Coronavirus: Johnson teme il peggio e ordina la quarantena. Ma non per tutti

Coronavirus in Regno Unito: Johnson sembra temere il peggio e ordina la quarantena. Non per tutti i cittadini però. Le misure adottate appaiono ancora poco restrittive, mentre contagiati e morti crescono velocemente.

Coronavirus: Johnson teme il peggio e ordina la quarantena. Ma non per tutti

Coronavirus: fine settimana frenetico per il Regno Unito. Ora Boris Johnson alza l’allerta e ordina la quarantena. Non per tutta la popolazione, ma il tono del primo ministro è apparso più allarmato e severo nei confronti della nazione.

Il premier ha affermato che il Governo potrebbe essere costretto ad adottare metodi più rigorosi per far rispettare il distanziamento sociale e prenderà in considerazione nuove opzioni nelle prossime ore.

Il rischio è il blocco totale - quello che altri Paesi già stanno adottando da settimane - visto che gli inglesi hanno continuato a ignorare gran parte degli inviti a tenersi a distanza e a restare in casa nel fine settimana.

Il coronavirus nel Regno Unito si sta diffondendo con ritmi sempre più elevati. Il numero di casi confermati di Covid-19 ha raggiunto 5.683, con almeno 281 deceduti.

Coronavirus Regno Unito: ora Johnson ordina la quarantena

Nuove misure contro l’epidemia in Regno Unito. Il Paese è ancora lontano dall’adozione di provvedimenti severi come Italia, Spagna o Germania, ma ora il premier comincia a muoversi verso una strategia più restrittiva.

L’ultima decisione riguarda le persone più vulnerabili ed anziani: saranno messi in quarantena 1,5 milioni di cittadini con età superiore ai 70 anni, oltre a donne in gravidanza e tutti gli inglesi con condizioni di salute instabili.

L’ordine è tassativo e durerà per almeno 12 settimane. I diretti interessati saranno informati ufficialmente attraverso lettere recapitate in casa. Verranno inoltre garantiti i servizi di assistenza di base a domicilio a chi vive solo o è in difficoltà.

Johonson ha parlato di sacrifici e sforzi che la nazione deve assumere in questo momento. Il suo invito a rispettare il distanziamento sociale e a limitare le uscite e l’uso di mezzi pubblici è stato accorato. Tuttavia, non disposto per legge.

Londra, tra l’altro, sta soffrendo più delle altre città per la crescita esponenziale del numero dei casi di positività. Il 40% dei contagiati dell’intera nazione si trovano qui. Il sindaco della capitale ha allarmato la popolazione dicendo: “sono abbastanza chiaro. Se non manteniamo la distanza sociale, le persone moriranno.”

Perché Johnson teme il peggio

Il primo ministro britannico sembra più spaventato e consapevole della gravità dell’epidemia rispetto all’inizio del mese.

Nonostante la preoccupazione, però, le sue non sono ancora misure drastiche. Johnson pare stia evitando il più possibile il lockdown totale in vigore in molti Stati.

Eppure, gli scenari non sono affatto rincuoranti per il Regno Unito. Lo sa bene proprio il premier, che ha affermato quanto il sistema sanitario nazionale rischi di non reggere numeri come quelli italiani.

Elogiando le strutture ospedaliere del nostro Paese, Johnson ha sottolineato, nemmeno troppo velatamente, che il Regno Unito potrebbe non farcela a garantire le cure per tutti i contagiati.

Il sistema inglese è più fragile e la corsa a rafforzare le risorse sanitarie è già in atto. I ventilatori disponibili sono ora 12.000, il doppio della dotazione iniziale.

Ma il dubbio sull’efficacia delle misure di Johnson contro il coronavirus resta. Soprattutto ora che anche il primo ministro teme il peggio.

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