Salari reali in Italia: perché il gap generazionale è il più alto d’Europa?

Alberto De Pasquale

01/08/2025

Oggi in Italia le paghe dei lavoratori più anziani superano di gran lunga quelle degli under 30, che però nel 1995 vantavano redditi superiori.

Salari reali in Italia: perché il gap generazionale è il più alto d’Europa?

Una premessa: tra le economie più sviluppate, l’Italia è l’unico Paese in cui i salari reali sono sostanzialmente fermi ai primi anni ‘90, a fronte di una crescita media a livello Ocse superiore al 30%.

È un dato risaputo e di cui si è discusso parecchio. Nonostante l’aumento nominale delle retribuzioni rilevato negli ultimi anni, in Italia il potere d’acquisto, a causa dell’inflazione, è di fatto fermo a oltre trent’anni fa. Ma nella stagnazione generale, che tocca da vicino tutti i lavoratori italiani, è comunque possibile fare qualche distinzione.

Perché i baby boomer battono i lavoratori più giovani?

Come segnalato da Ocse nel suo recente Employment Outlook 2025, negli ultimi trent’anni i cosiddetti baby boomer, all’incirca i lavoratori che oggi hanno tra i 55 e i 64 anni, hanno beneficiato di una crescita dei salari significativamente più sostenuta rispetto ai colleghi più giovani (tra i 25 e i 34 anni). E senza correttivi per incrementare le retribuzioni dei lavoratori under 30, sostiene sempre lo studio, si assisterà a una crescente diseguaglianza intergenerazionale. Eppure lo scarto, oggi marcato, un tempo non c’era e anzi la situazione era leggermente favorevole ai lavoratori più giovani, se si guarda al reddito familiare equivalente.

Il reddito equivalente serve per armonizzare i redditi delle famiglie che hanno diversa ampiezza e composizione. Nel 1995 il reddito familiare equivalente dei lavoratori giovani era superiore di circa l’1% rispetto a quello percepito dai lavoratori anziani. Successivamente, però, la situazione si è ribaltata a favore dei lavoratori più in là con gli anni, che hanno iniziato a godere di un reddito equivalente sensibilmente più alto di quello dei colleghi giovani. Parlando di redditi, oltre ai salari, sono considerate anche le pensioni. Molti lavoratori tra i 55 e i 64 anni hanno coniugi già pensionati e il reddito pensionistico del partner contribuisce al reddito familiare equivalente, aumentando così il divario rispetto ai giovani (che con più probabilità sono single o magari con partner che svolgono lavori precari).

Dove gli over 50 guadagnano di più in Europa?

Però anche concentrandosi sulle sole retribuzioni, la differenza resta netta. Secondo i dati Eurostat più recenti (2022), in Italia la retribuzione media oraria dei lavoratori over 50 è del 57% più alta al confronto con quella degli under 30, a un livello superiore rispetto allo scarto medio nell’Eurozona, del 55%. Il dislivello tra le retribuzioni degli over 50 e quelle degli under 30 è comunque molto più alto altrove in Europa, come per esempio nei Paesi Bassi, dove supera l’80% o in Francia e Germania, dove è sopra il 60%. Bisogna sottolineare che lo scarto retributivo dipende naturalmente anche dal tipo di contratto, per esempio a tempo determinato o indeterminato (più diffuso tra i lavoratori over 50 e che tendenzialmente garantisce retribuzioni superiori) e dagli scatti di anzianità. Nel caso dei Paesi Bassi (e in parte della Germania) l’ampio divario si spiega anche con lo stretto legame tra scuola e lavoro, che consente ai ragazzi di fare le prime esperienze lavorative in età molto precoce e quindi anche a paghe basse.

Divario tra le retribuzioni dei lavoratori Over 50 rispetto agli Under 30

  1. Paesi Bassi: +80,2%
  2. Belgio: +72,9%
  3. Francia: +64,5%
  4. Germania: +62,7%
  5. Italia: +57,0%
  6. Eurozona: +55,0%
  7. Spagna +41,3%

Sempre a livello Ocse, l’Italia è l’unico dei paesi membri a non aver recuperato il confronto con gli anni della pandemia: i salari reali del 2025 risultano ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021. Nonostante una crescita nominale dei salari del 2,6% prevista nel 2025 e del 2,2% per il 2026, in termini reali le retribuzioni beneficeranno di un incremento molto più modesto, perché gran parte della crescita sarà annullata dall’inflazione.