Nel Mar dei Caraibi, a Est del Venezuela, un’altra nascente giovane potenza energetica sta prendendo piede, la Guyana. E potrebbe cambiare davvero il mercato petrolifero.
Il sogno di Donald Trump da 100 miliardi di dollari sul petrolio venezuelano non si avvererà mai? Dopo la riunione di settimana scorsa alla Casa Bianca sono molti i dubbi politici ed industriali riguardanti la prospettiva che la “supervisione americana del settore estrattivo” del Paese caraibico, dopo la cattura di Nicolas Maduro del 3 gennaio, possa realizzarsi.
Ad oggi, la caduta di Maduro sembra aver portato in sinergia Trump e l’erede del deposto caudillo, la presidente ad interim Delcy Rodriguez. La quale ha in breve tempo annunciato la consegna di almeno 30 milioni di barili di greggio a Washington, la riapertura del canale diplomatico con gli Usa e la liberazione di molti prigionieri politici, concludendo la sua prima decade al potere con una chiamata costruttiva con lo stesso Trump.
Il quale non sembra andare troppo per il sottile sul piano diplomatico: formalmente, Rodriguez è stata eletta con Maduro nel voto del 2024 ritenuto illegale dagli Usa, ma è stata di fatto riconosciuta dagli Stati Uniti. Il tutto in nome della promessa di 100 miliardi di dollari di investimenti nel settore del greggio che ad oggi sembra accomunare solo il tycoon newyorkese e l’ex pasionaria socialista pronta a rottamare l’eredità di Hugo Chavez per un pugno di bolivares. Ma la realtà è un po’ più complessa. [...]
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