Di quanto aumenta la pensione con il riscatto della laurea

Simone Micocci

17 Settembre 2026 - 10:09

Riscatto della laurea: quanto l’investimento fatto si traduce in aumento della pensione? Ecco una guida che fa chiarezza sulla convenienza di uno strumento sempre più pubblicizzato.

Di quanto aumenta la pensione con il riscatto della laurea

Il riscatto della laurea è una possibilità non solo per aumentare la propria anzianità contributiva e avere maggiori opportunità di accedere alla pensione anticipata: la somma versata può tradursi anche in un aumento dell’assegno futuro.

Quando però il riscatto non è determinante per anticipare il pensionamento, la domanda da porsi è proprio questa: di quanto aumenta la pensione rispetto alla spesa sostenuta? D’altronde, nonostante la possibilità di dilazionare il pagamento e beneficiare della deducibilità fiscale, si tratta comunque di un esborso rilevante.

Un vero e proprio investimento, quindi, da valutare con attenzione. Nel sistema contributivo, infatti, le somme versate confluiscono nel montante e sono soggette alle regole di rivalutazione e di calcolo della pensione. Il beneficio finale dipende così non soltanto da quanto si paga, ma anche dall’età in cui si smette di lavorare.

Per questo, quando l’obiettivo è soprattutto aumentare l’assegno, può avere senso confrontare il riscatto con altre possibilità, come destinare la stessa somma a un fondo pensione. Una soluzione che può offrire rendimenti maggiori, per quanto vada valutata considerando anche costi e rischi.

Facciamo quindi chiarezza su quanto aumenta la pensione con il riscatto della laurea, così da capire meglio quando la spesa può essere conveniente.

Quanto costa il riscatto della laurea

Partiamo dal costo del riscatto della laurea, distinguendo tra ordinario e agevolato.

Con il riscatto ordinario, utilizzabile anche per i periodi antecedenti al 1996, il costo viene determinato applicando le regole del sistema pensionistico nel quale ricadono gli anni da recuperare. Per i periodi soggetti al calcolo retributivo si utilizza il metodo della riserva matematica, con un onere che dipende da diversi fattori, tra cui l’età e il beneficio pensionistico derivante dal riscatto. Per quelli soggetti al contributivo, invece, si applica l’aliquota della gestione previdenziale alla retribuzione assoggettata a contribuzione nei 12 mesi meno remoti rispetto alla domanda.

Concentriamoci su quest’ultimo caso e prendiamo come esempio un lavoratore dipendente con una retribuzione annua di riferimento di 40.000 euro. Applicando l’aliquota del 33%, il costo è di 13.200 euro per ogni anno riscattato. Per recuperare cinque anni di università, quindi, l’esborso complessivo arriva a 66.000 euro, prima dei benefici fiscali.

Un calcolo diverso è previsto per gli inoccupati, ossia coloro che non sono mai stati iscritti a una forma obbligatoria di previdenza e non hanno mai iniziato un’attività lavorativa, neppure all’estero. In questo caso si applica il 33% al minimale di reddito previsto per artigiani e commercianti nell’anno della domanda. Nel 2026, il riferimento è di 18.808 euro, da cui deriva un costo di 6.206,64 euro per ogni anno riscattato.

Lo stesso criterio viene utilizzato per il riscatto agevolato: anche chi lavora può quindi recuperare gli anni di università pagando un importo indipendente dal proprio stipendio, pari nel 2026 a 6.206,64 euro l’anno. Va però precisato che questa possibilità riguarda i periodi da valutare con il sistema contributivo, generalmente quelli dal 1° gennaio 1996.

Per riscattare cinque anni, quindi, con il metodo agevolato si spendono 31.033,20 euro, contro i 66.000 euro dell’esempio ordinario appena descritto. Va comunque detto che l’importo agevolato non rappresenta però un minimo assoluto: con retribuzioni particolarmente basse, il riscatto ordinario può infatti costare meno.

Gli anni recuperabili dipendono dalla durata legale del percorso universitario, con esclusione dei periodi fuori corso, ed è possibile riscattarne anche soltanto una parte. Resta comunque una spesa significativa, pur considerando rateizzazione e vantaggi fiscali. Ma conviene sostenerla esclusivamente per aumentare la pensione?

