verificato l’effettivo cambio di residenza. Il controllo, fanno sapere Lega e Movimento 5 Stelle - sarà molto scrupoloso così da rendersi conto di eventuali separazioni e cambi di residenza fittizi.

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