La crisi delle retribuzioni in Italia: donne e nuovi assunti i più danneggiati

Secondo un recente rapporto Istat, i nuovi assunti percepiscono una retribuzione oraria più bassa dei rapporti in essere. Preoccupano anche le differenze tra Nord e Sud e tra uomini e donne.

La crisi delle retribuzioni in Italia: donne e nuovi assunti i più danneggiati

Gli stipendi per i nuovi assunti sono sempre più bassi; anziché aumentare e adeguarsi alle oscillazioni dell’inflazione, infatti, il valore delle retribuzioni orarie si sta progressivamente riducendo a conferma delle difficoltà che sta attraversando il mercato del lavoro italiano.

Lo conferma il report Istat (che trovate in allegato alla fine dell’articolo) sulle retribuzioni orarie dei dipendenti del settore privato, realizzata utilizzando i dati contenuti ne registro annuale su retribuzioni, ore e costo del lavoro per individui e imprese (RACLI).

Come riferimento per capire qual è l’andamento degli stipendi è stato preso il triennio 2014-2016. Questa analisi, come vedremo meglio di seguito, ci porta a due considerazioni:

  • la prima è quella per cui ad un nuovo assunto nel 2016 è stata proposta una retribuzione oraria inferiore a quella percepita dai rapporti di lavoro già in essere. Nel dettaglio, in media per un nuovo impiego è stata riconosciuta una retribuzione di 9,99€ l’ora, mentre per i rapporti esistenti il valore medio è di 12,25€ l’ora;
  • la seconda riguarda la crescita delle retribuzioni nel settore privato, quasi inesistente nel triennio 2016-2018. Si è passati, infatti, da una retribuzione mediana di 11,06€ l’ora nel 2014, a 11,21€ nel 2015, valore rimasto invariato nel 2016. In tre anni la retribuzione media è cresciuta complessivamente di 15 centesimi di euro l’ora.

Insomma, il problema legato agli stipendi dei lavoratori è un aspetto che non bisogna assolutamente trascurare; probabilmente in futuro il Governo, che oggi ha preferito concentrarsi su disoccupati e pensionati, non potrà esimersi dall’approvare una nuova legge sul salario minimo in Italia.

Crescita delle retribuzioni “nulla”: le problematiche del mercato del lavoro

Il rapporto dell’Istat ci mette di fronte anche ad altre due problematiche: il gender pay gap, ossia la netta differenza tra i guadagni di donne e uomini, e la differenziazione territoriale, con i lavoratori del Sud Italia che in molti casi risultano ancora sottopagati.

Nel Sud, infatti, nel 2016 i lavoratori sottopagati sono stati più del 10% del totale; un dato che potrebbe essere persino peggiore dal momento che nella tabella Istat sono presi in considerazione solamente gli impieghi regolarmente contrattualizzati.

Differenze di retribuzioni nel territorio italiano

Anche parlando di retribuzione oraria mediana si nota una netta differenza tra Nord e Sud; basti vedere che le province dove sono state rilevate le retribuzioni più alte sono quelle di Varese, Genova, Trieste e Torino, dove ci si colloca sopra la soglia dei 12€ l’ora. Per trovare le retribuzioni mediane più basse, invece, bisogna andare nel Sud o nelle Isole: Ragusa, Benevento, Lecce, Salerno e Cosenza le province peggiori, dove al massimo si arriva ad una retribuzione mediana di 10€.

Per quanto riguarda le Regioni dove le retribuzioni orarie sono più elevate, invece, sul podio troviamo rispettivamente il la Lombardia (12,20€), il Trentino Alto-Adige (11,96€) e il Piemonte (11,80€); nelle posizioni basse, invece, troviamo Calabria (la peggiore, con 10,10€) e a parimerito Campania e Puglia (10,10€).

Differenze di retribuzioni tra sessi

Il secondo problema riguarda le donne: il 60% delle lavoratrici, infatti, percepisce una retribuzione oraria inferiore al valore mediano, mentre gli uomini “sottopagati” sono il 44%.

Nel dettaglio, a percepire una retribuzione oraria superiore ai 15€ è solamente il 17,8% delle donne, rispetto al 26,6% degli uomini. L’11,5%, invece, guadagna meno di 8€ l’ora (11,5% gli uomini).

Tra i motivi che si celano dietro a questa “disparità di trattamento” c’è quello legato al part-time, una delle formule - per ovvi motivi - preferita dalle donne che così hanno più tempo da passare con la famiglia.

Nel rapporto dell’Istat, infatti, emerge che generalmente i lavoratori assunti part-time percepiscono uno stipendio più basso rispetto agli impiegati full-time; solamente nell’industria, ad esempio, vi è una differenza di 2,56€ nella retribuzione oraria (nelle imprese con più di 250 dipendenti) percepita dai part-time e dai full-time in favore di quest’ultimi.

Nuove assunzioni: retribuzioni più basse, più part-time e tempo determinato

Come anticipato i nuovi assunti nel 2016 - 5.868.961 in totale - hanno percepito stipendi più bassi rispetto a quelle dei rapporti esistenti.

Nel 2016, infatti, per i nuovi rapporti la retribuzione oraria mediana è stata di 9,99€, il 18,4% in meno di quanto percepito dai rapporti già in essere. Questa differenza è più netta per gli uomini, che hanno percepito il 21,5% rispetto ai rapporti già in essere, che per le donne (differenza del 14,6%).

Ma non è solamente il discorso legato alle retribuzioni a preoccupare: il rapporto Istat, infatti, ci svela che c’è stata una crescita dei contratti a tempo determinato (71,9% rispetto al 2,4% degli esistenti) e dei part-time (36,1% contro i 26,2%).

Inoltre non c’è da trascurare il problema legato alle assunzioni degli Over 30, svantaggiati dal fatto che la maggior parte delle agevolazioni fiscali riguardano i giovani di età massima di 29 anni. Nel 2016, infatti, il 35% dei nuovi rapporti (rispetto al 12,2% degli esistenti) ha riguardato l’assunzione di giovani sotto i 29 anni. Scendono invece le assunzioni dei lavoratori della fascia d’età 30-49: il 48,1% rispetto al 58,8% dei rapporti in essere.

Rapporto ISTAT: I differenziali retributivi nel settore privato
Clicca qui per scaricare il report Istat e analizzare nel dettaglio i dati riferiti al periodo 2014-2016 sui differenziali retributivi nel settore privato.

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