Svolta epocale per Intel: il colosso dei processori si unisce al progetto Terafab di Elon Musk con SpaceX, xAI e Tesla per produrre semiconduttori per AI, robotica, data center e guida autonoma.
Intel entra ufficialmente nel progetto Terafab di Elon Musk. Il colosso statunitense dei processori ha annunciato oggi, martedì 7 aprile, la sua adesione alla joint venture guidata da SpaceX, xAI e Tesla, con l’obiettivo di costruire quella che potrebbe diventare la più grande infrastruttura per la produzione di semiconduttori mai realizzata. La notizia ha spinto il titolo Intel a guadagnare quasi il 5% nelle prime ore di contrattazione di martedì.
Terafab è un impianto di fabbricazione di semiconduttori progettato congiuntamente dalle tre società guidate da Musk. Il progetto è stato annunciato il 21 marzo 2026 e mira alla costruzione di una struttura verticalmente integrata capace di produrre oltre un terawatt di capacità computazionale per l’intelligenza artificiale ogni anno. L’obiettivo dichiarato è riunire sotto un unico tetto tutte le fasi della filiera produttiva: progettazione, litografia, fabbricazione, memoria, packaging e collaudo. La struttura sorgerà nel campus nord di Giga Texas, ad Austin, in un edificio che dovrebbe superare per dimensioni la stessa Giga Texas, già tra i più grandi al mondo. I costi iniziali sono stimati tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.
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Per Intel, l’ingresso in Terafab arriva in un momento di profonda ristrutturazione interna. Lip-Bu Tan, CEO dell’azienda da oltre un anno, sta guidando un piano di risanamento che comprende tagli al personale e cessioni di asset. Il gruppo ha beneficiato di investimenti miliardari sia da parte di Nvidia sia del governo degli Stati Uniti, oggi suo principale azionista. Il coinvolgimento in Terafab punta a rafforzare ulteriormente la fiducia degli investitori, consolidando il posizionamento dell’azienda nel segmento dell’elaborazione ad alte prestazioni mentre cresce la domanda globale legata all’intelligenza artificiale.
Terafab punta a produrre due categorie di processori: uno ottimizzato per l’inferenza al margine, destinato ai sistemi di guida autonoma di Tesla e ai robot umanoidi Optimus; l’altro progettato per resistere all’ambiente spaziale, a supporto dei satelliti di SpaceX, dei data center orbitali e delle iniziative di xAI. Secondo le dichiarazioni di Musk, l’80% della capacità produttiva di Terafab sarebbe destinata a satelliti di intelligenza artificiale in orbita, con il restante 20% riservato ad applicazioni terrestri, data la maggiore irradiazione solare disponibile nello spazio e la gestione termica facilitata dal vuoto.
Un’ambizione da mille miliardi, tra scettici e sostenitori
Le dimensioni del progetto alimentano un dibattito acceso tra gli analisti del settore. Le barriere all’ingresso nell’industria dei semiconduttori sono talmente elevate da rendere estremamente difficile la nascita di un nuovo operatore capace di produrre chip in grandi volumi con tecnologie di processo all’avanguardia, sia dal punto di vista del capitale sia da quello delle competenze specializzate.
Per raggiungere la piena capacità operativa, Terafab dovrebbe trattare circa un milione di wafer al mese - un volume pari a circa il 70% dell’intera produzione globale attuale di TSMC, il più grande produttore mondiale di semiconduttori - concentrato in un’unica struttura gestita da aziende che non hanno mai fabbricato chip. Costruire una capacità produttiva significativa richiederebbe tra i 35 e i 45 miliardi di dollari complessivi.
Musk ha risposto direttamente agli scettici ricordando la storia di Tesla e SpaceX, entrambe date per fallite dagli esperti nei loro anni di avvio. Nel frattempo, SpaceX ha presentato in via riservata la documentazione per una quotazione in borsa negli Stati Uniti, che potrebbe trasformarsi nella più grande IPO mai registrata.
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