Quanto aumenta la pensione con il riscatto

A questo punto, conoscendo il valore dell’investimento, possiamo stimare quanto aumenta la pensione con il riscatto della laurea. Per farlo, però, dobbiamo considerare anche quanto tempo manca al pensionamento: nel sistema contributivo, infatti, le somme accreditate vengono rivalutate e concorrono alla formazione del montante sul quale sarà calcolato l’assegno.

Partiamo dai 31.033,20 euro necessari nel 2026 per riscattare cinque anni con il metodo agevolato. Ipotizziamo che la domanda venga presentata a 44 anni e ipotizziamo una rivalutazione media annua del 2%.

Dopo vent’anni, quindi a 64 anni, il montante aggiuntivo sarebbe di circa 46.114 euro. Applicando il coefficiente di trasformazione del 5,088%, previsto per questa età nel biennio 2025-2026, l’aumento sarebbe di circa 2.346 euro lordi annui, equivalenti a 180 euro lordi al mese per tredici mensilità.

Se la stessa persona andasse in pensione a 67 anni, gli anni di rivalutazione diventerebbero 23 e il montante aggiuntivo salirebbe a circa 48.936 euro. Con il coefficiente oggi previsto per questa età, pari al 5,608%, ne deriverebbe un aumento di circa 2.744 euro lordi annui, ossia 211 euro lordi al mese per tredici mensilità.

Pensiamo invece a un esborso più alto, come 60.000 euro per un riscatto ordinario calcolato interamente con il sistema contributivo. Mantenendo le stesse ipotesi, a 64 anni il montante aggiuntivo raggiungerebbe circa 89.157 euro, sufficienti a generare un incremento di 4.536 euro lordi annui, pari a circa 349 euro lordi al mese. Aspettando i 67 anni, il montante arriverebbe a circa 94.614 euro, con un aumento di 5.306 euro lordi annui, equivalenti a 408 euro lordi mensili, sempre su tredici mensilità.

Sono naturalmente simulazioni, non previsioni dell’assegno futuro. La rivalutazione effettiva dipenderà dall’andamento dell’economia, mentre i coefficienti di

trasformazione vengono aggiornati ogni due anni e, con l’aumento della speranza di vita, possono diminuire. Anche le età di accesso alla pensione potranno cambiare: i 64 e i 67 anni servono qui come riferimenti di calcolo e presuppongono il raggiungimento dei requisiti richiesti. Gli importi indicati, inoltre, sono lordi e nominali: il beneficio netto dipenderà dalla tassazione, mentre il suo potere d’acquisto risentirà dell’inflazione.

Questi esempi aiutano comunque a comprendere l’ordine di grandezza dell’aumento e a confrontarlo con la spesa sostenuta, tenendo conto anche del risparmio fiscale.

Conviene il riscatto?

A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale: conviene riscattare la laurea? La risposta dipende soprattutto dall’obiettivo: un conto, infatti, è utilizzare gli anni universitari per raggiungere prima il requisito contributivo necessario alla pensione, un altro è sostenere questa spesa esclusivamente per aumentare l’assegno.

Nel primo caso, il vantaggio può essere significativo, perché alla maggiore pensione si aggiunge la possibilità di smettere di lavorare prima.

Se invece il riscatto serve soltanto ad aumentare l’importo della pensione, la valutazione richiede maggiore attenzione. Le somme versate producono un beneficio distribuito nel tempo attraverso l’assegno: il recupero della spesa, quindi, non avviene al momento del pensionamento, ma gradualmente negli anni successivi.

In questa situazione può avere senso confrontare il riscatto con un fondo pensione. Nella previdenza complementare i contributi vengono investiti sui mercati finanziari e gli eventuali rendimenti, reinvestiti, possono generare ulteriori guadagni. Su un orizzonte lungo questo meccanismo può consentire di accumulare un capitale maggiore rispetto alla rivalutazione riconosciuta al montante contributivo.

Non possiamo però affermare che il fondo pensione assicuri sempre una rendita più elevata, dal momento che il risultato dipende dal comparto scelto e dall’andamento degli investimenti, oltre che dai costi sostenuti.

Il riscatto della laurea, quindi, merita particolare attenzione quando permette di anticipare davvero la pensione. Quando invece l’obiettivo è soltanto avere un assegno più alto, conviene confrontare il beneficio atteso con le alternative, considerando la spesa al netto del risparmio fiscale e gli anni a disposizione. Pagare meno con il riscatto agevolato non significa automaticamente fare l’investimento più conveniente: significa sostenere un costo inferiore, a cui corrisponde anche un incremento più contenuto della pensione.