Effetto COVID-19: in Italia 60 mila morti più nel 2020 (e calano le nascite)

Italia, quali conseguenze per la popolazione? Il COVID-19 aumenta i decessi e riduce le nascite, ecco perché.

Effetto COVID-19: in Italia 60 mila morti più nel 2020 (e calano le nascite)

In Italia le conseguenze della pandemia da COVID-19 sulla popolazione saranno “drammatiche, ma non enormi”. A dichiararlo è Gian Carlo Blangiardo, demografo, e presidente dell’ISTAT dal 2019, il quale ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera facendo chiarezza su quali potrebbero essere le conseguenze della pandemia da COVID-19 in Italia.

Nel dettaglio, secondo Blangiardo la pandemia avrà conseguenze sia sul numero dei decessi in Italia che su quello delle nascite. Nel primo caso si tratta di conseguenze dirette, in quanto per i decessi è previsto un aumento causato proprio dalla malattia. Nel secondo caso, ossia per quanto riguarda il tasso di natalità, si può parlare di conseguenze indirette: non è la malattia stessa a far calare il numero delle nascite, quanto l’incertezza sul futuro che sta caratterizzando molte famiglie.

Così come successo dopo l’arrivo della nube tossica di Chernobyl nel maggio del 1986, quando - come fatto notare da Blangiardo - la natalità in Italia ha subito una riduzione momentanea del 10%, anche nel periodo della pandemia sembra che molti italiani abbiano reagito all’incertezza e alla paura rinviando la decisione di avere un figlio. Una situazione, questa, che potrebbe portare a conseguenze molto negative in futuro, diventando una vera problematica per il welfare.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le previsioni fatte da un esperto come Gian Carlo Blangiardo rispetto a quali saranno gli effetti del COVID-19 sulla popolazione italiana, partendo dal numero dei decessi attesi nel 2020.

Effetto COVID-19: 60.000 decessi in più nel 2020

Secondo l’ultimo bollettino della Protezione Civile, in Italia i casi totali da COVID-19, dall’inizio della pandemia, sono 272.000, di cui 35.497 decessi. Un dato, quello dei decessi, che interessa maggiormente il Nord Italia dove si è concentrata la diffusione della pandemia.

Per questo motivo ci sono zone, come a Roma o Agrigento, dove il tasso di mortalità quest’anno sarà più basso rispetto al 2019 e altre, come appunto Bergamo o anche la Val D’Aosta, dove invece ci sarà l’effetto opposto.

Generalmente, comunque, l’effetto COVID in Italia sarà sicuramente drammatico sui decessi, ma non “storico”. Ci tiene a sottolinearlo Blangiardo, il quale ha spiegato che non si tratterà comunque dei “600 mila morti della febbre spagnola”.

A tal proposito, il Presidente dell’ISTAT ha svelato alcune previsioni fatte dall’Istituto: nel migliore dei casi si va dai 40.000 decessi in più rispetto al 2019, mentre nel peggiore si arriverà fino ad 80.000 decessi. Quest’ultimo scenario, comunque, si concretizzerà solamente nel caso in cui ci dovesse essere effettivamente una seconda ondata che andrebbe ad aumentare del 50% il rischio di morte per gli anziani.

Alla fine, quindi, lo scenario dovrebbe essere quello di 60.000 morti in più, tenendo anche conto che qualora la seconda ondata dovesse effettivamente esserci dovrebbe essere meno dura dal punto di vista della letalità anche perché l’Italia ha capito “come gestire al meglio questo fenomeno”.

Effetto COVID-19: meno di 400.000 nascite in Italia

Come spiegato da Blangiardo, in Italia già prima dello scoppio della pandemia c’era una tendenza al ribasso per il tasso di natalità. Dal 2009, infatti, si è registrato un calo di circa un quarto delle nascite e già a gennaio 2020 era stata rilevata una riduzione dell’1,5%.

Un dato che potrebbe peggiorare ancora, in quanto andrà ad influire tanto la paura per la pandemia quanto alcune conseguenze della stessa, come l’incertezza sul lavoro e le difficoltà della vita quotidiana. Tutti fattori che hanno indotto molte famiglie a posticipare il momento di avere un figlio.

Anche se fare previsioni “è difficile”, Blangiardo si sbilancia dicendo che nel 2021 l’Italia potrebbe scendere sotto la soglia delle 400 mila nascite l’anno.

Una situazione preoccupante, anche perché bisogna tener conto che in Italia si sta progressivamente riducendo il numero di persone in età feconda. E andranno prese delle contromosse a riguardo, per evitare che ciò possa avere conseguenze sul welfare visto che di questo passo tra “trenta o quarant’anni” avremo circa 65 Over 65 ogni 100 soggetti in età attiva, con un raddoppio della spesa previdenziale in proporzione al prodotto interno lordo.

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