Il CEO di Intel minaccia i dipendenti: “O il chip funziona subito o siete fuori”

Money.it Guide

21 Maggio 2026 - 18:10

“O la va o la spacca” ma applicato a un colosso da 100mila dipendenti e oltre. Ecco perché gli ingegneri di Intel stanno rischiando grosso

Il CEO di Intel minaccia i dipendenti: “O il chip funziona subito o siete fuori”
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Non bastava lo spauracchio AI a minare le certezze dei lavoratori. Ora ci pensano anche i capi d’azienda, che in alcuni casi creano un clima di vera e propria paura. E non è detto che sia una strategia che possa portare a un reale miglioramento delle performance, anzi.

Sta facendo notizia, in tal senso, il CEO di Intel, Lip-Bu Tan, che senza usare mezzi termini ha detto chiaramente che gli standard per i suoi dipendenti sono altissimi, tanto che non sono ammessi errori nel “controllo qualità”. In sostanza, se non rispetti le linee guida vieni licenziato, anche se sei un ingegnere di massimo livello e con decenni di esperienza alle spalle. D’altronde, la posta in gioco è altissima, dato che si parla di chip di ultimissima generazione che potrebbero indirizzare il futuro economico e finanziario dell’azienda.

E quando parliamo di Intel parliamo di uno dei pilastri della Silicon Valley, dove nascono i chip più preziosi e all’avanguardia di tutto il mondo. Uno dei colossi in prima linea anche nella sfida dell’intelligenza artificiale, tanto da aver annunciato lo scorso anno un taglio di circa il 25% del personale (con anche l’abbandono delle sedi italiane) a favore, appunto, della nuova tecnologia. Insomma, chi lavora in Intel non se la sta passando benissimo.

Lip-Bu Tan minaccia il licenziamento dei propri ingegneri: cosa sta succedendo (e perché)

A spiegare la nuova filosofia è stato lo stesso Tan, sul palco della JP Morgan Global Technology, Media and Communications Conference. La regola è tanto semplice quanto spietata: un chip deve arrivare alla produzione già dalla revisione A0, ovvero il primissimo campione fisico che esce dalla fabbrica subito dopo il tape-out, la “stampa” iniziale del progetto sul silicio.

Tradotto: deve accendersi, funzionare secondo le specifiche e avere una qualità prossima a quella di serie al primo colpo.

“A0 al primo tentativo. B0, ti mantieni il posto. Qualunque cosa al di sopra di questo, sei licenziato”, ha sintetizzato il CEO, ammettendo che all’inizio molti credevano stesse scherzando. Il punto debole storico di Intel sono proprio gli stepping, cioè le revisioni successive con cui si correggono bug e si migliorano rese e prestazioni. Ogni iterazione in più allunga i tempi e fa lievitare i costi.

Il caso simbolo è lo Xeon “Sapphire Rapids”: circa 500 bug documentati e ben 12 stepping prima di raggiungere una versione accettabile, mentre concorrenti come NVIDIA in alcuni casi avviano la produzione di massa già dalla revisione A0. La direttiva impone quindi una validazione molto più severa prima del tape-out e un uso più ampio di blocchi funzionali già collaudati.
Il rischio? Comprimere il margine di innovazione. Il premio possibile, invece, è una roadmap finalmente prevedibile, una delle armi che hanno permesso ad AMD di recuperare terreno.

Intel tra chip di ultima generazione e spazio all’AI: gli umani saranno sostituiti?

La stretta sugli ingegneri non nasce nel vuoto: è il tassello di un piano di risanamento durissimo. Dopo il sesto trimestre consecutivo in rosso (nel periodo chiuso a giugno 2025 ricavi per 12,9 miliardi di dollari e una perdita netta di 2,9 miliardi), Intel ha imboccato la strada dei tagli profondi. Tan, subentrato a marzo 2025 a Pat Gelsinger con la promessa che “non ci sono più assegni in bianco”, ha annunciato una riduzione della forza lavoro del 15%, portando l’organico da 108.900 a 75.000 unità entro fine 2025, con spese operative compresse a 17 miliardi nel 2025 e 16 nel 2026.

Sul piatto anche la rinuncia alle nuove fabbriche europee, compreso lo stabilimento previsto a Vigasio, in Veneto, e il rinvio oltre il 2030 del megaimpianto da 28 miliardi in Ohio. Eppure i conti raccontano anche un’altra storia: dopo i 53,1 miliardi di fatturato del 2024, il primo trimestre 2026 ha toccato 13,6 miliardi, sopra le attese (12,3-12,4 miliardi), con gli analisti che per il trimestre successivo stimano circa 14,3 miliardi.

Più che sostituire gli umani con l’intelligenza artificiale, insomma, Intel punta a riposizionarsi nel mercato dell’AI, dominato da NVIDIA, AMD e TSMC: il futuro passa dai chip a 14A (produzione di rischio nel 2028, volumi nel 2029), in trattativa con clienti del calibro di Apple e TeraFab, e dal PDK 0.9, il “Santo Graal” atteso per ottobre 2026.

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