I mercati predittivi nascono con un’idea affascinante: trasformare il futuro in un prezzo. Piattaforme come Polymarket e Kalshi permettono agli utenti di scommettere su eventi reali, dalla geopolitica alle elezioni fino ai grandi eventi sportivi. Il meccanismo è quello dei cosiddetti mercati predittivi, sistemi in cui il prezzo di un contratto riflette la probabilità percepita che un determinato evento si verifichi. Se un numero crescente di utenti compra contratti su un determinato scenario, il prezzo sale e il mercato segnala che quell’evento viene considerato sempre più probabile.
Per molti sostenitori queste piattaforme rappresentano una nuova forma di intelligenza collettiva. La visione più ambiziosa è quella di una sorta di macchina globale capace di aggregare informazioni sparse tra migliaia di persone e trasformarle in una previsione più accurata di qualunque sondaggio o analisi. Tuttavia, proprio mentre i prediction markets stanno vivendo una crescita di popolarità, sta emergendo una questione che potrebbe minare alla base la loro credibilità: il sospetto che qualcuno stia scommettendo con informazioni privilegiate.
Negli ultimi mesi alcuni trader hanno realizzato operazioni incredibilmente tempestive su eventi geopolitici estremamente sensibili, come cambiamenti di leadership in Iran o in Venezuela. In particolare, il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato al centro di scommesse che hanno generato profitti molto elevati proprio nei momenti in cui circolavano indiscrezioni su possibili sviluppi politici. Anche la figura della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei è comparsa tra gli eventi oggetto di previsioni molto speculative.
Questi casi hanno acceso un dibattito che riguarda la possibile presenza di MNPI – Material Non Public Information, cioè informazioni rilevanti non ancora pubbliche. Nei mercati finanziari tradizionali l’uso di queste informazioni è considerato insider trading ed è severamente vietato. Non si tratta soltanto di una questione etica. Il problema è che se gli investitori credono che qualcuno possieda informazioni segrete, potrebbero decidere di non partecipare più al mercato.
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Gli economisti definiscono questo fenomeno selezione avversa. Se un trader sospetta che la controparte abbia accesso a dati migliori o anticipati, la scelta più razionale diventa semplicemente restare fuori. In un sistema dominato da insider, i partecipanti meno informati finiscono per perdere sistematicamente denaro e il mercato rischia di svuotarsi.
La storia dei mercati finanziari dimostra quanto la fiducia sia fragile. Dopo il crollo di Wall Street del 1929, gli Stati Uniti crearono la Securities and Exchange Commission per ristabilire la credibilità del sistema. L’agenzia, conosciuta come SEC, introdusse regole più severe sulla trasparenza delle aziende e rafforzò la lotta contro le operazioni basate su informazioni privilegiate. Negli anni Ottanta, dopo diversi scandali legati a fusioni e acquisizioni, le sanzioni contro l’insider trading furono ulteriormente rafforzate.
Nei mercati predittivi il quadro normativo è molto più incerto. Le regole della SEC non si applicano direttamente a queste piattaforme perché i contratti basati sugli eventi sono classificati come derivati. Questo significa che la supervisione ricade principalmente sulla Commodity Futures Trading Commission, l’autorità americana che regola i mercati dei futures. In teoria le piattaforme devono mantenere registri dettagliati delle operazioni, monitorare attività sospette e vietare pratiche scorrette, ma il sistema è ancora relativamente giovane.
La situazione diventa ancora più complessa quando si guarda al funzionamento concreto di alcune piattaforme. Polymarket, fondata da Shayne Coplan, opera con due ambienti separati. Da una parte esiste una versione globale offshore che ha attirato la maggior parte degli utenti e dei volumi. Dall’altra esiste una nuova versione statunitense progettata per rispettare pienamente le regole della CFTC. Il problema è che la piattaforma globale è teoricamente vietata agli utenti americani ma, nella pratica, molti trader riescono comunque ad accedervi utilizzando VPN che mascherano la loro posizione geografica.
Proprio su questa versione internazionale si sarebbe verificato uno dei casi più discussi: un trader avrebbe guadagnato circa 400 mila dollari grazie a scommesse perfettamente sincronizzate con gli sviluppi politici venezuelani. L’azienda ha dichiarato di rispettare tutte le leggi applicabili e nei suoi termini di servizio vieta esplicitamente l’utilizzo di VPN, ma il caso ha comunque alimentato il dibattito sulla trasparenza del settore.
L’atteggiamento delle piattaforme verso il problema degli insider appare talvolta ambiguo. Di recente Polymarket ha annunciato una collaborazione con Palantir Technologies per sviluppare strumenti capaci di individuare e segnalare attività sospette nei mercati sportivi. Tuttavia lo stesso Coplan in passato ha espresso una visione più libertaria, sostenendo che la presenza di persone meglio informate nei mercati sia in parte inevitabile e che possa persino contribuire a rendere i prezzi più accurati.
Questo ragionamento ha una sua logica economica. Se qualcuno possiede informazioni migliori, le sue operazioni spostano il prezzo del mercato nella direzione corretta. In teoria, quindi, la presenza di insider potrebbe rendere le probabilità espresse dal mercato più vicine alla realtà. Se un funzionario governativo sapesse in anticipo che stanno per essere introdotti nuovi dazi commerciali, potrebbe acquistare contratti legati a quell’evento e il prezzo inizierebbe a salire, segnalando al resto del mercato che il rischio è più alto del previsto.
Ma questa teoria ignora un problema fondamentale: ogni scommessa ha una controparte. Nei mercati predittivi il sistema è essenzialmente a somma zero. Il profitto di chi indovina l’evento è quasi identico alla perdita di chi ha puntato sul risultato opposto, al netto delle commissioni. Se gli utenti iniziano a credere che alcuni partecipanti dispongano di informazioni segrete, il mercato rischia di trasformarsi in una partita truccata.
Per molti analisti questo rappresenta il vero limite alla crescita del settore. Alcuni protagonisti della finanza immaginano scenari molto ambiziosi. Tra questi c’è Jeff Yass, cofondatore del gigante del trading Susquehanna International Group, secondo cui in futuro grandi istituzioni potrebbero utilizzare i mercati predittivi per coprirsi da rischi geopolitici o economici. Ma una prospettiva simile richiede livelli di fiducia estremamente elevati.
Proprio per questo alcune piattaforme stanno cercando di rafforzare i controlli. Kalshi ha adottato una linea particolarmente rigida contro l’insider trading e ha sospeso per due anni una persona legata allo youtuber MrBeast dopo operazioni su mercati collegati al suo canale. Anche la versione statunitense di Polymarket richiede documenti di identità ufficiali per verificare gli utenti e facilitare eventuali controlli.
Queste misure potrebbero sembrare in contrasto con la filosofia libertaria che ha caratterizzato la nascita dei mercati predittivi. Tuttavia la posta in gioco è enorme. Secondo alcune stime citate dalla stampa finanziaria, piattaforme come Polymarket e Kalshi potrebbero puntare a valutazioni vicine ai 20 miliardi di dollari nei prossimi anni. Per raggiungere queste cifre non basta la tecnologia o la crescita degli utenti. Serve soprattutto una cosa: la convinzione diffusa che il gioco non sia truccato.