Da un lato la Commissione europea striglia l’Italia, invitandola di nuovo a risanare i propri conti pubblici. Dall’altro lato, concede a Meloni la possibilità di fare più debito.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha appena incassato quella che, così come viene presentata dal governo, sarebbe una grande vittoria.
L’UE ha accolto la richiesta della premier di accordare maggiore flessibilità di bilancio contro il caro energia, permettendo così all’Italia e ad altre economie europee di fare più debito, per varare misure volte a contrastare l’impennata dei prezzi energetici.
Peccato che l’Italia sia però un Paese che si distingue proprio per un debito monstre, destinato tra l’altro a lievitare, come è stato pronosticato dalle istituzioni finanziarie più importanti, Ocse inclusa.
Più flessibilità di bilancio ergo più debito. L’UE accoglie l’appello di Meloni
L’UE ha aperto alla possibilità di estendere la clausola nazionale di salvaguardia per la difesa anche a misure concepite per affrontare la crisi energetica.
In termini pratici, ciò significa che l’Italia potrà spendere di più e fare dunque più debito.
Quanto? E’ stata la stessa Melonia sfornare la cifra, con un video pubblicato sui social, accompagnato dalla frase “L’Italia ancora una volta indica la strada all’UE”:
“La Commissione europea ha accolto la richiesta italiana di avere maggiore possibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica e questo ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani”.
Per le opposizioni nessuna vittoria: semmai, una vittoria di Pirro, come è stato commentato, con i vari partiti che hanno fatto notare subito che il sì dell’UE va a braccetto con molti no.
No, per esempio, al taglio “non mirato” delle accise sui carburanti che la stessa storia, ha ricordato Bruxelles facendo riferimento alla crisi energetica 2022-2023, ha dimostrato rivelarsi “socialmente ed economicamente inefficiente”, comportando tra l’altro “ elevati costi fiscali ”.
Il sì dell’UE è di fatto condizionato, come ha spiegato lo stesso commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, affermando che ciò che a essere stata proposta è “ una flessibilità fiscale limitata ”.
Ciò significa che la tanto agognata flessibilità non è riconosciuta per “le misure che sovvenzionano l’uso di carburanti fossili, come le riduzioni non mirate della tassazione”. Sono tollerate soltanto “misure temporanee e mirate, che non alimentino la domanda di carburanti fossili”.
La flessibilità è stata dunque riconosciuta, a condizione che l’Italia e altre economie del blocco spingano sulla transizione energetica, promuovendo la decarbonizzazione e il maggiore utilizzo delle energie rinnovabili.
I paletti non sono insomma pochi.
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Detto questo, critiche alla concessione fatta dall’UE non sono mancate.
Così su X l’economista Carlo Cottarelli:
“La clausola di salvaguardia viene ampliata dalla Commissione Europea. Che bella notizia! Lo Stato italiano si può indebitare di più di quanto pensavamo potesse fare. E in un anno elettorale! Stupendo”.
Il post ha ricevuto diversi commenti sul pericolo che l’Italia continui a puntare più sul debito che sulle riforme strutturali.
La clausola di salvaguardia viene ampliata dalla Commissione Europea. Che bella notizia! Lo Stato italiano si può indebitare di più di quanto pensavamo potesse fare. E in un anno elettorale! Stupendo.
— Carlo Cottarelli (@CottarelliCPI) June 4, 2026
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A questo punto, essenziale per l’Italia sarà il modo in cui il governo Meloni deciderà di utilizzare la flessibilità accordata.
Se quei 14 miliardi di margine fiscale aggiuntivo saranno utilizzati in linea con le raccomandazioni UE, allora il maggiore debito potrebbe essere compensato da una crescita del PIL più resiliente.
Ma l’Italia parte già da una posizione a dir poco precaria.
La stessa Commissione europea, nel pubblicare ieri le raccomandazioni del Semestre europeo, ha tirato le orecchie a Roma, ricordandole che “portare il debito pubblico su una traiettoria al ribasso sostenibile rimane la sfida chiave”.
Bruxelles ha messo inoltre in evidenza la piaga del costo del servizio del debito che, insieme agli aumenti attesi in particolare per le spese per le pensioni, è attesa continuare a pesare sulle finanze pubbliche nei prossimi anni.
Risultato: per l’Italia si parla di “ rischi elevati nel medio termine di sostenibilità fiscale ”.
E tuttavia, da un lato l’UE ha strigliato l’Italia, spronandola a continuare a risanare i conti. Dall’altro lato, la stessa ha appena consentito all’Italia di fare più debito.
Tutto questo, mentre l’Ocse, l’FMI, la stessa UE hanno già rivisto al rialzo le previsioni per il debito-PIL italiano dei prossimi anni.
E tutto questo, mentre è concreto il pericolo che l’Italia sia costretta a pagare interessi più alti, in una situazione di inflazione e di tassi destinati a salire (attesa a tal proposito per il primo rialzo dal 2023 della BCE.
Le domande sono dunque d’obbligo: è la stessa UE a scherzare con il fuoco?. E il debito dell’Italia si confermerà ancora di più una bomba a orologeria, se si considera che è già orientato a strappare il primato, in Europa, a quello della Grecia?
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