Coronavirus, smog in calo su Nord Italia: è davvero merito del Covid-19?

Meno inquinamento ’grazie’ al coronavirus: le foto dal satellite mostrano la situazione smog nel Nord Italia prima e dopo l’epidemia. Ma forse non è merito del virus...

Coronavirus, smog in calo su Nord Italia: è davvero merito del Covid-19?

Il coronavirus ha provocato disagi in diversi ambiti del quotidiano, eppure c’è chi vi ha trovato un lato positivo, se così possiamo dire. Il blocco o la riduzione delle attività, degli spostamenti e della produzione industriale avvenuto prima in Cina e poi anche in altri Paesi (tra cui l’Italia), potrebbe aver portato a una consistente diminuzione dell’inquinamento e delle emissioni responsabili del riscaldamento globale.

Nel Nord Italia, dopo quasi un mese di restrizioni, si è registrato un calo dello smog: si è constatata infatti una riduzione consistente dei livelli di biossido di azoto (NO2).

Ma è tutto merito del blocco delle attività umane se in Italia si respira un’aria più pulita? È certamente vero che la riduzione di inquinamento registrato dipende in parte dal rallentamento dell’economia in questo periodo di emergenza Covid-19, ma vi sono altri fattori che ad oggi hanno inciso sulla qualità dell’aria in Italia: la pioggia e il vento.

Coronavirus e smog: dal satellite le immagini del prima e dopo

Le restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus hanno fatto registrare nel Nord Italia un calo considerevole dell’inquinamento. Il ridimensionamento delle attività industriali e degli spostamenti con i mezzi di trasporto ha portato a un abbassamento dei livelli di biossido di azoto, un marcatore dell’inquinamento.

A darne prova sono alcune immagini del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, coordinato da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Santiago Gassò, ricercatore dell’Università di Washington e della Nasa, ha pubblicato su Twitter gli scatti che mettono a confronto gli scenari del 14 febbraio e dell’8 marzo, ovvero il prima e il dopo il blocco imposto dal coronavirus. Nelle prime foto si può notare una densa nuvola di colore rosso scuro, che rappresenta la concentrazione di No2, che si attenua visibilmente nelle seconde immagini.

A bordo del Sentinel 5, i sensori Tropomi (Tropospheric Monitoring Instrument), hanno dunque rilevato questa progressiva riduzione di biossido di azoto, un gas molto dannoso che viene rilasciato dai combustibili fossili, emessi soprattutto dal traffico dei veicoli a motore, dagli impianti energetici e dalle strutture industriali. In realtà, i primi effetti positivi sulle emissioni nocive in Italia si erano registrati da fine febbraio: si era osservato infatti una consistente riduzione delle polveri PM10 e PM 2.5.

Il calo dello smog è merito del meteo

Non è tutto oro quello che luccica. Seppure si sia registrato un calo dell’inquinamento a beneficio di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per il momento il blocco del coronavirus non ha avuto un impatto molto significativo sullo smog nella pianura padana o nel Veneto. Da alcuni giorni si può respirare un’aria più pulita al nord, ma questo è dovuto soprattutto ai fattori meteo climatici.

L’ARPA Lombardia, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, a cui fanno eco altre agenzie ambientali regionali di Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, hanno rilevato in questi giorni una leggera tendenza al calo dello smog, ma dovuto soprattutto ai fattori meteorologici.

L’azione del vento di maestrale o della pioggia sono stati i due principali fattori efficaci contro gli elementi inquinanti accumulati nell’aria in Italia settentrionale. La pioggia infatti ha portato a terra le polveri fini, gli ossidi di azoto e l’ammoniaca; mentre il vento dei giorni successivi ha disperso la contaminazione. Certo, non si può negare che i vincoli sanitari alle attività dell’uomo stiano contribuendo positivamente a ripulire l’aria della zona padana, eppure i nasi elettronici delle centraline che rilevano l’inquinamento non stanno ancora riuscendo a registrarlo.

Per avere dati più chiari rispetto all’impatto del blocco imposto dal coronavirus sull’inquinamento bisogna aspettare ancora. Secondo gli esperti, per leggere il dato in modo depurato rispetto agli effetti climatici dovrebbe presentarsi per diversi giorni un’omogeneità meteorologica, ovvero non dovrebbero esserci cambiamenti del tempo.

Coronavirus: gli effetti sull’inquinamento in Cina

Anche dalla Cina giungono buone notizie sulla riduzione dell’inquinamento. Le mappe elaborate dalla NASA hanno riportato dati evidenti che riguardano sia la Cina intera che la città di Wuhan nello specifico. Le concentrazioni di NO2 hanno subito un calo, passando da valori di oltre 500 umol/m3 nel periodo 1-20 gennaio a meno di 100-150 umol/m3 dal 10 al 25 febbraio.

I dati sono stati raccolti sia dai TROPOMI del satellite Sentinel-5 dell’ESA, sia dallo strumento Ozone Monitoring Instrument ( OMI ) a bordo del satellite Aura della NASA. Fei Liu, ricercatore della qualità dell’aria presso il Goddard Space Flight Center della NASA, ha dichiarato: “Questa è la prima volta che vedo un calo così drammatico su un’area così ampia per un evento specifico”.

Riduzione consistente anche per le emissioni serra. A incidere su questo dato è il calo dal 15 al 40% delle attività industriali e dei trasporti, compresa la riduzione di circa il 70% dei voli da e per la Cina. In poche parole, nell’arco di due settimane le emissioni serra sono scese di 100 milioni di tonnellate.

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