Cosa ha fatto Matteo Renzi quando è stato al governo

Alessandro Cipolla

12 Agosto 2022 - 16:23

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Matteo Renzi sarà uno dei prorogasti di queste elezioni politiche: ma cosa ha fatto il leader di Italia Viva quando per mille giorni è stato presidente del Consiglio?

Cosa ha fatto Matteo Renzi quando è stato al governo

Matteo Renzi sarà in campo alle prossime elezioni politiche del 25 settembre, anche se avrà una posizione defilata visto che il ruolo di leader della lista unitaria Azione-Italia Viva è stato lasciato al rampante Carlo Calenda.

Dopo la scissione dal Partito Democratico, Renzi a lungo ha lavorato per la costruzione del cosiddetto terzo polo, trovando poi in Calenda e Pizzarotti i compagni di viaggio per questa lista che alle elezioni avrà come stella polare “l’agenda Draghi”.

Matteo Renzi dopo aver mosso i suoi primi passi politici prima nel Partito Popolare e poi nella Margherita, è stato probabilmente il politico più importante della storia del Partito Democratico: ex presidente della Provincia di Firenze ed ex sindaco del capoluogo toscano, dal febbraio 2014 al dicembre 2016 ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio. Inoltre è stato segretario dem dal dicembre 2013 al febbraio 2017 e dal maggio sempre del 2017 al marzo 2018.

Anche se ultimamente viene indicato in declino, il senatore di Rignano senza dubbio ha cambiato il modo di fare politica in Italia, tanto che è stato coniato anche il termine “renzismo” per indicare il suo particolare modo di fare.

Ma cosa ha fatto Matteo Renzi durante i circa mille giorni del suo governo? Vediamo quali sono state le principali misure approvate dal suo esecutivo che in buona parte sono state rivendicate anche nel programma di governo di Italia Viva per le elezioni politiche 2022.

Cosa ha fatto Renzi quando è stato presidente del Consiglio

Nei quasi tre anni in cui è stato presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha guidato una maggioranza composta oltre che dal Partito Democratico anche da Scelta Civica, Nuovo Centrodestra, Udc e Partito Socialista Italiano.

Poco prima di insediarsi a Palazzo Chigi il 22 febbraio 2014, nel dicembre del 2013 Renzi ha vinto le primarie per la segreteria del Pd per poi siglare a gennaio il controverso Patto del Nazareno con Silvio Berlusconi, un impegno per cercare di riformare insieme il Paese. Poche settimane più tardi ecco che è arrivato il celebre tweet “Enrico stai sereno”, con Letta che poco dopo non ha potuto fare altro che cedergli la guida del governo.

La prima misura che Matteo Renzi ha realizzato è stata anche una delle sue più famose: il famoso bonus da 80 euro per 11 milioni di italiani che guadagnano meno di 1.500 euro al mese, una misura che che ha dato la spinta decisiva al Partito Democratico per raggiungere alle europee di quel maggio il 40%, un record per i dem.

In quel periodo però sono state gettate le basi anche per due riforme simbolo della stagione del renzismo: il Jobs Act per regolamentare il mercato del lavoro e l’Italicum, una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e ballottaggio se nessuna lista avesse raggiunto il 37%.

Sempre nei primi mesi del suo governo è riuscito ad approvare la storica legge sulle unioni civili e quella sul divorzio breve, mentre sul piano fiscale c’è stato il taglio dell’Irap e dell’Ires mentre è stata cancellata l’Imu e abolita Equitalia, sostituita comunque quest’ultima con Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Per i diciottenni sono arrivati i 500 euro del bonus Cultura mentre per le famiglie 960 euro con il bonus Bebè. Poi tra i provvedimenti più importanti c’è stato il piano Industria 4.0 e la controversa Buona Scuola, una riforma che anche Renzi ha ammesso che “non ha funzionato”.

Alla fine però a Matteo Renzi non è riuscito il colpo grosso: al referendum costituzionale del dicembre 2016 da lui voluto, i No hanno vinto con il 59% dei voti con l’attuale leader di Italia Viva che di conseguenza ha rassegnato le dimissioni senza però lasciare la politica come aveva promesso.

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